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Addio e grazie Lee

Ricordo per un maestro dell'improvvisazione

di Adalberto Baldini

Nella caccia interminabile all’intuizione melodica dell’improvvisazione jazz, sta l’integrità e la bellezza della musica. Nel buddismo Zen giapponese l’illuminazione che annulla le differenze tra colui che osserva e l’oggetto osservato si può esperire solo per via intuitiva: si dice Satori, il termine giapponese che Lee Konitz nel 1975 scelse come titolo per uno dei suo album più belli ( qui) 

 

 

il 15 aprile Leon Konitz è morto a New York per una polmonite complicata dal covid-19.  Il prossimo 13 aprile avrebbe compiuto 93 anni, suonava il sassofono contralto da quando ne aveva 15 ed era davvero un maestro. Classe 1927, la stessa di Miles Davis, entrambi dunque vissero gli anni migliori nel pieno dell’età d’oro dell’arte d’oltreoceano, musica in testa.

 

Miles Davis, Lee Konitz, and Gerry Mulligan

C’è una foto che li ritrae uno accanto all’altro, scattata durante la registrazione passata alla storia come “birth of the cool”: la dozzina di brani incisi all’inizio del 1949, aprì alla musica afroamericana prospettive simili alla rivoluzione armonica europea di fine ‘800 e questo grazie anche al timbro lunare di Konitz, impostosi a 22 anni, come l’unica valida alternativa all’allora imperante Charlie “Bird” Parker.

 

 

 

Nel jazz come nello yoga e nella meditazione  si sperimenta, attraverso l’intuizione, ogni volta a inventare una melodia nuova sul “giro” di una canzone suonata un milione di volte. Come un Saluto al Sole interminabile e ogni volta differente. In fondo la parola “improvvisazione” richiama anche “imprevisto”, e poi di un assolo “prevedibile” si può fare tranquillamente a meno… Qualcuno oggi la chiama “composizione istantanea” lo stile cosiddetto “cool” della scuola tristaniana, Lee Konitz in testa, la praticava già alla fine degli anni ’40, ma il Maestro preferiva usare la vecchia denominazione barocca di “tema e variazioni”, non a caso Bach per Tristano era Dio. Spesso con Lee lo sconfinamento in territori armonici inesplorati da rischio nefasto si trasformava in sfida: tante le note “strane” e anche il silenzio a volte poteva diventare musica. Il pianista Clare Fischer ricorda l’episodio: “toccava a Lee fare l’assolo…la sezione ritmica suonava, gli occhi puntati sul suo sax, ma lui restava in piedi, immobile e assorto. Attese 27 battute prima di cominciare, “aspettavo l’intuizione giusta” mi disse poi”.

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