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David Swanson

Secondo Swanson l'Ashtanga è per tutti, se adattata ai propri limiti

di Francesco Satta

 

David_SwansonÈ difficile non rimanere affascinati quando si ammira la naturalezza e la leggerezza con cui un maestro come David Swanson entra ed esce dalle posizioni, inanellando lunghe sequenze di asana, legati gli uni agli altri “come perle di una collana”. Per ottenere simili risultati ci vuole tempo, costanza e volontà, come dimostra la storia personale di Swenson.

 

Per tutti secondo le proprie possibilità

 

Decisamente fisico, dinamico e intenso, spesso definito simile a una danza, l’Ashtanga è un tipo di Yoga che spaventa molti praticanti abituati ad approcci più morbidi, tanto che c’è chi pensa che sia adatto solo a persone giovani, forti e flessibili, se non addirittura unicamente alla portata di atleti e ballerini.

Di tutt’altra idea è invece Swenson. Nei tre giorni del suo primo workshop in Italia, lo scorso dicembre in una palestra a San Lazzaro di Savena alle porte di Bologna, ha spiegato ai suoi allievi che l’Ashtanga è per tutti, a condizione di adattare la pratica ai propri limiti.

 

I diversi elementi

 

Asana, ujjayi, bandha, vinyasa e dristi sono gli ingredienti teorici presentati da Swenson in una seduta di domande e risposte il primo giorno del seminario. Questi elementi, integrati l’uno con gli altri, permettono di ottenere la giusta pratica. Gli asana sono sostanzialmente simili a quelli di altri tipi di yoga e, in particolare, del metodo Iyengar. Infatti, sia Pattabhi Jois che B.K.S. Iyengar sono stati allievi di Krishnamacharya nel Sud dell’India, sviluppando però due stili differenti.

Grazie quinndi al respiro ujjay e ai bandha, nel corpo si sviluppa un grande calore, spesso accompagnato da grande sudorazione, mentre i dristi, cioè la messa a fuoco dello sguardo in punti precisi, aiutano a mantenere la giusta concentrazione.

 

Praticare per se stessi

 

Il secondo giorno Swenson ha guidato la classe nella “prima serie” dell’Ashtanga: dopo dieci Surya Namaskar (Saluto al Sole), eseguiti in due varianti, seguono ben 32 diverse posizioni che spaziano da quelle in piedi e di equilibrio come Trikonasana e Virabhadrasana, alle flessioni in avanti da seduti, come Paschimottanasana e Janu Sirsasana a quelle indietro, come Setu Bandha Sarvangasana, per concludere con posizioni capovolte come Sarvangasana e Sirsasana e, infine, Padmasana. Una sequenza impegnatica che richiede, a un praticante già esperto, circa novanta minuti.

Attraveso poi dei giochi di coppia, Swenson è stato in grado di svelare alcuni segreti che rendono molto più accessibili queste tecniche, che spesso rappresentano una seria difficoltà per molti praticanti.

 

Conoscenza a strati

 

La novità dell’ultimo giorno è stata l’introduzione alla “seconda serie” dell’Ashtanga: alcune posizioni nuove fra cui molti piegamenti all’indietro come Ustrasana e Dhanurasana ed equilibri sulle mani come Bakasana.

Al termine di tre giorni intensi è rimasta la sensazione di essersi appena affacciati su un mondo pieno di promesse: “Per me lo yoga è come le lasagne -ha scherzato Swenson- uno strato sopra l’altro di cose da conoscere”. Non resta altro da fare che praticare.

A tu per tu con David Swenson

Questa è la prima volta che insegna in Italia. Qual è la sua impressione?

 

“Qui le persone sono calde, socievoli e simpatiche. Trovo un grande entusiasmo. Credo che il dovere di un insegnante sia proprio questo: mantenere vivo l’entusiasmo dei suoi allievi”.

 

Lei ha iniziato a praticare in Texas nel 1969. Che cosa è cambiato da allora? Si può dire che lo yoga sia entrato nella cultura comune?

 

“Molte cose sono cambiate: all’epoca ci fu persino chi chiamò la polizia quando vide me e mio fratello Doug praticare: pensavano che stessimo adorando il demonio! La popolarità dello yoga è cresciuta molto negli ultimi cinque anni. Questo è il risultato del lavoro di molti maestri che per vent’anni sono andati in giro per il mondo piantando semi che ora cominciano a dare frutti”.

 

Pensa che questa popolarità possa portare anche a uno svilimento commerciale dello yoga?

 

“La popolarità implica sia un numero crescente di praticanti sia una crescente commercializzazione. Ma questo non è necessariamente un male: non importa su che tappetino pratichi, in che palestra, con quale maestro, o se fai l’Ashtanga perché lo fa Madonna. L’importante è praticare”.

 

Molti di noi trovano difficile conciliare lo yoga con le necessità della vita quotidiana. Cosa suggerisce?

 

“Bisogna essere realistici. Occorre conoscere il tempo che si ha a disposizione e praticare, magari solo venti minuti tre volte alla settimana, per esempio, ma il segreto è la regolarità. Meglio poco, ma costantemente, che tre ore di fila una volta al mese. È difficile da fare, ma la ricompensa è grande. Del resto, molte cose buone sono difficili da ottenere. Vedo lo yoga come una relazione sentimentale: all’inizio sei pazzo d’amore e tutto è facile, ma poi, per poter andare avanti, si deve cercare un modo diverso per sviluppare il rapporto. Bisogna anche tenere presente che lo yoga è qualcosa di più degli asana. Lo yogi sa applicare i benefici della pratica a tutti gli aspetti della vita, portandovi la pace. Basta poco, come semplicemente raccogliere della spazzatura, perché uno yogi renda un posto un po’ migliore di com’era prima”.

 

L’Ashtanga è un tipo di yoga molto intenso. Davvero è per tutti?

 

“È difficile, ma chiunque lo voglia può farlo. Bisogna avere la volontà di investire tempo nella pratica. Non è necessario essere forti o flessibili, ma non si può essere pigri. Dico sempre che l’Ashtanga non è per tutti, ma è per ognuno. Comunque, ci sono molti buoni stili di yoga e consiglio di sperimentarne diversi prima di scegliere”.

 

Glossario

 

Ashtanga: significa “otto membra”, in riferimento agli otto gradini dello yoga definiti da Patanjali negli “Yoga Sutra”

Ujjayi: nell’Ashtanga Yoga la respirazione Ujjayi è eseguita con entrambe le narici sia in inspirazione che in espirazione e va mantenuta per tutta la pratica

Bandha: sono le contrazioni muscolari di determinate parti del corpo

Dristi: è la concentrazione dello sguardo

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