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Le novità fiscali per le Scuole di Yoga

Facciamo il punto sulle normative delle Scuole di Yoga in Italia, in previsione dei cambiamenti del Terzo che avrà i primi effetti dal 2019

Di Emina Cevro Vukovic

Nel dicembre 2016, con la delibera n° 1566, il Consiglio Nazionale del CONI escluse lo yoga dal numero delle discipline che possono iscriversi al Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche. Una decisione che sconcertò molti insegnanti yoga che avevano registrato i loro centri come associazioni sportive dilettantistiche avendo agevolazioni fiscali a loro concesse (chi ci lavora è esentasse fino ai 10.000 euro). Dopo la decisione del Coni c’è stato un periodo di grandi incertezze ma ora le soluzioni possibili sono ben delineate, anche se non soddisfano tutti.

La posizione del CONI

Va detto subito che il CONI- che fa parte del comitato olimpico internazionale- non ritorna sui suoi passi. Non si può essere un insegnante yoga, che si pubblicizza come insegnante yoga, ed essere pagato con le agevolazioni fiscali previste per gli istruttori sportivi. Si può però accedere a una conversione di qualifica, diventare un istruttore di “ginnastica yoga” e godere di queste agevolazioni, ma non sempre è possibile.

  • Un centro yoga può essere una società, un’associazione culturale, un’associazione sportiva dilettantistica. In questo ultimo caso, visto che lo yoga non è riconosciuto come sport, il centro deve convertire il suo insegnamento in “ginnastica yoga” e possibilmente accogliere altre discipline sportive. Quindi, tramite gli enti di promozione sportiva, se il suo statuto è conforme alle finalità sociali previste, può essere iscritto come società sportiva dilettantistica e pagare con regime agevolato i collaboratori che si sono convertiti in istruttori di ginnastica yoga. Và considerato però il costo gestionale del cedolino paga che necessita l’aiuto di un esperto per essere compilato e di altri obblighi burocratici diventati obbligatori con la legge di Bilancio 2018 per tutti i compensi sportivi (serve informarsi bene con un commercialista).

 

  • Il centro, se organizza formazioni o seminari, facilmente si troverò nella necessità di pagare anche collaboratori che non sono istruttori sportivi. Questi hanno solo due possibilità: emettere fattura con partita IVA (le società sportive non possono però scaricarla) o fare una notula per prestazione occasionale (permessa fino ai 5000 totali in un anno). Va ricordato che le società sportive dilettantistiche, attraverso gli Enti di Promozione Sportiva, vengono comunicate al CONI che le pubblica nel Registro Nazionale, che il CONI ha l’obbligo, ogni anno, di trasmettere al Ministero delle Finanze – Agenzia delle Entrate che ovviamente può fare delle verifiche.
  • L’insegnante yoga collaboratore di una associazione sportiva dilettantistica può diventare un” istruttore di ginnastica yoga” convertendo il suo diploma attraverso un Ente di Promozione Sportiva (una pratica che costa 155 euro). Con il tesserino di istruttore può lavorare godendo delle agevolazioni fiscali. Però deve aver frequentato un corso di Primo Soccorso Sportivo Defbrillatore (PSS-D) della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) che di solito dura due giorni, con un costo di circa 80 euro, e può insegnare come istruttore yoga solo in locali adatti all’ attività sportiva, cioè muniti di defibrillatore.
  • L’insegnante yoga collaboratore di una associazione culturale per le sue prestazioni deve emettere fatture con partita IVA oppure una notula per prestazione occasionale (fino ai 5000 euro annue) oppure farsi assumere dalla associazione stessa (ipotesi poco probabile dati gli alti costi fiscali e previdenziali).

 

  • L’insegnante a tempo pieno che “viaggia”. Chi fa dell’insegnamento yoga la sua unica professione, chi tiene seminari e formazioni presso varie associazioni culturali e si sposta in più centri, non può lavorare come istruttore di ginnastica yoga. Deve iscriversi alla partita IVA, emettere fatture con una tassazione che dipende dal reddito e con il relativo versamento INPS.

 

  • L’insegnante a tempo pieno “stanziale”. Chi lavora soprattutto per la sua società o associazione yoga potrebbe valutare di farsi assumere a tempo indeterminato, è la scelta di molti insegnanti professionalmente consolidati che così si assicurano un trattamento pensionistico.

 

 

  • L’insegnante part time, quello che svolge un altro lavoro e organizza qualche classe yoga affittando spazi vari si trova nella situazione più difficile, da solo non riesce a lavorare legalmente. Per emettere ricevute ai suoi allievi dovrebbe iscriversi alla partita Iva, ma se insegna poche ore il costo della gestione della partita IVA rende impraticabile questa via, lavorerebbe per pagare il commercialista. Dovrebbe perciò formare con insegnanti e allievi amici una associazione culturale, in grado di emettere ricevute agli allievi, e farsi pagare dalla associazione con ritenuta d’acconto, se davvero insegna così poche ore da non superare le 5000 annuali. Per altro se la sua attività per quanto piccola (le tipiche1-2 ore alla settimana per 8 mesi) è continuativa (ogni settimana) non potrebbe iscriverla come occasionale. In alternativa dovrebbe tramutarsi in “istruttore di ginnastica yoga”, formare con altri una società sportiva dilettantistica, che emetterà le ricevute agli allievi e che lo pagherà, e affittare sale solo in centri sportivi. Deve ricordare però che le associazioni hanno obblighi precisi (tra cui quello di non accumulare profitto) e spese gestionali non trascurabili.

 

Prima di intraprendere una strada, visto che le normative cambiano in continuazione, è comunque sempre necessario il parere di un fiscalista specializzato in questo campo.

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