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Figlie della nuova India

di Cristiana Ceci

 


L’India è a un bivio e loro stanno nel mezzo a scrutare attente gli orizzonti, a osservare con sensibilità tutta femminile dove può condurre ciascuna strada. Sono le tante scrittrici del Subcontinente che si stanno imponendo sulla scena letteraria internazionale, per l’acutezza con cui danno voce a un fermento che le riguarda in prima persona: si chiedono dove stia andando il loro Paese stretto fra il desiderio di emergere nella modernità e quello di mantenere la grandezza culturale e spirituale del passato, che non può e non deve essere sacrificata.Danno personali interpretazioni di questo momento cruciale sfoderando una prosa brillante; e oggi sono loro il cuore pulsante della letteratura indiana, alla pari con i grandi colleghi maschi come Salman Rushdie, Vikram Seth, V.S. Naipaul.

La nuova generazione di scrittrici indiane traduce in sapiente narrativa il groviglio emotivo di un’intera nazione, raccogliendo le istanze dei più giovani. Jeans  o sari? Una puja al tempio o un cocktail party? Matrimonio combinato o amore libero? Sono questi i dilemmi delle ragazze della new generation che le nuove scrittrici trasformano in letteratura elaborando contrasti stridenti in sintesi originali. Il nodo per tutte queste scrittrici è la fascinazione nei confronti dell’antica tradizione, anche mistica e religiosa, unita all’esigenza di riscoprirla in chiave contemporanea, in un percorso non privo di insidie e disagi soprattutto per chi è cresciuto ed è stato educato fra Inghilterra e Stati Uniti.
 

Ritorno alle origini per lavanya sankaran

Esemplari sono i protagonisti dei racconti de “Il tappeto rosso - Storie di Bangalore” (Marcos y Marcos, Ä 14) della talentuosa Lavanya Sankaran. Nella raccolta troviamo la giovane Priya, indiana nata e residente negli USA, che va per la prima volta in India e ascolta, fra il rapito e lo scettico, le parole sagge di un vecchio zio. O lo yuppie appena reimpatriato che vive sulla propria pelle le contraddizioni del sistema familiare e sociale. Il gap generazionale e culturale è il motivo che ritorna di continuo nel libro, descritto con gentile ironia e capacità di introspezione.

Intervistata da Yoga Journal, la Sankaran spiega il processo in atto: «Gli indiani sono perfettamente capaci di muoversi fra i diversi aspetti della vita: di lavorare in un ufficio del XXI secolo e di indossare un abito che risale a centinaia di anni addietro, il sari, e partecipare a cerimonie religiose millenarie. Certo, la pressione del lavoro come lo intendiamo oggi e l’emergere del materialismo di stampo occidentale stanno rendendo più difficile l’aggancio alla tradizione spirituale. Ma ora più che mai è importante riuscirci e noi scrittori contribuiamo innanzitutto con la nostra arte: perché ogni vera espressione artistica è anche un viaggio spirituale. Gli scrittori indiani moderni esplorano tali temi in modo esplicito, e anche questa non è una novità: la possiamo rintracciare già nella grande epica indiana, nel “Mahabharata”. Scriviamo di trasformazioni sociali, di vie per riconciliare percorsi personali e storia di un’intera comunità, parliamo di politica e di spiritualità. L’India è la nostra musa».

Declinazioni al femminile: da anita a kiran desai

Nella letteratura indiana le scrittrici si passano il testimone da madre a figlia. Un caso per tutti è quello di Anita Desai e di sua figlia Kiran: se, infatti, Anita è stata fra le protagoniste della nascita della moderna letteratura indiana in lingua inglese (in Italia pubblicata da Einaudi), ora è sua figlia a scalare le vette del successo. Kiran Desai ha vinto nell’ottobre scorso il Booker Prize, il più prestigioso riconoscimento letterario britannico. Ha solo 35 anni ed è la più giovane donna insignita di tale premio, mentre sua madre era stata nominata in passato per ben tre volte senza mai uscirne vincitrice.

Cosa che invece è riuscita a Kiran con il romanzo “Eredi della sconfitta” (in febbraio arriverà nelle nostre librerie, da Adelphi, mentre è già pubblicato “La mia nuova vita sugli alberi”, Mondadori, Ä 7,23). Kiran ha dedicato libro e premio a sua madre e all’India, affermando, subito dopo, che nonostante le lunghe permanenze negli Stati Uniti e in Inghilterra, lei si sente indiana, indianissima, e quando deve scrivere è lì che torna in cerca di ispirazione. “Eredi della sconfitta” è una storia in bilico fra Oriente e Occidente (i luoghi dove si snoda la vicenda sono le falde dell’Himalaya,  New York e l’URSS degli anni ‘80):  la nipote teenager del protagonista maschile, un giudice indiano,  porta scompiglio nella quiete delle vette più alte del mondo.

Tre scrittrici in viaggio

L’India è una terra fertile di storie, suggestioni, intrecci di vita che innescano la narrazione, in un fiume in piena di trame e racconti. E ciascuna raccoglie a suo modo l’humus, narrando vicende talvolta velate di magia e misticismo, come in “Lontano dal Paradiso” di Anuradha Majumdar (Fazi, Ä 14,50), autrice che vive nella comunità spirituale di Auroville e che si diverte a intessere trame con gatti reincarnati e guaritori musicisti. O storie che ti fan venire voglia di mangiare, tanto sono colme di spezie, odori, cucina, pakora e chapati fumanti, oltre che di riflessioni sui destini di una folla di personaggi femminili come nel romanzo “La vendetta della melanzana” di Bulbul Sharma (Marcos y Marcos, Ä 12,39)

Un’altra stella del planetario della nuova letteratura indiana è Shobhaa Dé: giornalista di Bombay  tanto bella quanto famosa, venerata da uno stuolo di fan per le sue rubriche sui periodici femminili e considerata una maestra di stile. Affascinante ex modella, a proprio agio in sontuosi gioielli tradizionali come in raffinati tailleur, con una carriera di successo e amata come se fosse una star del cinema, è autrice di “Sorelle” (Tea, Ä 8,50): storia di un universo femminile non sempre amoroso raccontato con una prosa disinibita.

In “Cuccette per signora” (Neri Pozza, Ä 16,00) di Anita Nair, scrittrice di Bangalore, sono ancora le donne al centro delle vicende. Signore e signorine chiacchierone e piene di energia, che hanno molto da raccontare di sé perché le loro vicende personali coincidono talvolta con la Storia. La Nair è autrice anche del recente “Padrona e amante” (Neri Pozza, Ä 18,00), ambientato nel Kerala, terra della danza Kathakali e delle arti tradizionali, che fa da scenario a una struggente e impossibile storia d’amore fra un violinista inglese e una donna indiana già sposata. Perché l’India è anche questo: una calda, avvolgente sensualità, capace di catturare da sempre lettori e viaggiatori. Approcci diversi, ma tutti capaci di mescolare lacrime e sorriso, in una positiva apertura alla vita e alle novità che essa serba.


 

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