saggezza

miti/riti


torna all'elenco   stampa   TAF   commenti leggi i commenti

I Kosha, la mappa di noi stessi

di Shiva Rea, foto di Flavio Gallozzi


Quando ci si reca in un posto nuovo è utile procurarsi una mappa. Se ci si addentra in un grande parco, per esempio, è bene munirsi di una carta topografica che riproduca il territorio. Per orientarsi in una metropoli, occorre conoscere a grandi linee i quartieri e i siti principali della città. Analogamente, nella pratica dello yoga, è necessaria una cartina per la nostra esplorazione interiore.

I kosha, “strati” o “involucri”, compongono tale mappa, tracciata dagli antichi saggi circa 3.000 anni fa. Questo modello, di cui si parla nei testi Upanishad, fornisce l’itinerario del viaggio all’interno di noi stessi, che inizia dalle parti più periferiche del corpo per spostarsi verso il centro più profondo: l’anima incarnata. Sebbene tutto ciò possa sembrare impalpabile, i kosha sono uno strumento concreto e profondamente contemplativo che può aiutare a rendere più intensa la pratica e a partecipare alla vita in modo qualitativamente migliore. Man mano che esploriamo i vari strati, scopriremo, infatti, che la nostra destinazione finale, come citano i testi sacri, è anandamaya kosha (corpo della beatitudine).


Il gioco delle matrioske

Secondo i kosha, siamo composti da cinque “strati”, o “corpi”. Come le matrioske, ciascun “corpo” è racchiuso dentro un altro: annamaya kosha (corpo fisico), pranamaya kosha (corpo dell’energia vitale), manomaya kosha (corpo mentale), vijanamaya kosha (corpo della saggezza) e anandamaya kosha (corpo della beatitudine). Ovviamente, questo non è il vero modello anatomico dei livelli del corpo, ma esistono alcuni parallelismi tra la composizione fisica e i kosha, come il sistema nervoso e il corpo “mentale”. Questi “strati” aiutano a descrivere le sensazioni che si provano a praticare yoga dall’interno:  cioè a realizzare quel processo di allineamento che spesso indichiamo come “mente, corpo e spirito” o “connessione tra mente e corpo”.


Gli intrecci di un arazzo

Dalla prospettiva dei kosha, la pratica dello yoga ci aiuta a creare armonia tra il corpo, il respiro, la mente, la saggezza e lo spirito (beatitudine). Come un arazzo, i kosha sono fili intrecciati e strettamente connessi gli uni agli altri. Sicuramente avrete sperimentato su voi stessi che, in condizioni di tensione o affaticamento, il respiro diventa corto, la mente entra in uno stato di agitazione e saggezza e serenità sembrano lontane. Quando, invece, siete contenti e vi sentite in comunione con la vita, le belle sensazioni pervadono tutta la vostra persona. Questo indica che la perfetta integrità dell’essere può venire alterata dalla discordia, come se si separassero tutti i fili dell’arazzo. La mappa dei kosha non è una verità rigida ma un modello per esplorare il mistero della vita. Attingendo ai kosha scopriremo come questa mappa del nostro Io possa essere applicata alla pratica sia sul tappetino sia nelle situazioni quotidiane della nostra vita.

1 annamaya kosha
È il primo strato, quello da cui comincia il viaggio e vi colloca nel momento presente del vostro corpo. Appoggiate una mano sulla coscia, sul braccio o sull’addome e collegatevi con una di queste parti. State toccando l’annamaya kosha (corpo fisico) composto da: pelle, tessuto muscolare, ossa e organi. Tale strato è spesso definito il corpo “materiale” (sthula-sarira), la parte tangibile che si può vedere, toccare e sentire. Annamaya significa “corpo del cibo”, e si possono trovare numerosi passaggi nei testi Upanishad in cui viene spiegato come ogni essere umano sia composto dal cibo che la terra offre. Ciò fa riflettere su quanto sia importanteprestare attenzione a come nutriamo il primo kosha. Ma non è tutto, imparare ad allineare le articolazioni, le ossa e la spina dorsale, a contrarre i muscoli, a sviluppare la sensibilità della pelle e persino a capire cosa accade agli organi e al sistema endocrino durante l’esecuzione delle posizionivi insegna ad armonizzare il vostro primo strato, per poter poi accedere con più facilità a quelli più sottili. In altre parole, se volete respirare più profondamente, o esercitare un effetto benefico sul vostro stato mentale, dovete passare per il corpo fisico.
 

2 pranamaya kosha
I tre livelli successivi dell’essere sono considerati parti del corpo sottile (suksma-sarira), in quanto sono invisibili e non possono essere toccati con mano. Si possono, tuttavia, sentire e hanno un profondo effetto sul corpo fisico. Se il vostro pranamaya kosha (corpo dell’energia vitale) smettesse di funzionare, morireste. Nel corso della giornata, il corpo dell’energia vitale può essere ignorato e limitato nel suo raggio di azione, ma per percepire la sua potenza, provate a osservare come la vostra inspirazione letteralmente si diffonda in tutto il corpo attraverso l’ossigeno che circola nel sangue. A livello fisiologico, lo strato di prana interessa i sistemi circolatorio e respiratorio, i fiumi della vita che scorrono dentro di voi, così come i sentimenti che attraversano il corpo. Se riuscite a capire dove vi trovate nel corpo fisico attraverso l’allineamento delle posizioni, potete avere una maggiore libertà per esplorare il flusso del vostro respiro. Se imparate a respirare in modo profondo, lento e ritmico nella pratica, potete sviluppare una maggiore consapevolezza di questo secondo kosha e influire su di esso. Se immettete più ossigeno nel corpo, il corpo pranico comincia a vivere. La coordinazione delle fasi di inspirazione ed espirazione negli asana, come per esempio nel Saluto al Sole, consente di sincronizzare il corpo fisico e il corpo dell’energia vitale con il corpo mentale (concentrazione e consapevolezza).

3 monomaya kosha
Il terzo strato corrisponde al sistema nervoso e si esprime sotto forma di onde di pensiero o consapevolezza. La sua vitalità può essere apprezzata nella immobilità degli asana. Provate a rilassare gli occhi su un punto e a concentrarvi sulla sensazione del respiro che vi riempie e vi svuota il petto. Provate a vedere quanto tempo occorre per il passaggio di un’onda della mente, o vritti. Spesso la mente è intasata e questo compromette lo svolgimento del vostro viaggio o della pratica. Se la mente è assillata dai pensieri o segue direzioni differenti, il respiro diventa irregolare e la prestanza fisica e il senso di equilibrio vacillano. Il respiro può fungere da ponte tra il corpo e la mente: estensione del respiro = estensione della mente = una sensazione di apertura nel corpo. Nello yoga ci applichiamo costantemente per imparare ad accedere ai primi tre strati, la loro osservazione può essere utile anche per rendere più agevole il flusso della vita quotidiana. Durante le lezioni, spesso, si utilizza la respirazione ujjayi per trovare questo equilibrio. Spingere l’aria nella parte posteriore della gola aiuta a concentrare la mente e a coordinare la successione degli asana.

4 vijanamaya kosha
È il corpo dell’intelligenza o della saggezza e fa riferimento agli aspetti riflessivi della coscienza. Quando prende vita, nasce un sentimento differente rispetto a ciò che si è provato nei primi strati. All’improvviso, non cercate più semplicemente di mantenere e respirare in una posizione, ma dentro di voi avviene un cambiamento, come se lo spirito dell’asana cominciasse a emergere. Per esempio, nella posizione dell’Albero, sentite crescere una forza stabile e una potenza interna. Nelle flessioni all’indietro vi sembrerà che il cielo si apra nel vostro cuore.

5 anandamaya kosha
Quando il testimone dell’esperienza si immerge nel momento presente, lo strato finale, anandamaya kosha, (il cuore della beatitudine) comincia a trasparire. Si prova una sensazione di interezza e di integrazione: è il punto radiante in cui si sperimenta l’amore incondizionato e la comunione con la vita. Nei testi Upanishad, il corpo della beatitudine è descritto così: “la gioia come testa, l’appagamento come braccio destro e la delizia come braccio sinistro, la beatitudine come cuore e Brahman [spirito universale] come fondamento.” Non è difficile accedere a questa area. Lo scopo del viaggio non è toccare il corpo della beatitudine ogni giorno o in ogni sessione di pratica. A volte vi si accede e si raggiunge la fine del percorso, altre volte no. L’importante è rimanere ben centrati sul proprio orizzonte interno e osservare, da questo punto, ciò che accade dentro e fuori di sé. 

 

torna all'elenco   stampa   TAF   commenti leggi i commenti



YOGA DIRECTORY 2011 - Guida alle Scuole di Yoga d'Italia

YOGA MAP - La mappa delle scuole di yoga in Italia

yoga journal su facebook

Esplora i tuoi sensi e scopri se sei una tigre dell'energia sensibile!

cerca la posizione

dove
praticare

vieni a scoprire le principali scuole di Yoga della
tua città

ayurveda test

Di che dosha sei?

Secondo l'Ayurveda ognuno di noi nasce con una "costituzione" individuale basata su un particolare rapporto tra i dosha Vata, Pitta e Kapha.

Compila il test

yoga facile in un mondo difficile

lettere alla redazione

dialoga con la nostra redazione e inviaci le tue lettere.

» scrivi alla redazione