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YOGA ANTISTRESS
YOGA GRAVIDANZA
saggezza
miti/riti
Quando la depressione non esisteva
di Marilia Albanese
La depressione non era contemplata nell’India antica: semplicemente
non esisteva. C’era insofferenza nei confronti della vita da parte di
coloro che avevano raggiunto alti livelli spirituali e il cui fine
ultimo era il conseguimento del moksha o del Nirvana, liberazione
dall’esistenza e sua dissoluzione.
Ma benché alcuni tratti di questo sentire avessero connotazioni simili a certi stati depressivi attuali, tuttavia il loro inserirsi in un preciso contesto religioso ne illuminava pienamente le cause e ne indicava chiaramente la risoluzione: la sofferenza derivava per gli hindu dall’imprigionamento dell’anima, l’Atman, nel mondo materiale e dalla sua separazione dal Brahman, l’Assoluto, che si proiettava nelle molte forme del Divino.
Per i buddhisti il dolore era causato
dall’impermanenza e insostanzialità della vita che doveva essere
estinta in vista di un’altra dimensione. Cantava il saggio
Bhartrhari rinnegando una vita di piaceri: «Mobile come onda è la vita
e pochi giorni permane splendore di giovinezza…Abbiate le menti fisse
al Brahman, per traversare fino all’altra sponda dell’oceano del
periglio d’esistenza».
Male Recente
Oggi la depressione ha fatto il suo ingressopresso la borghesia indiana e viene presentata e curata per lo più secondo dottrine e psicoterapie occidentali. A questo punto sorge un dubbio: si tratta forse di un disagio legato a precisi modelli e concezioni di vita? Appare un po’ sbrigativo affermare che insorge solo nei Paesi e nelle fasce sociali con un determinato tenore economico e imputarla all’industrializzazione. Certo, in molte aree suburbane e rurali indiane ove la lotta per l’esistenza riempie tutta la giornata, non c’è molto tempo per ascoltare se stessi.
Ma c’è anche un
altro fattore e non solo per l’India: sistemi e credenze religiose e
tradizionali costituiscono un contenimento e un antidoto alla
sofferenza esistenziale e il loro ripudio lascia l’uomo sguarnito. Se è
indubbio che un ripensamento e una rivisitazione in tali ambiti debbano
esserci e che gli aspetti superati e deleteri vadano rimossi, è anche
vero che sradicare senza offrire un nuovo humus rischia di far morire
l’albero della vita umana.
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