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Un inverno senza brividi

di Anna Volpicelli


I primi starnuti, colpi di tosse e bruciori alla gola: sono i segnali di allarme, è ora di proteggere il nostro organismo. Sempre più persone soffrono di quelli che comunemente vengono definiti i “malanni di stagione”, con un’incidenza maggiore nelle metropoli. I fattori sono molti: da quelli personali, particolare debolezza o vulnerabilità dell’apparato respiratorio, a quelli esterni che influiscono in modo incisivo indebolendo il sistema immunitario.

Primo fra tutti, sottolinea Paolo Bulgheroni, primario responsabile del Dipartimento di pneumologia dell’ospedale  Niguarda a Milano, è l’inquinamento atmosferico. «Nella stagione invernale, le polveri sottili presenti nell’aria, gli ossidi di azoto prodotti dalla combustione dei gas legati al traffico e quelli del riscaldamento penetrano in profondità nei polmoni fino a raggiungere gli alveoli, irritando così tutto l’apparato respiratorio. Nei casi più gravi questa irritazione può diventare cronica». Se, però, non possiamo controllare quanto accade all’esterno possiamo almeno creare un ambiente interno, a casa o in ufficio, che protegga o quanto meno preservi i nostri polmoni. «Nei luoghi chiusi – continua Bulgheroni – la temperatura troppo elevata secca eccessivamente gli ambienti e di conseguenza disidrata le mucose respiratorie generando tosse e raffreddori.

È necessario, quindi, mantenere un buon livello di umidità e una temperatura non superiore a 20 gradi». Non sono da sottovalutare nemmeno gli sbalzi termici sottolinea Fabrizio Pregliasco, virologo e professore all’Università degli studi a Milano: «nel passaggio da luoghi chiusi a spazi aperti l’aria fredda che inspiriamo svolge un’azione paralizzante sulle ciglia nasali che, anestetizzate, riducono la loro protezione delle prime vie respiratorie. In questo modo i virus trovano terreno fertile per espandersi e attaccare le cellule delle mucose. È bene dunque tenere una sciarpa davanti alla bocca e vestirsi “a cipolla”. Inoltre, per limitare il contagio, è consigliabile in ufficio o in spazi condivisi con altri lavarsi di frequente le mani».


ayurveda a casa

Come prevenire e curare la comparsa di questi disturbi stagionali? Proposte e suggerimenti arrivano dalla medicina ayurvedica che illustra l’efficacia di impacchi decongestionanti e l’importanza dell’assunzione di erbe, accuratamente preparate da un terapeuta in base alla costituzione (prakriti) e alla tipologia del paziente (vata, pitta, kapha); utili anche alcuni accorgimenti alimentari. Per l’antica scienza medica indiana, durante la stagione invernale l’alto tasso di umidità presente nell’aria è la principale fonte della formazione di muco. «Nel periodo più freddo e umido dell’anno – spiega Amadio Bianchi, presidente della scuola internazionale di yoga ayurveda C.Y.Surya di Milano -  nel nostro corpo aumenta kapha, la forza che produce il muco. Per contenere questa crescita è necessario contrastare tale energia con pitta, il fuoco, che dà calore e riscalda il corpo, integrando nella dieta quotidiana, per esempio,  lo zenzero: sia sotto forma di tisana sia come ingrediente per la preparazione di piatti. La radice, infatti, svolge una funzione espettorante ed emolliente. Tali espedienti sono importanti perché il muco in eccesso ostruisce le vie respiratorie e soffoca gli acidi indispensabili per la digestione».

Quando i bronchi sono infiammati, spesso si avverte una sensazione di peso sul petto che impedisce lo scorrere fluido del respiro. In questo caso si è in presenza di un’intossicazione dell’apparato respiratorio. «L’Ayurveda – continua Bianchi -  prevede una pratica chiamata Vamana Dhauti che consiste nel bere, la mattina appena svegli, 3 o 4 bicchieri di acqua tiepida così da facilitare l’espulsione di muco per via orale e purificare l’organismo. Quando, invece, si è in presenza di una forte intossicazione, si possono eseguire degli impacchi decongestionanti. Un rimedio efficace è quello a base di olio di sesamo. L’esecuzione è molto semplice: basta scaldare l’olio in una pentola, immergerci un panno di fibre naturali che poi verrà appoggiato sul petto. Esistono anche alcuni “antidoti” casalinghi appartenenti a diverse tradizioni popolari, che curano e alleviano il malessere.

Tipico della zona delle Alpi, per esempio, sono gli impacchi ai semi di lino. In una pentola piena di acqua si fanno cuocere i semi di lino fino a formare un amalgama. Si aggiunge della crusca, che assorbe l’umidità del composto, e quando il tutto è pronto si cosparge sul petto coprendolo con un panno di lana. Un’antica usanza russa, invece, suggerisce di far bollire alcune patate, preparare una purea alla quale unire della farina di sesamo e della vodka. Terminata l’operazione si applica sul petto l’insieme ottenuto rivestendolo con una pellicola da cucina».


mangiar sano

Per rafforzare le difese dell’organismo molto si può fare anche a tavola. Una corretta alimentazione contribuisce a “combattere” le infezioni in corso. «Quanto al cibo – prosegue Bianchi - l’Ayurveda  consiglia di moderare o, se possibile, evitare i latticini perché mucogenici». Dello stesso parere è Elisabetta Macorsini, nutrizionista a Milano, che sottolinea l’importanza di un’alimentazione equilibrata e, in alcuni casi, di una dieta specifica come forma di prevenzione.

«Nelle malattie da raffreddamento -  spiega - è fondamentale arginare l’intossicazione e liberare l’organismo dalle sostanze nocive.È bene tenere sotto controllo l’uso di sale, di grassi di origine animale, di carni rosse e di prodotti conservati. Non dovrebbero mai mancare, invece, i prodotti di stagione preferibilmente biologici, i succhi di frutta, meglio se fatti in casa, e la frutta (agrumi, fragole, kiwi), ricca di vitamina C che favorisce la formazione del collagene, migliora la circolazione, ossigena i tessuti e combatte i radicali liberi. Indicati sono anche la pappa reale, l’alga spirulina e l’echinacea, ottimi per rinforzare il sistema immunitario».

 

 

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