saggezza

testi


torna all'elenco   stampa   TAF   commenti leggi i commenti

Lo yoga sutra di Patanjali

Patanjali riteneva che fosse possibile raggiungere la liberazione finale solo attraverso l'aiuto di un guru, perciò gli aforismi che costituiscono il trattato noto come Yoga Sutra di Patanjali non possono essere considerati come una guida fai da te. Il loro scopo è quello di assistere il guru nei suoi insegnamenti.

Come i seguaci della Samkhya prima di lui, Patanjali abbracciava una visione dualistica dell'esistenza. Da un lato c'è purusha, l'onnipresente, l'onniscente consapevolezza eterea, costituita da innumerevoli Atman che osservano il cosmo spiegarsi davanti a loro. Maschio, informe e non manifesto, Purusha non è legato a niente, immobile, ma dilagante, vede e conosce tutto. Dall'altro lato, Prakriti è l'incarnazione della natura. Femmina, visibile e dinamica, prakriti è in continuo movimento, crea e cambia tutto. È tutto ciò di manifesto che esiste al mondo. Esiste unicamente per servire purusha, è inconscia e priva di sensi. La natura esisteva, secondo Patanjali e i filosofi della Samkhya, attraverso la complessa interazione dei tre guna, sattva, rajas e tamas, che erano aspetti visibili del suo carattere. Come nel Bhagavad Gita, Patanjali associava questi guna a specifiche caratteristiche umane. Quando l'elemento sattva si manifestava, secondo questa filosofia, l'energia era leggera, limpida e gioiosa. Quando era rajas a prevalere, vi erano sentimenti appassionati, desideri e persino avidità e attaccamento ai piaceri terreni. Quando era tamas a prevalere, l'energia era lenta, opprimente e densa e poteva legare ad una vita contrassegnata dall'ignavia e dall'avvilimento.

Come i filosofi Samkhya, Patanjali riteneva che la sofferenza venisse dall'attaccamento degli esseri umani ai fenomeni esteriori, dall'attaccamento alle conseguenze delle loro azioni o dal fatto che i loro desideri (tutti i dovrei, vorrei e mi servirebbe) li allontanavano dal raggiungimento di una più elevata consapevolezza. Patanjali riteneva che il conflitto per il dominio fra i tre guna stesse al centro della sofferenza umana. Come il Bhagavad Gita, e diametralmente all'opposto del concetto di rinuncia della Samkhya, Patanjali diceva che solo il duro lavoro (karma yoga) e la profonda meditazione (jnana yoga) potevano liberare l'uomo dalle sue sofferenze e condurlo alla liberazione. In realtà, solo attraverso la rigida osservanza degli otto cammini dello yoga (ashtanga yoga) uno yogi poteva governare i guna e ricostituire il loro equilibrio originario, di quando esistevano nella natura primordiale. Infine, Patanjali diceva che allentando i legami con il mondo reale, uno yogi poteva far brillare la qualità trascendentale di purusha attraverso il suo Sé. 

Anche se gli yogi rifiutarono completamente il dualismo di Patanjali, essi continuarono a servirsi e a sviluppare gli otto cammini del suo yoga. Questa combinazione di pratiche funge ancora da modello di vita e come mezzo per raggiungere l'illuminazione, anche se i maestri dei nostri giorni non ritengono più che si debbano padroneggiare i cammini in successione.

torna all'elenco   stampa   TAF   commenti leggi i commenti



YOGA DIRECTORY 2011 - Guida alle Scuole di Yoga d'Italia

YOGA MAP - La mappa delle scuole di yoga in Italia

yoga journal su facebook

Esplora i tuoi sensi e scopri se sei una tigre dell'energia sensibile!

cerca la posizione

dove
praticare

vieni a scoprire le principali scuole di Yoga della
tua città

ayurveda test

Di che dosha sei?

Secondo l'Ayurveda ognuno di noi nasce con una "costituzione" individuale basata su un particolare rapporto tra i dosha Vata, Pitta e Kapha.

Compila il test

yoga facile in un mondo difficile

lettere alla redazione

dialoga con la nostra redazione e inviaci le tue lettere.

» scrivi alla redazione