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T. Krishnamacharya

L'uomo che ha creato, o almeno influenzato, il tipo di yoga incentrato sul fisico che viene oggi praticato in america, Europa occidentale e Asia non ha nemmeno mai messo piede in Occidente. All'inizio degli anni '30, Tirumalai Krishnamacharya si fece promotore delle asana decantandone la bellezza e i benefici. (In una sua biografia, Krishnamacharya afferma che la pratica delle asana era talmente sconosciuta in India che dovette recarsi in Tibet per trovare un guru che gliele insegnasse). Ovviamente, come per tutti gli yogi che si rispettino, la sua formazione iniziò dallo Yoga Sutra di Patanjali. Quando cominciò a prendere lezioni dal padre, nel 1893, aveva solo cinque anni.

Nessuno conosce precisamente il percorso yoga compiuto da Krishnamacharya, nemmeno la sua famiglia. La sua vita resta contornata da un alone di mistero, come una leggenda, un mito, disseminata di contraddizioni. Ciononostante, Krishnamacharya è visto come il padre incontestato dell'hatha yoga dei nostri giorni. La maggior parte della tradizione spirituale indiana è stata tramandata di guru in discepolo e quindi è comprensibile che gli  hatha yogi che insegnavano le posizioni fisiche ci tenessero a perpetuare un simile lignaggio. Ma, a quanto pare, non ci si trova in presenza di tale lignaggio. Che si sia sviluppato dallo Yogarahasya, un antico testo andato perso che gli apparve in sogno, o dallo Yoga Korunta, un manoscritto su foglie di palma probabilmente distrutto dalle formiche, o da un miscuglio di asana, pranayama, lotta indiana e ginnastica britannica, lo yoga di Krishnamacharya incarna in modo unico nel suo genere una tradizione ricca e in continua evoluzione i cui principi fondamentali sono sempre rimasti saldi e chiari fin dai tempi delle Upanishad.

Krishnamacharya sembra comunque essere stato influenzato da un antico testo yoga. Recentemente, nella biblioteca privata del Maharaja di Mysore, dove Krishnamacharya visse e insegnò, è stato rinvenuto il Sritattvanidhi. Il trattato risale agli inizi del XIX secolo e costituisce l'unico manuale interamente consacrato al lato fisico dello yoga. Non contiene tecniche di respirazione, né bandha o mudra, né tantomeno parla di chakra da aprire o di rituali di purificazione da eseguire. Con le sue 122 posizioni illustrate e nominate, il Sritattvanidhi amplia il repertorio includendo posizioni che noi tutti adoriamo come verticali, bilance per le braccia, posizioni ashtangi piede dietro la testa e sospensioni con corda, e fornisce la prova che gli yogi stanno cercando, e cioè che lo sviluppo e l'ampliamento delle asana risalgono ad un periodo anteriore al XX secolo. Tale sviluppo andò ben oltre le asana tradizionali. Secondo Norman Sjoman, studioso di sanscrito ed autore di La Tradizione Yoga del Palazzo di Mysore (Adhinav, 1999), il Sritattvanidhi potrebbe aver abbondantemente attinto ad una serie variegata di movimenti riconducibili alla ginnastica, a esercizi di lotta, flessioni, trucchi della fune e asana. Sjoman ritiene che tale eclettismo abbia ispirato e plasmato gli insegnamenti di Krishnamacharya.

L'opera di Krishnamacharya ebbe inizio agli inizi degli anni '30, quando ricevette il sostegno economico del Maharaja di Mysore, avvicinatosi allo yoga proprio per il suo cattivo stato di salute. Krishnamacharya teneva le sue lezioni nella palestra del Sanskrit College. L'obiettivo era quello di iniziare al potere dello yoga il maggior numero di studenti possibile. 

Come molti seguaci dello yoga di oggi, anche i discepoli di Krishnamacharya, quasi tutti dotati di un fisico forte e sano, atleti e uomini, erano più interessati a migliorare la loro forza e la loro forma e a compiere imprese quasi impossibili, che alla dimensione spirituale della pratica. Krishnamacharya creò così delle sequenze che si concentravano sull'atletismo, integrando così il potere della respirazione e l'elemento della meditazione ad un flusso dinamico di posizioni chiamate vinyasa, e questo con l'aiuto di tutti i principi e le discipline che aveva a disposizione. Per alimentare la concentrazione e stimolare l'interesse dei suoi discepoli, Krishnamacharya mise a punto sequenze sempre più complesse che permettevano ai discepoli di passare ad un livello superiore una volta acquisita la completa padronanza del precedente. 

Una volta sviluppate e perfezionate queste sequenze,  Krishnamacharya cominciò a presentarle al pubblico. Con i suoi discepoli, dava dismostrazioni delle asana catturando l'attenzione degli spettatori di tutta l'India. Comprese che il suo pubblico si differenziava in varie categorie e adattò di conseguenza il suo messaggio yoga ai diversi valori e stili di vita, proprio come fanno oggi i maestri di yoga.

Durante i suoi anni trascorsi a Mysore, tre discepoli in particolare si distinsero: Pattabhi Jois, che continuò a sviluppare la scuola di Ashtanga vinyasa yoga, Indra Devi che in America divenne famosa come la "First Lady dello Yoga", e B.K.S. Iyengar, che creò una sua corrente di asana, conosciuta per l'attenzione che consacra all'allineamento del corpo e per il suo ampio uso dei sostegni. 

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