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Ayurveda e sessualità

Atreya Smith ci spiega la visione della sessualità nella tradizione indiana

di Emina Cevro Vukovic

illustrazione di Luca Gelosa

 

Negli “Yoga Sutra” Patañjali enumera tra gli yama, i precetti morali alla base del cammino yogico, brahmachar­ya (letteralmente “essere maestri di se stessi in Brahman”): termine interpretato come “continenza” e “ca­stità”. Mentre alcune scuole yoga tantriche incoraggiano l’espressione della sessualità come mezzo per raggiungere uno stato allargato di coscienza, molte scuole yoga classiche suggeriscono di regolare la sessualità, alcune al punto di suggerire il celibato.

Atreya Smith, direttore del l’E.I.V.S. (European Institute of Vedic Studies, atreya.com), si direbbe avere come missione rendere la medicina tradizionale indiana comprensibile e applicabile agli occidentali. Lo abbiamo incontrato a Milano, presso Ayurvedic Point (ayurvedicpoint.it), dove ha tenuto un lungo seminario su “Sessualità e Ayurveda”, per capire, grazie alla sua mediazione culturale, il punto di vista sulla sessualità della millenaria tradizione indiana.

 

Qual è la visione indiana della sessualità?

Per l’Ayurveda, la medicina tradizionale indiana, non esistono regole uguali per tutti, lo stile di vita corretto, sessualità compresa, dipende dalle condizioni esterne e dalla costituzione individuale, dalla professione, dalle fasi della vita. L’Ayurveda ha una serie di regole, per gli uomini e per le donne, che riguardano tutti gli aspetti della vita. Una grande sezione è dedicata alla sessualità perché è una parte molto importante dell’esistenza umana. L’Ayurveda è il fondamento di quello che oggi potremmo chiamare il social health system dell’India, il suo proposito è la salute della popolazione. Per cui le regole che troviamo nei testi classici sono molto generiche, essendo strumenti di orientamento per la popolazione in generale. Per esempio, indicano quante volte si può avere un rapporto sessuale durante la stagione calda (in India la temperatura può raggiungere i 40°C). Anche queste regole sono state scritte per una popolazione che viveva migliaia di anni fa. Quello che propongo è di guardare in profondità nell’anatomia e nella fisiologia della sessualità e in termini ayurvedici questo significa guardare il funzionamento dei dosha (“forze vitali, costituzioni”) nei dathu (“tessuti corporei”) e il sistema degli shroda (“canali di circolazione all’interno del corpo). Quindi, studiare i cinque tipi di vayu (“soffi vitali”) e come entrano in relazione con la sessualità negli uomini e nelle donne. Ci sono ovvie differenze tra uomini e donne, ma ci sono differenze molti importanti anche nel funzionamento dei vayu. Siamo abituati a guardare alla sessualità da un’ottica puramente genitale o puramente psicologica (dal punto di vista dei condizionamenti psicologici differenti per uomo e donna), ma guardando il ruolo del dosha Vata e dei vayu nel corpo siamo in grado di comprendere chiaramente le differenze tra uomo e donna. La medicina occidentale guarda alla sessualità esaminando il livello degli ormoni, la qualità dello sperma, la salute degli organi, guarda pezzi del corpo. L’Ayurveda è una medicina delle funzioni; ha creato il concetto di questi tre manager, i tre dosha, che sono i responsabili del controllo delle funzioni del corpo.

 

L’Ayurveda affronta la sessualità prima dal punto di vista funzionale e poi psicologico?

No, anche usare il termine psicosomatico è sbagliato. Noi siamo un tutt’uno. Per fare una metafora: non è che c’è il corpo su un tavolo e la mente su una sedia e qualche volta si incontrano. Siamo un’unica entità. L’Ayurveda non separa mai il corpo dalla mente. Certo, studiamo differenti funzioni del corpo e differenti funzioni della mente, ma nella “Charaka Samhita”, per esempio si dice che l’anima è integrata nello sperma e la psicologia è studiata nel capitolo della fisiologia. L’Ayurveda è una forma integrata di medicina.

 

Dunque regole diverse, anche per la sessualità, in base al contesto storico, sociale, alla costituzione personale, alla stagione dell’anno, alle stagioni della vita?

Perché queste distinzioni? Facciamoci questa domanda: perché? Per proteggere la salute della popolazione. Quello che dobbiamo fare oggi, se vogliamo usare l’Ayurveda in modo pratico e utile, è ripensare le regole per il contesto attuale. Questo è un principio che si ritrova nella “Charaka Samhita”. I testi classici dicono, per esempio, che se nel terreno dove abiti non trovi le erbe suggerite devi usare le erbe del tuo territorio che abbiano le stesse qualità. Prendere le regole dai libri antichi, così come sono, è una volgarizzazione dell’Ayurveda.

 

Per noi europei quali regole?

Nell’Ayurveda un concetto base è che se pratichiamo troppa attività sessuale indeboliamo la nostra vitalità, l’ojas del nostro corpo. C’è però molta incomprensione sulla relazione tra ojas e far l’amore, quello che c’è scritto nei testi, e di cui nessuno parla, è che uno dei modi di aumentare ojas è l’amore. Per cui se una persona ha un’attività sessuale con una persona che non ama, sì ridurrà la propria vitalità e potenzialmente la sua salute, ma non se è in una relazione di amore.

 

Qual è la relazione tra prana e sessualità?

Noi assumiamo energia attraverso l’aria, il sole, il cibo, l’acqua. Il corpo metabolizza i nutrienti grossolani, ma anche ciò che dà energia agli organi riproduttivi. Il prana inutilizzato viene immagazzinato ed è chiamato ojas. Poiché il prana non può essere fissato nei tessuti senza acqua, il corpo metabolizza il cibo creando una sostanza che ha qualità liquida e che contiene prana. Se si vuole un’attività sessuale quotidiana, si deve trovare un modo per rimpiazzare l’energia di riserva (ojas) perché l’attività sessuale lo dissipa. Ojas non risiede in un luogo specifico del corpo, è ovunque ed è la forza dei tessuti (bala), ed è grazie a ojas che i tessuti resistono alle malattie. Quando indugiamo troppo nell’attività sessuale questa forza (bala) si indebolisce e ci ammaliamo. Se abbiamo una buona resistenza nutrita da ojas, resistiamo alle malattie e, anche se entriamo in contatto con virus o batteri, non hanno effetto su di noi. Questo è il motivo per cui alcune persone devono ridurre la loro attività sessuale.

 

Dalla sua esperienza quali sono i problemi riguardanti la sfera sessuale più diffusi tra gli europei?

Il 60% dei miei pazienti sono donne e i problemi maggiormente segnalati sono quelli associati con la pre-menopausa e la menopausa, e tra questi, nello specifico, la mancanza di desiderio sessuale. Questo probabilmente è il problema numero uno. Il problema numero due è l’infiammazione della prostata che provoca negli uomini disturbi urinari, ma anche problemi di funzionalità. Questi sono i più comuni.

Tutti riceviamo piacere dal sesso, tutti lo pratichiamo, ma non ne parliamo liberamente. Le persone dovreb­bero essere felici e se ci sono aree della vita di cui non parliamo, aree dove ci sono questi problemi, dobbiamo discuterne. Se incontriamo difficoltà ci possiamo aiutare l’un l’altro per provare maggiore piacere, non tanto in termini di quantità ma di qualità.

 

Al di là dei rimedi specifici, quali sono le indicazioni per prevenire questi problemi?

Il punto di vista dell’Ayurveda è che se la propria costituzione (dosha) è in equilibrio la menopausa non provoca problemi, ma se una donna ha uno squilibrio precedente la menopausa, quello che in medicina ayurvedica si dice uno sbilanciamento dei dosha, nella menopausa ci possono essere dei forti sintomi, e uno di questi può essere la mancanza di desiderio sessuale. Nella menopausa c’è un cambiamento di ormoni, ma c’è anche un cambiamento di dosha. Pitta, che è dominante nella vita adulta di una donna, diminuisce e diventa predominante Vata. Pitta cerca di resistere al nuovo dominio di Vata, che cerca di spingere Pitta fuori dal corpo e questo spiega le vampate, i sudori, tutti sintomi del calore di Pitta che cerca di resistere. Quindi innanzitutto per prevenire questi problemi bisognerebbe arrivare alla menopausa in equilibrio. Se questo non è il caso serve eliminare tutti le sostanza stimolanti (come caffè, cioccolata, alcool) che aggravano i sintomi della menopausa.

 

Serve una dieta leggera?

Dipende dalle costituzioni, soprattutto se una persona è vegetariana o vegana, l’assunzione di alcuni oli vegetali come l’olio di enotera, di borragine o l’olio di semi di lino o di sesamo che supportano il cambiamento ormonale. Eliminare dalla dieta gli oli sarebbe un grossissimo errore. Serve rimanere ben idratate, punto numero uno, ma anche ricordare che gli ormoni e gli steroidi vengono prodotti dal colesterolo, il corpo ha bisogno di grassi. Se non si mangiano grassi animali bisogna esser sicuri di assumere una sufficiente quantità di oli vegetali, il migliore è quello di borraggine.

 

Riguardo alla pratica yoga per una donna ci sono suggerimenti specifici?

Durante il periodo della vita adulta, è indicata una pratica di yoga attiva. In premenopausa e menopausa è indicata una pratica più dolce, con asana mantenute a lungo. In questo stadio il pranayama diventa molto importante. Nadhi Sodhana, il respiro a narici alternate, fatto per quindici minuti tre volte al giorno supporta egregiamente Vata.

 

Cosa possono fare gli uomini per prevenire l’infiammazione alla prostata?

Avere un miglior stile di vita. L’infiammazione è dovuta alla mancanza di esercizio fisico, a una dieta tropo ricca, all’accumulo di tossine. Gli uomini che non si prendono cura di se stessi a trent’anni facilmente andranno incontro a problemi a cinquanta.

 

Non crede che i problemi sessuali siano anche di origine socio-culturale?

In pubblicità, per vendere qualsiasi cosa, si usa il corpo di una donna. Si usa il sesso per i soldi. La società è dominata dall’avidità. A questo si aggiunge l’imprinting della religione secondo cui la donna o è una vergine madre o è una prostituta. Da una parte le immagini della pubblicità, dall’altra le immagini della chiesa. Dove sono le vere madri, le donne normali? La sessualità disgiunta da una relazione affettiva degrada la donna e pure l’uomo. Stiamo idolatrando modelli sbagliati.

 

 Intervista di Luglio/Agosto 2011

Dosha

In Ayurveda, i tre elementi della costituzione di ogni individuo, presenti in percentuali diverse.

VATA: elemento aria; legato a sistema nervoso, respiro e mobilità.

PITTA: elemento fuoco; legato a calore corporeo e metabolismo.

KAPHA: elemento acqua/terra; legato ad acqua, forza e massa.

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