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Dolce ritmo lento
di Anna Volpicelli
Andare a zonzo, gustare il viaggio più che ambire alla meta, fare a meno dell’aereo e ritornare al tempo in cui il solo modo per spostarsi e conoscere il “mondo” era utilizzare il treno, la bici, gli autobus, le gambe. È questa la filosofia dello Slow Travel: la tendenza, ormai sempre più diffusa, di viaggiare rinunciando alla velocità, alla rincorsa del souvenir o ai pacchetti con dieci destinazioni in quattro giorni. Un fenomeno che sta conquistando una tribù sempre più numerosa, come sottolinea Maurizio Davolio, presidente dell’Aitr (Associazione Italiana Turismo Responsabile).
«Nel 2006 ci sono stati 4500 iscritti ai nostri tour organizzati. In moltissimi, inoltre, visitano il nostro sito www.aitr.org, condividono i principi di rispetto, prendono spunto per pianificare l’itinerario e poi partono da soli». Basta dare un’occhiata alla Rete per consultare i numerosi siti (fra gli altri www.slowtrav.com, www.mobilitadolce.it, www.adagio.it, www.viaggiatori.com) forum e blog che raggruppano i nuovi turisti, sempre più responsabili e sempre più “lenti”. Si assiste a una sorta di accresciuta maturità del viaggiatore, etico e consapevole: si parte per conoscere e incontrare un’altra cultura ma soprattutto ci si sposta per diventare protagonisti di una storia. «Solitamente coloro che aderiscono a questo fenomeno - prosegue Maurizio Davolio - sono giovani e adulti di età compresa fra i 30 e i 40 anni con una scolarità e una condizione economica medio-alta, persone che hanno già uno stile di vita improntato al rispetto dell’ambiente. Si registra una percentuale maggiore di donne (60%) e i motivi principalmente sono due: la sicurezza innanzitutto, perché si sentono più protette con i nostri viaggi, ma anche una maggiore attenzione e sensibilità alle tematiche di natura del turismo. Chi sceglie di viaggiare slow cerca la familiarità dell’incontro, vuole conoscere la popolazione, il territorio. Sicuramente esiste il desiderio di diventare cittadino temporaneo della località scelta»
Maestra esperienza
Per fare questo è necessario sintonizzarsi su un nuovo ritmo, riscrivere una nuova partitura del viaggio dove ogni nota è espressione di un linguaggio ricercato ma allo stesso tempo spontaneo. Come sostiene Mario Balsamo, regista romano di documentari (autore del libro "Garofalo e Cannella" www.ilmiolibro.it, che miscela piccoli racconti, ordinari incontri straordinari, fascinazioni dei luoghi
e indicazioni concrete su come viaggiare da slow traveller.), che ha bandito dai suoi viaggi l’itineranza frenetica per gustarsi il piacere della permanenza: «Più ti fermi in un luogo e più senti lo spirito che lo anima. Quando ci si sposta, il segreto per conoscere una cultura è cercare, nei limiti del possibile, di vivere come la popolazione locale: usare i comuni mezzi di trasporto, frequentare i punti di ritrovo. Provare sinceramente a immergersi in quella realtà e percepirne la quotidianità con i piaceri ma anche con i disagi che questo comporta». Bisogna fare un atto di generosità innanzitutto verso se stessi, concedersi quello spazio necessario per comprendere che non è la quantità delle esperienze che rende significativo il percorso, ma è la qualità e la densità degli incontri, degli sguardi che danno sapore al tutto.
«Rallentare, concedersi il tempo per la scoperta e l’esplorazione consente di tuffarsi nelle tradizioni, abitudini e costumi di una popolazione, di puntare lo sguardo sulla profondità del paesaggio e soprattutto di capire dove ti trovi», riprende Mario Balsamo. Chi opta per la lentezza ha già dentro di sé un’apertura, una predisposizione alla condivisione discreta, c’è un desiderio nascosto di conoscere l’altro, di avvicinarsi all’ignoto con tatto e curiosità. «Il rispetto e la disponibilità – sostiene il regista- permettono di scivolare e introdursi con dolcezza nell’atmosfera del posto per creare un canale di comunicazione privilegiato». Più si ha tempo a disposizione e più questo canale si espande ma anche in sole due settimane, se c’è la volontà di guardare senza veli, si riesce a liberare la mente dai pregiudizi e a farsi guidare dalle opportunità che lo spirito del viaggio porta in sé. Si farà ritorno a casa più ricchi e più accresciuti.
«Non importa la durata del viaggio – conferma Mario - fondamentale è la confidenza che si è riusciti a instaurare e il cambiamento che quell’esperienza ha portato dentro di te. Personalmente mi sposto molto per lavoro, ma quando lo faccio per questioni private mi capita di lasciare a casa la macchina fotografica e la telecamera. Il che mi permette di vivere il mio soggiorno in maniera intimista: la fotografia mi allontana perché mi inserisce in una dimensione professionale che tende a erigere un muro. Invece è importante imprimere le immagini nella mente, farle acquisire al corpo, permettere che si consolidino nella memoria per poi lasciarle scorrere sulle pagine di un diario immaginario». Da buon esploratore, Mario ha un sogno nel cassetto: «Nel futuro vorrei sperimentare una vacanza senza prendere l’aereo. È una sfida perché il percorso viene condizionato ancora di più dal sapersi adattare, dal cercare altri mezzi che portano alla destinazione prefissata. Allora il viaggio non è più la meta, ma il percorso stesso».
Come è accaduto a Owen Ransen, ingegnere inglese, italiano di adozione e ambientalista, che ha deciso di viaggiare evitando di volare. «L’aereo è il mezzo di trasporto che inquina maggiormente: per questo ho scelto di non utilizzarlo più». Tutto è accaduto due anni fa leggendo un articolo su “New Scientist” relativo al surriscaldamento della Terra in cui veniva evidenziato, appunto, come l’aereo fosse, tra i mezzi di trasporto, quello a maggior impatto ambientale. «Solo per amore di mia figlia - dice Owen con il suo accento inglese - faccio una piccola eccezione alla regola: mi concedo un solo volo all’anno. Questa estate è la volta della Grecia, l’anno prossimo sarà Manchester, quando andrò a trovare la mia famiglia». Owen nella sua vita si è sempre spostato molto e ha vissuto anche per 4 anni in Giappone. Viaggiando spesso in passato, ha compreso l’importanza di instaurare un rapporto alla pari con il luogo che si vuole visitare, ecco perché non ama le vacanze “mordi e fuggi”, ma preferisce imparare sempre qualcosa da un’esperienza. «La mia vacanza ideale – afferma - sarebbe quella di andare a Ravenna per apprendere l’arte del mosaico o soggiornare in luoghi dove poter stare a contatto con la natura dedicandomi semplicemente al trekking e alla canoa».
Scegliere di viaggiare slow significa abbandonarsi e contemplare le opportunità che solo lo scorrere lento del tempo porta con sé.
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