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LO SCOPO DELLA MEDITAZIONE

Mi piacerebbe conoscere le specificità della meditazione kriya rispetto ad altri tipi di meditazione. risponde Lisetta Landoni

Aldilà dei lignaggi, della presenza di maestri, guru e scuole di pensiero, ciò che veramente conta è l’anelito del praticante (purusha): il suo personale, ardente desiderio di fondersi nell’Uno senza Secondo, di spezzare la ruota del tempo e dello spazio e di immergersi nelle profondità dell’Amore Universale.Yogas citta-vrtti –nirodhah: “lo yoga è l’annichilimento dell’attività della mente”. Con questo breve, celebre aforisma Bhagavan Patañjali (il “divino” Patañjali, come veniva chiamato dai suoi discepoli)definì negli “Yoga Sutra” quel “luminoso stato di coscienza” indispensabile all’Unione del praticante con il Supremo. Questa Unione, attraverso una pratica ininterrotta e piena di fervore, conduce progressivamente al samadhi (“perfetto raccoglimento”); richiede soprattutto la ferrea volontà di oggettivare i contenuti della mente ed eliminare quelli che ostacolano il naturale flusso della coscienza personale verso la “coscienza suprema”: nostra origine e nostro traguardo.

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