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Yogging= yoga + jogging

di Corinna Montana Lampo, illustrazioni di Adriana Farina

 


Praticare yoga in funzione della corsa significa applicare i principi di asana e pranayama appresi sul tappetino e trasferirli “sulla strada” a nostro vantaggio. La conoscenza che uno yogi ha del proprio corpo gli permette di correre in maniera consapevole e con il giusto atteggiamento mentale.

Quando si fonde la corsa all’aspetto olistico tipico della disciplina dello yoga si modifica completamente anche il modo di correre, trasformando lo jogging da semplice sport a pratica di consapevolezza. Si mette da parte un atteggiamento agonistico (che anche i neofiti della corsa solitamente hanno verso se stessi) e si fanno lavorare mente e corpo insieme, come un team affiatato.

Simbiosi mente-gambe

«Lo yoga – spiega Tite Togni (www.tite.it), insegnante di Iyengar Yoga e maratoneta – prepara corpo e mente prima della corsa, favorisce il mantenimento di una buona postura durante, infine, praticato dopo, riporta ossigeno ai tessuti muscolari riparandoli da eventuali microtraumi e riallungandoli». Inoltre, attraverso gli esercizi di pranayama, si impara a respirare in modo costante e profondo, sfruttando tutta la capacità polmonare. E se con la corsa si abitua il corpo al movimento e alla fatica, grazie allo yoga si migliora il rendimento, accorciando i tempi di recupero tra un allenamento e l’altro. Ma c’è anche un aspetto psichico da non sottovalutare. Lo yoga esercita equilibrio e consapevolezza: due qualità che possono essere utilizzate nei momenti più difficili della corsa quando, piuttosto che forzare i propri limiti rischiando di farsi male, è meglio sapersi fermare. «Infatti – continua Tite - grazie a una migliore percezione del proprio corpo si è più capaci di sentire quando si avvicina un momento “debole” ed è bene fermarsi per prevenire gli infortuni». Chi corre e pratica yoga, dunque, è nettamente avvantaggiato rispetto ad altri podisti perché ha a disposizione il senso della misura e la capacità di ascoltarsi.

Allena il respiro

Le tecniche di pranayama sono fondamentali. «La mattina, appena alzati - spiega Tite Togni, che segue il metodo Iyengar - si può praticare Kapalabhati, che consiste nello spingere ripetutamente e velocemente in dentro i muscoli dell’addome; così si attivano i muscoli respiratori in modo completo ed energizzante». Molto utile per potenziare i muscoli del torace è la respirazione frazionata (Viloma), che aumenta la capacità polmonare e favorisce un ritmo costante nel respiro. In particolare, Viloma I consiste nell’inspirazione frazionata, e Viloma II, è l’espirazione frazionata. «Dopodiché - continua Tite - per allenare il respiro profondo, si può praticare Ujjayi, che rende elastici tutti i muscoli implicati nella respirazione». Per i più esperti, si possono introdurre delle ritenzioni del respiro (Kumbhaka) a polmoni pieni e vuoti le quali allenano a ovviare alla mancanza di fiato che si può verificare correndo e per evitare di trovarsi in apnea. Dei piccoli “salva vita” yogici contro il caldo sono Sitali (il pranayama da eseguire con inspirazioni attraverso la lingua arrotolata) o, se non si riesce, Sitakari (che consiste in inspirazioni con la punta della lingua appoggiata piatta sulle labbra socchiuse): entrambi rinfrescano la bocca dall’arsura della corsa.

Come antidepressivo

Diversi studi pubblicati sul British Journal of Sports Medicine hanno dimostrato l’efficacia della corsa nelle terapie antidepressive, fino a poter sostituire l’azione dei farmaci, se praticata 20 minuti al giorno. Il risultato delle ricerche indica che l’esercizio fisico aerobico favorisce la produzione di alcune sostanze (tra cui endorfine, serotonina e adrenalina) che innalzano il livello dell’umore donando una sensazione di piacere e talvolta addirittura di euforia.
Inoltre, l’azione metabolica del movimento influenza positivamente il funzionamento cerebrale. La corsa, poi, è uno dei pochi sport in cui “si vola”: il corpo, infatti, per quasi la metà del tempo è sollevato dal suolo, condizione opposta (anche a livello simbolico) a quella in cui si trova il depresso (che si sente “a terra”), riequilibrando questa situazione. Senza dimenticare il fatto che correre all’aperto, all’aria, alla luce, nel verde, già di per sé solleva l’umore.

Meditazione

Mentre si corre è possibile raggiungere uno stato meditativo. Soprattutto dopo mezz’ora, la mente si è ormai svuotata completamente dal fiume di pensieri che la invadeva. Spesso, inoltre, a causa del tragitto ripetitivo, si è costretti a osservare continuamente lo stesso paesaggio, perciò anche la vista si svuota e non si sa più come impiegare il tempo. «Per non annoiarsi – spiega Manuela Donofrio, yogini e podista di mezze maratone - può essere utile focalizzare la propria attenzione sul respiro e sul corpo, ritrovando così la concentrazione. Chi è abituato alla meditazione, grazie alla pratica dello yoga, vedrà questo aspetto amplificato e magari, invece di usare l’i-pod, potrà dedicarsi alla ripetizione di mantra».

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