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Colonna vertebrale e Cervicale

Una buona gestione di collo e testa è indispensabile per ottenere il massimo degli effetti benefici dallo yoga.

di Antonella Malaguticervello.respira.1

Che l’uomo derivi dalla scimmia è nozione comune, ma forse non tutti conoscono il ruolo fondamentale che la colonna vertebrale gioca nell’evoluzione umana, a livello antropologico e fisiologico. Ne parliamo con Mario Longhin, insegnante di Yoga, allievo diretto di André Van Lysebeth e di altri celebri maestri tra cui Swami Sadhanananda Giri Sadguru di Kriya Yoga, osteopata e fondatore del metodo Spine Yoga (www.spimeyoga.it). “La colonna vertebrale è la sintesi di ogni aspetto della nostra vita, nel corso dell’evoluzione, il cervello dell’essere umano si è fortemente sviluppato quando l’uomo è stato in grado di compiere un percorso di 30-40 km al giorno, fatto che si è reso possibile solo quando ha raggiunto la posizione verticale. È dimostrato, infatti, che il movimento fisico ha relazione diretta con il cervello. Esiste una stretta relazione tra muscoli e sistema nervoso. Nel mondo contemporaneo la maggior parte di noi soffre di squilibrio muscolare: presenta alcuni muscoli eccessivamente rilassati e altri troppo contratti, con iper sollecitazione del sistema simpaticotonico. Questa condizione porta a disturbi della digestione, del sonno, di relazione”, continua Longhin: “distendere la muscolatura in senso yogico, grazie a un allungamento passivo, che risponde al requisito di assenza di sforzo, ha l’effetto di bilanciare sistema simpatico e parasimpatico”.

 

 

Il sistema binario della vita

In questo percorso di bilanciamento lo yoga agisce attraverso il principio di compressione-distensione, non solo muscolare: “tutta la fisiologia e lo yoga rispondono ai concetti di dukka e sukka, pieno e vuoto” ci spiega Longhin. “Anche la colonna vertebrale è una successione di dukka e sukka: l’osso è la parte piena, il disco è la parte vuota. Se guardiamo la struttura della colonna nel suo complesso ritroviamo l’alternanza fra vuoto e pieno anche nel disegno delle curve sacrale, lombare, dorsale e cervicale. Se alteriamo questi spazi si crea uno squilibrio, e lo squilibrio è la causa prima di ogni patologia”.

 

 

La fascia cervicale,

E’ una struttura connettivale che forma “una sorta di seconda pelle” che avvolge muscoli, vasi e organi cervicali: connette trapezio, mandibola, nuca, clavicola e scapola, aderisce allo sterno e scende fino al pericardio, passando per laringe, trachea, carotide e tiroide. “L’importanza dell’azione degli asana in questa regione, e di tecniche specifiche quali sitali pranayama, jalandhara bandha, ujjayi pranayama, kechari mudra, per citare le più note” specifica Mario Longhin. “Le pratiche relative alla regione cervicale producono effetti fisiologici che possono influenzare positivamente vista, udito, deglutizione, qualità della voce, memoria, capacità di concentrazione, equilibrio, tiroide, qualità del sonno, irrorazione del cervello, giocando un ruolo fondamentale nell’equilibrio generale dell’organismo”. La fascia cervicale situata nell’area della gola, in particolare, è punto d’incontro di vari sistemi e funzioni: sistema gastrico, respiratorio, rachide cervicale e ormonale. “Quando questa zona non è in equilibrio comunica il suo disagio attraverso vari segnali: tosse, disfonie, disfagie, faringite, laringite, vertigini, cervicalgia, difficoltà di masticazione, senso di nodo alla gola, disturbi visivi”. Patologie che si ripercuotono sul resto dell’organismo, perché il ritmo pieno/vuoto della struttura dell’asse verticale del corpo umano è scandito da una serie di “porte”, chiamati diaframmi, collegati tra loro.

 

 

L’osso è mobile

Se è abbastanza intuitivo comprendere come il principio polare agisca nella zona del collo e della cervicale, è più difficile capire come questa alternanza possa agire anche a livello di testa e cranio. intorno agli anni Trenta del Novecento, il dott. W.G. Shutherland ha scoperto che il cranio si espande come i polmoni e la cassa toracica: nella persona sana le ossa temporali si muovono in modo impercettibile, come le branchie dei pesci. Se avvengono traumi emotivi o fisici o da parto, può manifestarsi un’alterazione di questo ritmo intracranico, che condiziona la postura e la fisiologia della persona, con conseguenze quali mal di testa, disturbi in vista, udito, problemi di equilibrio”.

Le ossa, dunque, sono mobili, respirano, rispondono anch’esse al ritmo di pieno e vuoto. Questa natura ossea, più morbida di quanto appare, ha diretti e importanti risvolti sulla salute e sulla pratica yogica: “quando facciamo meditazione dobbiamo prima di tutto sentire la volta cranica fluida: se abbiamo il cranio contratto non possiamo meditare”. Questo è il primo dato di fatto, che con tutta probabilità cambia radicalmente i presupposti della meditazione della maggior parte dei praticanti. Continua Longhin: “Per meditare dobbiamo poi prendere consapevolezza della volta cranica e sentire che si espande: durante l’inspirazione le tempie si deprimono, durante l’espirazione le tempie si dilatano.

 

 

Il cranio

Definito lo “scrigno della coscienza e della conoscenza”; e la chiave che apre questo scrigno è il terzo occhio, ossia il sesto chakra. “ E’ pulsante, contiene il cervello e le ghiandole pituitaria e pineale; il cervello galleggia nel liquido cefalo rachidiano che ha una pulsazione automatica chiamata movimento respiratorio primario (che inizia prima del battito cardiaco e si mantiene anche dopo la morte fisica), che si espande e si contrae a un ritmo di 7-14 cicli al minuto. Molte tecniche lavorano su questo liquido, tra queste anche il mantra OM, che crea una vibrazione nel liquido rachidiano trasmettendo un massaggio a tutto l’organismo. Anche i muscoli facciali devono essere sempre coinvolti nella pratica, e devono essere rilassati. In sostanza, se non sorridi non stai facendo yoga”.

 

5 centesimi per la tua attenzione

Prendiamo una monetina da 5 centesimi di rame, puliamola accuratamente con aceto e conserviamola solo per questo scopo. Appoggiamola al centro della nostra fronte, facendola aderire bene alla pelle, e concentriamoci su di essa per pochi minuti. È una tecnica semplice, ma straordinaria, per prendere consapevolezza del terzo occhio. Un trucchetto per tutti, anche per chi non pratica regolarmente yoga”.

Che l’uomo derivi dalla scimmia è nozione comune, ma forse non tutti conoscono il ruolo fondamentale che la colonna vertebrale gioca nell’evoluzione umana, a livello antropologico e fisiologico. Ne parliamo con Mario Longhin, insegnante di Yoga, allievo diretto di André Van Lysebeth e di altri celebri maestri tra cui Swami Sadhanananda Giri Sadguru di Kriya Yoga, osteopata e fondatore del metodo Spine Yoga (www.simeyoga.it). “La colonna vertebrale è la sintesi di ogni aspetto della nostra vita, nel corso dell’evoluzione, il cervello dell’essere umano si è fortemente sviluppato quando l’uomo è stato in grado di compiere un percorso di 30-40 km al giorno, fatto che si è reso possibile solo quando ha raggiunto la posizione verticale. È dimostrato, infatti, che il movimento fisico ha relazione diretta con il cervello. Esiste una stretta relazione tra muscoli e sistema nervoso. Nel mondo contemporaneo la maggior parte di noi soffre di squilibrio muscolare: presenta alcuni muscoli eccessivamente rilassati e altri troppo contratti, con iper sollecitazione del sistema simpaticotonico. Questa condizione porta a disturbi della digestione, del sonno, di relazione”, continua Longhin: “distendere la muscolatura in senso yogico, grazie a un allungamento passivo, che risponde al requisito di assenza di sforzo, ha l’effetto di bilanciare sistema simpatico e parasimpatico”.

 

 

Il sistema binario della vita

In questo percorso di bilanciamento lo yoga agisce attraverso il principio di compressione-distensione, non solo muscolare: “tutta la fisiologia e lo yoga rispondono ai concetti di dukka e sukka, pieno e vuoto” ci spiega Longhin. “Anche la colonna vertebrale è una successione di dukka e sukka: l’osso è la parte piena, il disco è la parte vuota. Se guardiamo la struttura della colonna nel suo complesso ritroviamo l’alternanza fra vuoto e pieno anche nel disegno delle curve sacrale, lombare, dorsale e cervicale. Se alteriamo questi spazi si crea uno squilibrio, e lo squilibrio è la causa prima di ogni patologia”.

 

 

La fascia cervicale,

E’ una struttura connettivale che forma “una sorta di seconda pelle” che avvolge muscoli, vasi e organi cervicali: connette trapezio, mandibola, nuca, clavicola e scapola, aderisce allo sterno e scende fino al pericardio, passando per laringe, trachea, carotide e tiroide. “L’importanza dell’azione degli asana in questa regione, e di tecniche specifiche quali sitali pranayama, jalandhara bandha, ujjayi pranayama, kechari mudra, per citare le più note” specifica Mario Longhin. “Le pratiche relative alla regione cervicale producono effetti fisiologici che possono influenzare positivamente vista, udito, deglutizione, qualità della voce, memoria, capacità di concentrazione, equilibrio, tiroide, qualità del sonno, irrorazione del cervello, giocando un ruolo fondamentale nell’equilibrio generale dell’organismo”. La fascia cervicale situata nell’area della gola, in particolare, è punto d’incontro di vari sistemi e funzioni: sistema gastrico, respiratorio, rachide cervicale e ormonale. “Quando questa zona non è in equilibrio comunica il suo disagio attraverso vari segnali: tosse, disfonie, disfagie, faringite, laringite, vertigini, cervicalgia, difficoltà di masticazione, senso di nodo alla gola, disturbi visivi”. Patologie che si ripercuotono sul resto dell’organismo, perché il ritmo pieno/vuoto della struttura dell’asse verticale del corpo umano è scandito da una serie di “porte”, chiamati diaframmi, collegati tra loro.

 

L’osso è mobile

Se è abbastanza intuitivo comprendere come il principio polare agisca nella zona del collo e della cervicale, è più difficile capire come questa alternanza possa agire anche a livello di testa e cranio. intorno agli anni Trenta del Novecento, il dott. W.G. Shutherland ha scoperto che il cranio si espande come i polmoni e la cassa toracica: nella persona sana le ossa temporali si muovono in modo impercettibile, come le branchie dei pesci. Se avvengono traumi emotivi o fisici o da parto, può manifestarsi un’alterazione di questo ritmo intracranico, che condiziona la postura e la fisiologia della persona, con conseguenze quali mal di testa, disturbi in vista, udito, problemi di equilibrio”.

Le ossa, dunque, sono mobili, respirano, rispondono anch’esse al ritmo di pieno e vuoto. Questa natura ossea, più morbida di quanto appare, ha diretti e importanti risvolti sulla salute e sulla pratica yogica: “quando facciamo meditazione dobbiamo prima di tutto sentire la volta cranica fluida: se abbiamo il cranio contratto non possiamo meditare”. Questo è il primo dato di fatto, che con tutta probabilità cambia radicalmente i presupposti della meditazione della maggior parte dei praticanti. Continua Longhin: “Per meditare dobbiamo poi prendere consapevolezza della volta cranica e sentire che si espande: durante l’inspirazione le tempie si deprimono, durante l’espirazione le tempie si dilatano.

 

Il cranio

Definito lo “scrigno della coscienza e della conoscenza”; e la chiave che apre questo scrigno è il terzo occhio, ossia il sesto chakra. “ E’ pulsante, contiene il cervello e le ghiandole pituitaria e pineale; il cervello galleggia nel liquido cefalo rachidiano che ha una pulsazione automatica chiamata movimento respiratorio primario (che inizia prima del battito cardiaco e si mantiene anche dopo la morte fisica), che si espande e si contrae a un ritmo di 7-14 cicli al minuto. Molte tecniche lavorano su questo liquido, tra queste anche il mantra OM, che crea una vibrazione nel liquido rachidiano trasmettendo un massaggio a tutto l’organismo. Anche i muscoli facciali devono essere sempre coinvolti nella pratica, e devono essere rilassati. In sostanza, se non sorridi non stai facendo yoga”.

 

euro_muenzen_5_cent_20075 centesimi per la tua attenzione

Prendiamo una monetina da 5 centesimi di rame, puliamola accuratamente con aceto e conserviamola solo per questo scopo. Appoggiamola al centro della nostra fronte, facendola aderire bene alla pelle, e concentriamoci su di essa per pochi minuti. È una tecnica semplice, ma straordinaria, per prendere consapevolezza del terzo occhio. Un trucchetto per tutti, anche per chi non pratica regolarmente yoga”.

 

 

 

 

 

 

 

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