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Liberi tutti

di Margherita Leonardi

 


“Liberi da …”, free from: si chiamano così gli alimenti di uso comune prodotti senza uno o più ingredienti responsabili di  allergie, intolleranze, disturbi di salute e problemi di peso. Biscotti, cracker, dolcificanti, pasta, etc. si trovano sempre più in commercio anche nella versione senza zucchero, farina di grano, grassi, latte e altro. Una strategia, questa, utile a far fronte ai diffusissimi problemi di intolleranza. «Oggi un bambino su quattro soffre di tali disturbi - spiega Marcello Mandatori, docente di Ecologia clinica e autore del “Manuale delle allergie e intolleranze alimentari” (Tecniche Nuove) - e la percentuale sembra destinata a salire a uno su due nel giro di pochi anni».


Come reagisce l’organismo

Spesso confusi, questi due disturbi sono invece profondamente diversi. Le allergie, infatti, dipendono dal fatto che un certo alimento, in sé inoffensivo, viene riconosciuto dal nostro corpo come pericoloso, scatenando per reazione una produzione esagerata di anticorpi (IgE, immunoglobuline di tipo E). In pratica, si tratta di un’alterazione dei normali meccanismi di difesa dell’organismo. L’intolleranza, invece, può essere definita un’ipersensibilità verso una certa sostanza o un certo alimento, che scatena una reazione anomala nell’organismo. Ma se la reazione allergica è immediata, quella dell’intolleranza può avere tempi lunghi, e quindi non essere immediatamente ricollegabile all’alimento che la determina. Non solo: nell’allergia la reazione è indipendente dalla dose di alimento ingerito, mentre nell’intolleranza quanto più cibo a rischio si
mangia, tanto più forti sono i sintomi conseguenti. I sintomi dell’allergia di solito sono più chiari: pruriti, gonfiore,  nausea, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e raffreddore. Quelli dell’intolleranza sono meno chiaramente interpretabili: stanchezza, nervosismo, irritabilità, mal di testa, coliti, catarro, febbri, dermatiti e persino mal di schiena, ma anche sovrappeso e obesità.

Test diagnostici

Per le allergie: test cutanei (prick test e patch test); rast (dosaggio nel sangue delle IgE specifiche per i singoli
alimenti); test orali (somministrazione per bocca dell’alimento sospettato). Per le intolleranze: diete di eliminazione (gli alimenti sospetti vengono eliminati uno alla volta, per 2-3 settimane, tenendo un diario dei sintomi; segue una graduale reintroduzione di ogni alimento, per identificare il responsabile dei disturbi); Driatest (misura le variazioni del tono muscolare in rapporto all’assunzione dei cibi sospetti), Vegatest (si basa su misurazioni elettromagnetiche), Citotest (valuta nel sangue l’azione tossica di certi alimenti), Biotricotest (si analizza la composizione chimica del capello).

Cibi no per le allergie

Gli alimenti più frequentemente responsabili di allergie sono: uova, latte di mucca, crostacei, pesce, nocciole e arachidi, kiwi, pesche, mele, pere, prugne, ciliegie, fragole, albicocche, sedano, carne di maiale e soia. L’allergia al latte e all’albume d’uovo è diffusa nei bambini e si manifesta intorno ai 3-6 mesi di vita per poi attenuarsi o scomparire intorno ai 10 anni. Negli adulti questi problemi sono più rari, ma presenti, e si manifestano soprattutto verso i cibi che, per tradizione, sono molto utilizzati. L’allergia al pesce, per esempio, è particolarmente diffusa nei paesi scandinavi, quella alle arachidi negli Stati Uniti. A volte chi soffre di allergia ai pollini può essere allergico anche ad alcuni frutti o verdure, appartenenti alla stessa famiglia di piante. Quando si è allergici a un alimento bisogna evitare anche tutti i prodotti che possono contenerlo: per il latte o le uova, per esempio, attenzione a dolci, creme, biscotti, formaggi e pasta all’uovo.

Cibi no per le intolleranze

Quando si parla di intolleranza ci si riferisce quasi sempre alla reazione anomala dell’organismo all’ingestione di un alimento o di un additivo. Gli alimenti più frequentemente responsabili del disturbo sono: latte e latticini, carne di maiale, zucchero, farina, lievito di birra, uovo, alcolici, olio d’oliva e i cosiddetti “cibi nascosti” quali additivi alimentari, coloranti, emulsionanti e lecitina di soia. Molte persone manifestano problemi in relazione all’assunzione di alimenti troppo ricchi di sale: l’intolleranza di solito non è al sale in sé, bensì alle sostanze correlate ai processi di estrazione e industrializzazione del sale medesimo.

Le alternative al latte vaccino: latte di capra, di soia, di riso, di mandorla. Alla pasta di grano tenero: pasta di mais, di farro, di kamut, di riso. Al pane di frumento: pane di mais o di soia. Al gelato tradizionale: gelato di soia o di frutta senza latte vaccino.

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