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Jayadev Jaerschky: faccia d’Angelo

La storia di un ribelle nato per provocare, simbolo dello yoga della gioia

di Rita Bertazzoni

Foto di Ananda

 

Jayadev Jaerschky_1Quando ho incontrato per la prima volta Jayadev ho pensato: «È un angelo». Biondo con gli occhi azzurri, i capelli lisci e lunghi a sfiorare le spalle. Un corpo minuto ma forte, agile ed energico, lo sguardo dolcissimo che sorride dal cuore e si espande nell’infinito. E, poi, la sua voce: calda e avvolgente, esprime calma, amorevolezza e discrezione, ma si fa potente e sicura quando guida un asana o intona un canto al Divino. Ancora non sapevo che il suo nome, in sanscrito, significa “Angelo della Vittoria”. Glielo ha dato molto tempo fa il suo maestro spirituale, Swami Kriyananda (1926-2013), discepolo diretto di Paramhansa Yogananda. «I nomi spirituali sono una direzione di crescita, non una descrizione esteriore» sottolinea lui. Jayadev Jaerschky, tedesco di nascita ma italiano d’adozione, vive da 25 anni nella comunità Ananda: una lunga trasformazione sotto lo sguardo amorevole del suo maestro.

 

Yoga Journal: Qual è stato il tuo cammino per arrivare qui?

Jayadev Jaerschky: Avevo 12 o 13 anni quando ho capito che la mia strada sarebbe stata un viaggio interiore e non avrebbe percorso sentieri comuni. Ho iniziato Hatha Yoga a 14 anni e, benché avessi imparato anche a meditare regolarmente, lo consideravo un approccio troppo fisico e superficiale. Poi un giorno, grazie alla mia insegnante tedesca, ho conosciuto Paramhansa Yogananda, il sentiero del Kriya Yoga e l’Ananda Yoga trasmesso dal suo discepolo diretto, Swami Kriyananda. Ho così ritrovato la profondità e la bellezza dello yoga: la gioia e la realizzazione del sé. Poi a 20 anni sono andato in India dove ho visitato ashram legati alla tradizione di Yogananda e ho deciso che mi sarei dedicato totalmente alla ricerca spirituale sulla via del maestro indiano. A 23 anni il mio inquieto pellegrinaggio mi ha portato ad Ananda Assisi dove ho trovato la mia famiglia spirituale e qui vivo da allora.

 

È qui che hai incontrato Swami Kriyananda? Come ti ha trasformato la sua presenza?

A quell’epoca Swami non viveva nell’ashram di Assisi ma vi soggiornava una volta all’anno per poche settimane. Quando venne ad Ananda poco dopo il mio arrivo, lo accolsi con un atteggiamento di sfida, come ero solito fare allora. Fin da bambino ero scettico e ribelle nei confronti di qualunque autorità, figuriamoci di una guida spirituale! Così lo investii di domande provocatorie e incalzanti su quello che aveva scritto, contestando ciò che avevo letto nei suoi libri rispetto a ciò che avevo imparato fino ad allora. Furono le sue risposte, sincere, rispettose e pacate, a convincermi che mi trovavo di fronte a una persona fuori dal comune. C’è un episodio, in particolare, che mi piace ricordare di quei primi tempi, che ha segnato la mia trasformazione. Un giorno Swami invitò noi giovani, allora eravamo solo 4 o 5, al ristorante. Ero piuttosto agitato all’idea di sedermi accanto a lui, in quel periodo ero particolarmente litigioso e aggressivo. Durante la conversazione, ad un certo punto Swami si rivolse a me scrutandomi intensamente: «Boris (il mio nome di battesimo), tu sei un gioiello». Rimasi profondamente toccato dalle sue parole, che arrivarono dopo quelle, ben diverse, di un fratello della comunità: «non vedo nessuna luce in te». Davanti a me c’era qualcuno che riusciva a vedere il mio lato migliore, che credeva in me nonostante mi stessi comportando in modo riprovevole. Sentii che Swami era diventato il mio angelo custode e seppi che con lui sarei sempre stato al sicuro. Da allora mi sono riproposto di vedere in ogni persona il gioiello nascosto, anche quando è velato da atteggiamenti inopportuni o apparenti manchevolezze, è con questo spirito che ho intrapreso l’insegnamento dell’Ananda Yoga. Il mio obiettivo principale non è insegnare delle posizioni fisiche ma aiutare gli studenti a riconoscere e tirare fuori il meglio di sé, quel gioiello che loro stessi spesso non vedono o non credono di avere. Lo yoga è solo uno strumento.

 

Jayadev Jaerschky_2Di trasformazione?

Per natura sono sempre stato un eremita e per molti anni ho vissuto come un monaco anche se non lo ero formalmente. Nessuno può immaginare, per esempio, quanto la timidezza e la paura di parlare in pubblico mi avessero bloccato all’inizio. Venticinque anni fa non avrei mai creduto che sarei diventato un insegnante perché stare in mezzo alla gente era quasi insostenibile per me. Poi, passo dopo passo, ho capito che la strada giusta non era l’isolamento ma la condivisione. Non è stato facile ammetterlo e intraprendere questa nuova direzione. Mi hanno aiutato lo yoga e Kriyananda. In questo senso è molto significativo il nome spirituale che lui ha scelto per me. Jayadev, “Angelo della Vittoria”, mi è stato dato nel momento in cui mi sono fidanzato con Sahaja, che successivamente è diventata mia moglie, per farmi capire che la vita di coppia non è meno spirituale o inferiore di quella di un monaco.

 

Quali sono le caratteristiche dell’Ananda Yoga e in cosa si differenzia dagli altri stili?

È lo yoga della gioia e della realizzazione del Sé. Nasce dalla tradizione, secondo gli insegnamenti di Patañjali, che lavora su tutti i livelli, corpo, mente e spirito con un’enfasi particolare a quest’ultimo aspetto. Scopo dell’Ananda Yoga, infatti, è l’espansione della coscienza, il raggiungimento di una consapevolezza più elevata. Ananda, significa proprio questo: gioia infinita, beatitudine. Si lavora sul corpo attraverso gli asana classici dell’Hatha Yoga, con attenzione alla precisione tecnica e all’allineamento corretto per ottenere benefici fisici. Ogni asana per noi è l’espressione esteriore di una qualità dell’anima: l’amore, la calma, la saggezza e così via. Per questo accompagniamo le posizioni con affermazioni mentali specifiche che sottolineano queste qualità e stimolano la mente a sintonizzarsi su atteggiamenti positivi. Per esempio, praticando Vrksasana, la posizione dell’Albero, affermiamo mentalmente “Sono calmo, sono sereno”. L’uso delle affermazioni, introdotto da Kriyananda, è una caratteristica unica del nostro stile. Consente di sperimentare qualità interiori che ognuno ha nella propria natura.

 

Alcune affermazioni contengono la parola dio…

Questo è un altro aspetto che ci caratterizza e differenzia da altre scuole. Non escludiamo dalla nostra pratica il concetto di Dio, Spirito, Coscienza, Sé superiore, comunque lo si intenda o lo si chiami, anzi ci apriamo a questa dimensione. Ma non siamo tanto spirituali da trascurare il corpo, al contrario partiamo da esso per poi andare oltre. E lo facciamo imparando a sentire l’energia sottile risvegliata durante l’asana. Un fine lavoro di interiorizzazione ed elevazione: “Dentro e in alto” è il nostro mantra. Ananda Yoga è una scuola più spirituale di altre, forse, ma fa anche sudare parecchio!

 

Jayadev Jaerschky_3Per esempio durante gli esercizi di ricarica…

Gli ‘Esercizi di Ricarica’ sono una nostra caratteristica. Un contributo fondamentale di Paramhansa Yogananda alla scienza dello yoga. Si tratta di una sequenza dinamica di 39 esercizi, semplici da eseguire e per questo adatti a tutti, che insegnano a padroneggiare il prana, la forza vitale, e ad attingere energia dalla sorgente cosmica per distribuirla ai miliardi di cellule del nostro corpo. Il segreto è la forza di volontà con la quale dirigiamo consapevolmente l’energia illimitata che proviene dal cosmo nei tessuti, muscoli e organi, ricaricandoli come una batteria. «Più forte la volontà, più forte il flusso di energia» amava ripetere Yogananda. Questi esercizi ci insegnano a ricevere la potente vibrazione cosmica dell’Aum. Invece di percepire noi stessi come esseri fisici, impariamo a sentirci come corpi di energia. Una tecnica di ascolto e concentrazione che si può applicare anche durante l’esecuzione degli asana per sperimentare una diversa dimensione dello yoga.

 

Quando è nata l’idea di fondare l’Accademia?

L’accademia di Ananda Yoga è nata nel 2007, prima non esisteva una vera e propria formazione ufficialmente riconosciuta. Oggi l’Accademia Europea di Ananda Yoga offre programmi di formazione e approfondimento per diventare insegnanti certificati a livello internazionale. La caratteristica di questa scuola non è solo l’alta qualità nella preparazione ma la volontà di formare una famiglia yogica. La scuola non offre una pratica e una tecnica fini a se stesse ma una comunità di amicizia, gioia e sostegno.

 

Oltre all’insegnamento dello yoga, tu scrivi, canti, suoni…

La musica è fondamentale nella mia vita e nell’Ananda Yoga perché stimola il cuore che è motore di ogni cosa. Fare yoga con il cuore significa avere molta energia. Iniziamo ogni seduta con un canto che apre il cuore e regala gioia.

 

Sta per uscire il tuo libro sul Kriya Yoga. Ce ne parli?

Il Kriya Yoga, che caratterizza fortemente il nostro percorso, è una pratica antichissima e molto avanzata per l’evoluzione spirituale che Yogananda chiamò ‘realizzazione del sé’. Fa parte dell’antica scienza del Raja Yoga, esposta da Patañjali negli Yoga Sutra e da Sri Krishna nella Bhagavad Gita. Nel libro spiego i vari aspetti di questa efficacissima pratica ma non la tecnica vera e propria, che può essere rivelata solo per iniziazione a chi sceglie di dedicarsi a questo sentiero di ricerca spirituale. Il Kriya Yoga è, in questo senso, anche uno stile di vita. Swami Kriyananda mi ha incoraggiato a scrivere questo libro dodici giorni prima di lasciare il corpo. Lo considero un omaggio al mio maestro e al suo infinito amore.

 

Jayadev Jaerschky_4Ayadev Jaerschky

Fondatore e direttore della Scuola Europea di Ananda Yoga, nella tradizione di Paramhansa Yogananda e della realizzazione del Sé, è autore di diversi libri sullo yoga, tra cui il bestseller “Respira che ti passa!”, “L’eterno presente”, la collana Yogatherapy (“Vincere il mal di schiena”, “Vincere lo stress”, “Vincere l’insonnia”), il dvd “Gli esercizi di ricarica di Paramhansa Yogananda” e il libro in uscita “Kriya Yoga, il manuale completo per la libertà interiore”. Guida pellegrinaggi nei luoghi sacri dell’India e dell’Himalaya.

 

Aprile 2014

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