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Lasciati Essere

Mentire è uno spreco di energie che ci distacca dalla realtà e ci rende estranei a noi stessi

di Sally Kempton

illustrazione di Sarah Wilkins

 

mentireC’è una vecchia storiella su due poliziotti americani che sono in missione per recuperare dei soldi da un contrabbandiere russo. I russi non parlano inglese e gli americani portano con sé un traduttore. Uno dei poliziotti punta una pistola contro la testa del contrabbandiere russo e chiede dove siano stati nascosti i soldi. «Sotto il materasso di mia moglie», dice il contrabbandiere. «Cosa ha detto?» chiede il poliziotto. «Ha detto che non ha paura di morire», dice il traduttore. In una scala da 1 a 10, con le bugie garbate (tipo «questo vestito ti sta benissimo») nella parte bassa della scala e quelle distruttive come quella del traduttore nella parte alta, la maggior parte delle tue bugie cadrà intorno al 3 o al 4 . Queste bugie oramai albergano stabili nella psiche ed emanano costantemente i loro effetti sul tuo modo di essere.

 

Osserva la scia

Come? Con il cinismo, la sfiducia e i dubbi che provi verso te stesso, e il sospetto che altre persone stiano mentendo o nascondendo qualcosa nei tuoi confronti. Riconoscere la strada che le bugie hanno percorso nella coscienza è qualcosa che dovrai affrontare nella tua crescita spirituale. Trenta anni fa, ispirata dalla biografia del Mahatma Gandhi “La mia vita per la libertà”, decisi di praticare la verità assoluta per una settimana. Ho resistito due giorni. Al terzo, quando una persona che stavo cercando di impressionare mi chiese se avessi letto i Brhana Sutra di Vyasa mi sono sentita dire «certo!». Non solo avevo evitato di leggere quel complesso trattato di filosofia vedanta, ma non l’avevo neanche mai visto. Alcuni minuti più tardi ho confessato la mia bugia, e non è stato così difficile. Comunque, la pratica di quella settimana basata completamente sulla verità incondizionata mi ha reso consapevole della rete di menzogne taciute con cui ho sempre vissuto. Ho osservato la finzione di voler piacere a una persona che trovo, in definitiva, irritante. Oppure la maschera di distacco con cui nascondevo il desiderio di essere scelta per un certo lavoro. È stata una settimana educativa, e mi ha condotto nella più corposa pratica di autoanalisi della mia vita. Mi è apparso chiaro come l’onestà sia molto più complicata di quanto sembri.

 

Dilla com’è

Il dibattito sul significato della verità è stato lungamente celebrato e ci sono tre diversi aspetti da prendere in considerazione. Da una parte c’è la posizione assolutista di Patañjali, negli “Yoga Sutra”: satya (verità) è il valore incondizionato su cui si fonda uno yogi. Mai mentire. La posizione opposta, familiare a chi si occupa di politica sia essa di natura governativa, religiosa o aziendale, che possiamo chiamare “utilitaristica”. Ha una natura materialistica e si è forgiata in Occidente con Machiavelli, ma ha origini anche nella cultura indiana con Arthashatra (un antico trattato indiano di scienze politiche, economiche e strategia militare del 300 a.C.): «dire sempre la verità finché una bugia non sia più vantaggiosa». La terza posizione è più bilanciata e si fonda su un profondo lavoro di discernimento. Tiene in grande considerazione la verità, ma anche il fatto che la verità possa avere delle conseguenze dannose, tenendo in uguale considerazione l’altro sutra di Patañjali, la non violenza (ahimsa). La posizione assolutista, sebbene difficile da mantenere, ha il merito di essere semplice, motivo per cui alcuni filosofi e teologi come Immanuel Kant, o personalità spirituali come Sant’Agostino, Patañjali o Ghandi hanno sempre sostenuto che la verità (in termini di nessuna menzogna, mascheramenti, esagerazioni) sia l’unica strada che non vada mai abbandonata. Nessun appiglio. Mentire è l’azione irreversibile verso il decadimento finale. Mentire è uno spreco di energie, una volta fatto bisogna continuare a costruire realtà fittizie per sostenere la menzogna. E questo ci porta a uno stadio più profondo: in termini psichici, mentire ci distacca dalla realtà e ci rende sempre un po’ “alienati” o estranei. Chiunque sia cresciuto in famiglie, comunità e società ove regnano segreti e dissimulazioni, può avere sperimentato questo senso di dissonanza cognitiva. Gli effetti sono socialmente e spiritualmente distruttivi.

 

Il bisogno di mentire

A volte non dire la verità può essere importante per preservare valori più alti. Prediamo esempio da un passaggio del Mahabaratta, il grande poema della tradizione indiana, metafora e ispirazione morale ed etica della cultura indiana (e anche universale). Krishna sta conducendo i coraggiosi Pandava verso la battaglia contro le forze del male, e viene riconosciuto dagli Hindù ortodossi come l’emblema della verità assoluta. Prima della battaglia si avvicina al generale Yudishtira e gli suggerisce di far girare tra le fila nemiche una bugia, con la finalità di demoralizzare l’avversario: il figlio del loro generale Aswatthama è stato ucciso. Suo malgrado e attonito, Yudishtra per la prima volta nella vita mente, perché non può disobbedire a un consiglio di Krishna. L’obiettivo della divinità suprema è di mentire per salvaguardare l’universo dalla sconfitta contro il male. Qualcosa di simile è avvenuto nella II guerra mondiale, quando le forze alleate dissimularono informazioni al controspionaggio nazista, prima dello sbarco in Normandia. Un’altra situazione in cui non dire la verità può essere giudicato etico e morale è quando essa può rivelarsi dannosa a una persona. Dire la verità a un paziente, in merito al suo stato di salute, ad esempio, oppure in alcune situazioni affettive delicate che coinvolgono persone da proteggere. Ma ci possono essere anche dei casi in cui dire la verità si trasforma in un atto di aggressività verso qualcuno. Il criterio con cui calibrare questa potente energia chiamata verità è rispondere alle 4 domande: è vero? è gentile? È necessario? è il momento migliore per dirlo? Meglio riflettere su queste domande per discernere se dire, o meno, l’amara verità.

 

Provare la verità

Vivere nella verità richiede una buona dose di autoanalisi. Prima osserva se e come menti, a te stesso o agli altri, e in seconda battuta comprendi i motivi che ti hanno spinto. Nell’osservarti, considera anche le esagerazioni o le distorsioni per raccontare la realtà a tuo favore. Magari nella descrizione di un incidente, in maniera tale che le colpe e le incomprensioni ricadano al di fuori della tua responsabilità. Oppure quando dici la verità, ma in maniera meccanica, senza la tua partecipazione, come “ti voglio bene” a un amico o al tuo partner mentre sei distratto e interessato ad altre cose. Anche dissimulare un sentimento è una forma di menzogna. Una volta annotate le bugie, prova a comprenderne i motivi. Magari sono di natura tattica, per raggiungere dei tuoi scopi. In genere, la forma più insidiosa di falsità si chiama giustificazione: tattiche per discolparsi, per evitare di riconoscere la differenza tra la maniera in cui vorremmo agire e quella con cui invece realmente ci comportiamo. Il voto di Patañjali di verità incondizionata, nella vita moderna, richiede una totale trasparenza a se stessi, necessita forza, ci impone di fissare lo sguardo senza amarezza e senza autoindulgenza. Solo allora potrai comprendere le enormi possibilità che ti offre la verità.

 

Ritorno al sé

La parola sanscrita satya (verità) ha la sua radice in sat, essere. La verità incondizionata, quella più profonda, è legata alla vera natura dell’essere. Più ci si avvicina a questa sfera, la realtà incondizionata, solamente tua, più facile diventa a poco poco distinguere tra l’istinto di parlare direttamente con il cuore e la pulsione a smussare la realtà. Si coglie la differenza tra parlare solo per dire e cercare parole che ti portino nella parte sacra di te, giusta, vera. Detto questo, tutti noi dovremmo avere maggiore attenzione e rigore nei confronti della verità. Patañjali sostiene che attraverso la verità si raggiunge un potere tale che tutte le parole e le azioni diventerebbero il divino che è in noi.

 

Ricercatori di verità

Prima di andare a letto, fai una pausa per riflettere. Osserva le interazioni con le persone durante la giornata: le conversazioni, le telefonate, i pensieri. Annota se sono stati in armonia, o hanno creato tensioni.

1) Fai una lista su un quaderno. E poi osservala. Trova un filo comune di te stesso, nel bene e nel male. Chiudi gli occhi, porta il tuo respiro alla calma e lascia affiorare la tua coscienza.

2) Se hai mentito, chiediti quali erano le motivazioni: una convezione sociale, proteggere qualcuno, o una situazione. Quali sarebbero le conseguenze nel dire la verità effettiva, rispetto a come hai agito. Cerca di discernere i motivi reali dalle giustificazioni…

3) Concentrati sulla tua coscienza e sul cuore, cerca il coraggio di parlare e agire nell’assoluta verità e nell’amore in altre situazioni simili. Sorridi alla potenza della verità e della compassione. Se resterai nella verità sarai al sicuro.

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