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ADDIO A CARLO PATRIAN

 

 

 

Il pioniere dello yoga
 
Il Direttore di Yoga Journal incontra Carlo Patrian: un grande maestro illuminato, un mito per intere generazioni di insegnanti
 
di Guido Gabrielli

Immaginatevi nel 1945, quando lo yoga era considerato “roba da suonati”. Comincia da qui la storia del maestro Carlo Patrian, allora sedicenne, che avrebbe cresciuto nel corso dei successivi sessant’anni generazioni di insegnanti e allievi: il pioniere dello yoga in Italia.


Trascorre l’adolescenza a studiare e praticare sui testi, senza un insegnante diretto: «Studiavo sui libri di Ramacharaka – mi dice - salvo in seguito scoprire che era americano». Più tardi si divide tra il lavoro di impiegato presso le Acciaierie Ferriere Lombarde Falck e l’insegnamento e la pratica; ma verso la metà degli anni ‘50 «lasciai il posto fisso per aprire un centro yoga. Mi guardavano come un matto, però mi portavano anche rispetto per la scelta». Quindi tanta scuola, dedizione, lunghi soggiorni in India,  Shivananda Ashram a Rishikesh e Santacruz a Mumbay, e un lungo sodalizio con la Divine Life Society, fino ad arrivare a promuovere l’incontro fra Papa Paolo VI e Swami Chidananda.


ll lungo cammino si interrompe bruscamente qualche anno fa. Due ictus cerebrali nel 2005, il secondo subito dopo avere organizzato un workshop con Swami Karthikeyan, lo bloccano su una sedia a rotelle, con un uso degli arti molto limitato. Vive attualmente presso una casa di cura a Milano.

Ricordi luminosi
A volte fatica a parlare e a concentrarsi, ma quando gli chiedo se pratica yoga, si illumina: «Medito continuamente, mentre sono a letto, quando scendo, mentre mangio». Quindi si intrattiene con gli amici convalescenti e i medici, che gli chiedono come si pratica yoga. «Acquisendo la presenza di Dio - risponde - la presenza di Dio».


Ha un modo di parlare lento, ogni tanto si perde e si incanta, gli occhi appaiono commossi. È consapevole del suo destino beffardo: «Mi dicono, ma tu che hai praticato tanto yoga, perché sei qui? Io penso sia difficile trovare il proprio limite. La mente gioca brutti scherzi». Il solito grande mistero dello yoga e della vita: i propri limiti, anche per un maestro come lui.


Giorgo Furlan, direttore dell’Accademia Yoga di Roma (fra le più antiche scuole in Italia), e a detta di Patrian «il più indiano di tutti», ha frequentato la sua scuola verso la fine degli anni ‘50: «Venivo in treno da Verona per incontrarlo – mi racconta - Ha vissuto un’intera vita al servizio degli altri, arrivando a trascurarsi. Ha portato avanti la scuola, allevato le sue nipoti, approfondito lo studio, tutto da solo. Dedito all’organizzazione di incontri ed eventi, con puntualità ma sempre tutto da solo».


Amici ed ex allievi si raccolgono ogni settimana attorno a lui, lo assistono, gli portano notizie e saluti da tutti coloro che lo hanno conosciuto. Ha anche ricevuto la visita di Yoga Swarupananda, vice-presidente della Divine Life Society di Rishikesh, e quando lo racconta si emoziona: «Uno come lui è venuto dall’India a trovare uno come me, su questa carrozzina», e gli sfugge qualche lacrima…
 
Eclettismo
«È sempre stata una persona schiva - ci dice l’insegnante Beatrice Calcagno - Asciutto, dedito allo yoga, senza chiedere mai. A volte, troppo spesso, non si faceva neanche pagare. Poco concedeva alla vita privata. Ti motivava nella tua ricerca, ti ascoltava e non si limitava alla tecnica, al contrario apriva una panoramica su tanti aspetti diversi del vivere lo yoga».


Quando chiedo a Patrian quanto sia difficile il mestiere di insegnante, mi risponde: «Se convinci l’allievo sul lato fisico, allora lo puoi portare anche nella vita e nella filosofia. L’efficacia dell’insegnamento, comunque, la vedi solo dopo il diploma; troppi fanno corsi, pochi insegnano. È un mestiere stressante: studiare, organizzare, l’amministrazione. Non bisogna lasciarsi prendere dalla competitività con altre scuole».


Un’altra insegnante che ha avuto modo di frequentare il suo corso nel 1986, Alexandra van Oosterman, lo descrive «con un fisico da fantino, non lo vedevi molto praticare. Eppure tutti si ricordano quando eseguiva la Posizione della Cavalletta, saliva su come una piuma. Oltre alla tecnica offriva un approccio molto più completo sullo yoga, così nella sua scuola vibrava un’atmosfera bellissima di scambio intellettuale, si parlava di Jung, poesia, storia, filosofia vedica. Fu uno dei primi a organizzare incontri con insegnanti indiani di grande livello già dagli anni ‘60».

Appare strano, nel modo in cui lo yoga si è sviluppato in tanti aspetti diversi e talvolta così lontani dalle sue origini, sentire le storie di generazioni di insegnanti che si sono raccolti nella sua scuola e parlare di yoga con loro, indipendentemente dalla  tecnica, dai problemi di mal di schiena, stress, ansie. Un’altra di loro, Carmen Tosto (Pundarika yoga e Ayurveda) ricorda: «Era molto preciso e ben organizzato, a scuola trovavamo sempre il programma del giorno e le dispense, ci forniva tantissimo materiale; ricercava ogni cosa, notizie curiose sui giornali, libri, tutto quanto fosse legato allo yoga, con una visione molto aperta, in relazione al mondo e alle esigenze sociali».
 
Altruismo e umiltà
«Diffondete ogni cosa, sempre, non tenete segreti né nulla solo per voi. Lo yoga vive nello spirito della condivisione, aiutate gli altri a capire». Era questa la sua raccomandazione principale.
Difficile definire l’influenza di Patrian su decine di insegnanti e allievi in tutti questi anni in Italia. Sembra ormai, purtroppo, un segreto custodito troppo a lungo. Ascoltando la sua storia, la sua voce, le storie di chi lo ha conosciuto, ho la percezione esatta di che cosa sia davvero lavorare umilmente per lo yoga.

L’incontro con Carlo Patrian si conclude nella sua stanza. Mi accompagna insieme ad alcuni suoi ex allievi, mi mostra le foto delle nipoti e immagini votive. Dobbiamo congedarci in fretta, è ora di mangiare. Mi resta il rammarico di aver trovato troppo tardi una persona tanto umilmente appassionata allo yoga. Ma so che la sua forte presenza rimarrà per sempre nella devozione dei tanti che lo hanno conosciuto. 

 
 

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