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Il distacco dei sensi

di Richard Rosen, disegno di Anna Muzi

 

In una cultura consacrata ai piaceri dei sensi, può risultare difficile, ma nel contempo gratificante, praticare il pratyahara, ossia il distacco dei sensi. In sanscrito pratyahara significa “ritrarre” e indica il quinto degli otto stadi del sistema classico di Patanjali. In pratica, questa tecnica insegna a distaccarsi dal mondo circostante, indirizzando la propria consapevolezza, normalmente diretta verso l’esterno, verso l’interno, in direzione del sé.

A seguito di questo sforzo, anche i cinque sensi si distaccano dal mondo reale. Questo nuovo stato riesce a sottrarci alle distrazioni dell’ambiente, a concentrare una consapevolezza altrimenti dispersa e a prepararci al sesto e al settimo stadio della pratica classica: dharana (“concentrazione”) e dhyana (“meditazione”). Vyasa, il primo commentatore di Patanjali, con una metafora, accosta i nostri sensi a uno sciame di api, facendo un parallelo tra la nostra consapevolezza e l’ape regina: «Come le api seguono il volo della regina fermandosi quando questa si arresta, così anche i sensi interrompono la propria attività quando la mente si riposa».

La scala dell‘energia

Una tecnica concreta per realizzare il pratyahara è documentata nello “Yoga Yajnavalkya Gita” (“Canzone yoga di Yajnavalkya”), un dialogo didattico tra il saggio Yajnavalkya e sua moglie Gargi. La tecnica di Yajnavalkya, denominata vayu pratyahara (“distacco del vento”) o prana pratyahara (“distacco della forza della vita”), consiste nel concentrare la propria consapevolezza e il proprio respiro in sequenza su 18 punti vitali (marma) del corpo.

I 18 marma di Yajnavalkya (la tradizione ayurvedica ne indica ben 107) sono: alluci, caviglie, parte centrale dei polpacci, “radici dei polpacci”, ginocchia, parte centrale delle cosce, perineo, “centro del corpo”, organi riproduttivi, ombelico, centro del cuore, base della gola, radice della lingua, radice del naso, occhi, punto tra le sopracciglia, fronte e apice della testa. Yajnavalkya consiglia di seguire la sequenza dall’apice della testa agli alluci, ma molti preferiscono fare l’opposto, salire dal basso verso l’alto.

Si può usare il “distacco del vento” come preparazione per il pranayama o come pratica di pranayama a sé stante. I marma si possono anche utilizzare a scopo terapeutico, dal momento che ogni punto è in sintonia energetica con un particolare organo del corpo o apparato (nervoso, circolatorio, etc.).  In questo modo, la pratica diventa una sorta di “massaggio marma” con effetti benefici nella zona del corpo interessata. 

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