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Coltiva la gratitudine
di Frank Jude Boccio, illustrazione Anna Muzi
La gratitudine sgorga quando abbandoniamo la nostra limitata ed egocentrica prospettiva, con le sue esagerate aspettative, e riconosciamo che godiamo del miracolo della vita. Secondo Roger L’Estrange, scrittore e panflettista del 17° secolo, è facile «scambiare le gratuite benedizioni del Cielo con i frutti del nostro stesso operato». La verità è che siamo supportati in tantissimi modi e in ogni momento della nostra vita (hai mai pensato che ti alzi in orario ogni mattina grazie alla sveglia che a sua volta è il risultato del lavoro di ingegneri, progettisti e operai).
Una rete di alleanze
Gli esercizi che esegui sono il dono di generazioni di yogi, ma anche del tuo maestro e, a sua volta, del suo insegnante, del tuo corpo (per il quale devi ringraziare i tuoi genitori, il cibo, i medici, etc). E l’elenco continua all’infinito. Acquisendo la consapevolezza di questa interconnessione, ci si riempie spontaneamente di gioia. È per tale motivo che bisogna imparare a coltivare la gratitudine. Patanjali scrisse che l’appagamento o l’apprezzamento per ciò che si ha (santosha) regala una gioia senza fine; altri affermano che questa sensazione è la “felicità suprema”, che conduce con naturalezza all’Assoluto.
Il bicchiere mezzo pieno
Quasi sempre, si nota più facilmente ciò che va storto piuttosto che ciò che va bene. Quante volte al giorno sprofondi nella frustrazione o nella tristezza solo perché gli altri non soddisfano le tue aspettative? Se limiti la tua attenzione alle delusioni, non ti accorgerai della miriade di doni che ricevi continuamente. Questo accade perché troppo spesso ci si “dipinge nella mente” ciò che si vorrebbe e, se la realtà non rispecchia pienamente l’idea che ci siamo fatti, allora subentra la delusione. Comincia a considerare la realtà per quella che è, anziché vederla secondo i tuoi desideri. In più, se ti fermi a osservare attentamente il mondo attorno a te, ti accorgerai di essere supportato continuamente in un’infinità di modi. Capirai quanto dipendi dagli altri, diventando così più generoso e, in un certo senso, desideroso di ripagare almeno una parte del tuo debito. Come afferma il monaco buddhista vietnamita Thich Nhat Hanh, «è il dono dell’intero Universo». Per renderti realmente conto dell’esistenza di questa fitta rete di supporti presente nella tua vita, devi uscire dall’angusta gabbia del tuo Io.
Dai spazio alla riconoscenza
Prima di cominciare a coltivare la gratitudine, è bene sapere che si possono incontrare alcuni ostacoli. Tra le insidie più ovvie, c’è l’incapacità di apprezzare ciò che si possiede. Come cantava Joni Mitchell: «non sai cos’hai finché non c’è più». Un’altra grande insidia è credere che “tutto sia dovuto”. Per imparare a coltivare la riconoscenza puoi affidarti a un metodo psicoterapeutico giapponese noto con il nome di Naikan (vedi box) che significa “introspezione”. Si tratta di un metodo strutturato di auto-riflessione che aiuta ad analizzare oggettivamente la propria persona e il rapporto con il mondo. La meditazione Naikan viene eseguita in ritiro con guide preparate. Il programma prevede che, dal mattino alla sera, ogni giorno per una settimana, i partecipanti si siedano e riflettano. Prima sulla propria madre (domandandosi cosa hanno ricevuto da lei, cosa le hanno dato, quali problemi le hanno causato). Poi, ci si concentra sul padre, quindi su fratelli e sorelle, amici e così via. I benefici che offre la meditazione Naikan sono immediatamente evidenti, in quanto aiuta a prendere coscienza della propria ricchezza e capire che non si è soli. Grazie a questa tecnica, potresti addirittura scoprire la verità nell’esortazione di Meister Eckhart, mistico del 13° secolo, secondo cui «la più grande preghiera del mondo consiste in una sola parola: grazie».
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