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Brama D'amore

di Marilia Albanese

 


"Il desiderio fu il primo germe della mente". Lo proclamarono i rishi vedici nel II millennio a.C. in uno degli inni più famosi del "Rig Veda" (il primo dei testi sacri hindu). Il kama (l'eros) è il motore della vita e l'Io prende coscienza del suo esistere e di se stesso proprio quando desidera. Anche Shiva dovette fare i conti con Kama, quando il Signore della passione tentò di scagliargli la fatidica freccia per indurlo a innamorarsi di Parvati.

Immerso in una dura ascesi, Shiva "Mahayogin", il "Grande asceta", vede a rischio la sua pace interiore e lo incenerisce. Ma la collera a cui il dio si è abbandonato è la proiezione del profondo malessere della psiche, che attua una reazione repressiva nei confronti di quanto non può assolutamente tollerare.

Passione divina

Eppure Kama, sconquassatore d'anime, è indispensabile al dinamismo cosmico. Per cui Shiva, indotto dalla dea, gli restituisce la vita, ma solo sotto forma incorporea; questo potrebbe simboleggiare una rimozione o, visto l'essere ascetico di Shiva, una sublimazione. Con questi meccanismi l'Io si difende da un irrompere pericoloso dell'inconscio, trasformando l'impulso istintuale in modo da poterne utilizzare l'energia per altri scopi. Alla fine anche Shiva è sconvolto dall'amore e sposa Parvati, continuando l'eterno gioco degli amanti, proiezione del doloroso ed esaltante perdersi e ritrovarsi di Animus e Anima.

L'incontro con Parvati, simbolo dell'Anima, dissolve la scissione difensiva che Shiva asceta ha attuato nei confronti del mondo emozionale, aiutandolo ad accettare la parte rimossa. E quando, nel momento delle nozze, il dio accoglie in sé la completezza dell'amore, restituisce a Kama la sua forma visibile e corporea, il percorso di reintegrazione del desiderio si è concluso.

Illuminata dalla coscienza, la pulsione erotica si trasforma e diventa tensione verso l'unità e la completezza: Ardhanarishvara, che racchiude in un unico essere Shiva e Parvati, ne è il simbolo più esplicito. Il conflitto che gli dei hanno con loro stessi consola l¹uomo che in essi si rispecchia: l¹altalenare dei celesti tra distacco e passione, rettitudine e meschinità è l¹intrinseca caratteristica dell'esistenza. La ricerca di una risposta al "chi siamo" impone l¹esplorazione dell¹intricata trama delle nostre passioni, per scoprirvi con sgomento e speranza la capacità di essere demoni e angeli.

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