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YOGA ANTISTRESS
YOGA GRAVIDANZA
saggezza
miti/riti
La rabbia tra Occidente e Oriente
di Marilia Albanese
Fin dall’antichità medici e filosofi hanno esplorato cause ed effetti della
rabbia. Nella letteratura i miti sono costellati di scoppi d’ira, sia in
Occidente che in Oriente. I greci ritenevano che gli elementi costituenti
la natura (terra, acqua, fuoco, aria) e le loro rispettive proprietà
(umido, freddo, ardente, secco) condizionassero il carattere degli
individui, per cui un eccesso di fuoco e ardore produceva gli iracondi.
Ippocrate teorizzava che nel corpo agissero quattro umori (sangue, flegma, bile gialla, bile nera) responsabili dei caratteri sanguigni, flegmatici, collerici e melanconici: un eccesso di bile gialla prodotta dal fegato causava la rabbia. La filosofia platonica attribuiva tre facoltà all’anima: razionale, concupiscibile, irascibile. Quest’ultima, situata nel cuore, era responsabile della collera. Aristotele non la condannava totalmente, ma incitava a servirsene come sprone stando attenti a non esserne soverchiati. Gli stoici, con Seneca che scrisse un trattato sulla rabbia, la definirono la più turpe delle passioni, in quanto incontrollabile e devastante.
Dalle Furie del mito agli Ircaondi di Dante
Per i
cristiani la rabbia è uno dei sette vizi capitali. Nei miti e nella
letteratura gli episodi di collera abbondano: da Zeus, che scaglia
fulmini, alle Erinni, vendicative creature femminili il cui nome
significa “Furie”. Anche nella Bibbia moltissimi sono gli episodi di
collera divina, dal diluvio alle piaghe d’Egitto. Ma quando è motivata
da giusta causa, l’ira diviene sdegno sacrosanto, come quello che mosse
Cristo a scacciare i mercanti dal tempio. Dante condannò nell’Inferno
gli iracondi a mordersi l’un l’altro come cani
rabbiosi. Eppure “rabbioso”
significa anche “tenace, passionale, accanito” e sottolinea la possibile
valenza positiva della rabbia come sprone e fuoco interiore per perseguire
un obbiettivo. Fin dall’antichità, dunque, si delinearono due posizioni in
merito a questa esplosiva emozione: è legittima e fa ammalare se è
repressa; è
inutile e fisicamente deleteria, tanto da potere causare un
colpo apoplettico.
Nella tradizione indiana
In India vi sono
molte assonanze con le concezioni occidentali: secondo l’Ayurveda, la
funzionalità psicofisica è determinata da tre fattori (Vata, Pitta e Kapha)
costituiti ciascuno da una coppia di elementi naturali: Vata è composto da
spazio etereo e aria, Pitta da terra e fuoco, Kapha da terra e acqua. Un
eccesso di Pitta favorisce la collera. Gli asceti ne sono spesso preda a
causa dell’accumulo di tapas (“ardore”) dovuto a pratiche estreme. Shiva,
il signore del tapas, era noto nell’antichità più remota come Rudra
(“l’Urlante”),
fulva divinità che dispensava morte con le sue frecce micidiali. Per
esorcizzarlo i saggi gli diedero il nome di Shiva (il “Fausto,
Benevolo”), ma la memoria della sua natura violenta è rimasta nel
termine raudra, che definisce lo stato furioso (una delle nove emozioni
fondamentali dell’uomo) che si esprime nella collera,
krodha. Nella
simbologia cromatica il rosso è il colore della rabbia.
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Secondo l'Ayurveda ognuno di noi nasce con una "costituzione" individuale basata su un particolare rapporto tra i dosha Vata, Pitta e Kapha.
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