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Fà la cosa giusta!

Quella adeguata alla situazione, che tenga conto anche delle ragioni dell'altro e che parta sempre dall’ascolto sincero

di Stefano Bettera

 

Recentemente un gruppo di medici di un ospedale veneto si è trovato di fronte ad una decisione davvero complessa: un giovane motociclista era stato ricoverato d’urgenza in stato di coma per un gravissimo incidente. L’equipe dei chirurghi si è resa conto che l’unico intervento che poteva essere risolutivo non solo non era compreso nel protocollo ospedaliero, ma era addirittura vietato per la sua alta pericolosità. I medici hanno deciso di rischiare e hanno proceduto. Il giovane si è risvegliato senza riportare danni importanti. Un vero “miracolo”. Ma come sarebbe andata se questi chirurghi avessero agito solo in base a ciò che era “giusto” fare, a ciò che è comunemente stabilito e accettato? Che ne sarebbe del giovane se di fronte ad una scelta tanto drammatica avessero vinto la logica, la prudenza, l’adeguarsi alla norma? Invece ha prevalso qualcos’altro.

 

 

Il senso di umanità che ci accomuna tutti. Non c’era più un giusto e uno sbagliato.

Come fare la scelta giusta?

Nel buddhismo è famosa la compassione dei bodhisattva, i grandi esseri che vivono per salvare gli altri. Una “missione” con una profonda base etica, incentrata sulla relazione tra un sé e milioni di altri. Questo tipo di relazione è quella in cui, per un momento, diventiamo capaci di dimenticare le nostre priorità, idee sulla vita e su cosa è giusto e opportuno. Vuol dire essere aperti al non conosciuto e all’opportunità di una trasformazione che può guarire. Ma solo se cominciamo da noi stessi e ci mettiamo nei panni di chi ci sta di fronte.

Cosa è morale?

Come possiamo trovare dei punti riferimento che ci confortino di fronte alle scelte che la vita ci pone davanti? Come possiamo dare corpo alla seconda Paramita, chiamata Sila, cioè la condotta morale?

Conta di più il bene di uno o quello di molti? Quale vita merita più di un’altra? Queste sono scelte al limite dell’impossibile, eppure paradossalmente all’ordine del giorno. Il punto è che nessuna di queste scelte è priva di conseguenze e la risposta, se seguiamo ciò che l’insegnamento buddhista ci suggerisce, non è solo figlia del ragionamento. Spesso, la risposta la “sentiamo”, è così impellente che non ci lascia alternativa. È come se il nostro corpo, il nostro “istinto” ci dicesse cosa fare. Ed ecco perché il buddhismo ci insegna a entrare in confidenza con il corpo attraverso la consapevolezza.

Presente nel corpo

La prospettiva di Gotama parte sempre dalla situazione e tiene sempre conto del contesto, delle condizioni reali e del vissuto della persona che ha di fronte. Non dell’idea di persona, ma della persona in carne e ossa. Questo tipo di consapevolezza è dunque sempre una consapevolezza del presente, del contingente, della situazione. Non esiste risposta che vada bene sempre e comunque.

 

Evitare il male

Un altro “criterio” che può essere utile di fronte ad una scelta difficile è quello del bene comune. Ovviamente, più la nostra decisione comporta sofferenza per l’altro, più è arduo capire da che parte stare.

 

Un cuore fertile

Questa prospettiva vuol dire concedersi la libertà da preconcetti, idee fisse, convinzioni che non permettono di “sentire” l’altro. Un’aridità che ci impedisce di affrontare e vivere nel nostro corpo le grandi domande dell’esistenza umana: il mistero del vivere e del morire, come dicevano i maestri cinesi. In generale ciò che favorisce libertà, connessione e non ostacola il processo del vivere è saggio e da perseguire.

Saggio non giusto, compassionevole non vero.

 

Guarire

Ciò che favorisce l’aridità dello spirito è bene evitarlo. Il corpo è “maestro”: ci insegna il limite e ci mette in contatto con la condizione degli altri. Che è la stessa nostra e che non ci lascia altra via se non quella di condividere questo non essere perfetti che ci accomuna tutti.

 

LA MEDITAZIONE DEL TRAMONTO

La meditazione al tramonto consente di vivere uno dei momenti più intimi e intensi della giornata e di riflettere sul fatto che la realtà, inclusi noi, è un processo in continua evoluzione che ci richiede di essere presenti, flessibili e aperti al cambiamento

Come fare:

All’ora del tramonto, entra nell’ottica di non fare niente.

  • Prendi l’impegno di concentrarti solo su quello che sta avvenendo nel momento presente.
  • Puoi scegliere o la meditazione “classica” o puoi sederti su una sedia, un divano o una sdraio. Puoi stare all’aperto o anche a casa.
  • Tieni gli occhi socchiusi per vivere l’esperienza dell’affievolirsi della luce senza avere altre distrazioni.
  • Concentrati sul respiro e sul corpo per tornare al momento presente ogni volta che la mente se ne andrà da un’altra parte.
  • Presta attenzione alla luce che cambia mentre tutto cambia. Ascolta i suoni che ti giungono all’orecchio. Lasciati andare ed entra in sintonia con questo processo. Apri il tuo cuore e la tua mente a tutto ciò che arriva e prova a dire semplicemente “sì”.

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