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Addestrare lo stress buono

È una reazione naturale per la sopravvivenza. Ma quando diventa cronico, è bene pianificare strategie alternative

 

di Emina Cevro Vukovic

Domare la tigre

Lo stress, nel suo significato originario, indica la capacità di resistenza dei materiali, per esempio quanto possono essere tirati prima che si spezzino. A parità di diametro un filo di ragnatela è sei volte più resistente di un cavo di acciaio, ha cioè un grado di stress migliore. Negli umani questo concetto si modula così: ci sono fattori stressanti (che mettono alla prova la nostra resistenza) e c’è una risposta del nostro organismo, lo stress, che è la capacità di reagire. L’esempio classico è quello della tigre. Semplificando al massimo, se ne trovate una sul cammino, il vostro cuore batterà forte, per pompare più sangue, il sistema nervoso autonomo simpatico farà sì che i vostri surreni rilascino un bel po’ di nor-adrenalina, un potente stimolante, e se siete fortunati tutto questo vi porterà a correre più forte che potete in cerca di un nascondiglio e così salvar vi la pelle. Finito il pericolo, il cuore si calmerà, tutto l’organismo si rilasserà e potrà quindi tornare ad occuparsi della sua normale manutenzione: digerire i l cibo, far fuori virus, produrre globuli rossi e così via.

 

La biologia dello stress

Dunque lo stress è un meccanismo di sopravvivenza ereditato dai nostri antenati cacciatori e corridori (e infatti chi pratica la corsa ne soffre meno). Di fronte al pericolo sfoderiamo vitali risposte organiche ancora prima che la nostra neurocorteccia, un po’ lenta a dire il vero, si accorga di quello che sta succedendo. Quindi, oltre a salvarci la vita, rispolvera e mantiene attive l e nostre capacità di risposta, ci stimola. Una vita senza stress, che fila via liscia senza mai uno scossone, una sfida, un tendere al massimo, mina le nostre possibilità fisiche e mentali. Alla lunga ci renderebbe torpidi, rallentati. E perfino egoisti. Sì, perché questa è la grande novità: nella risposta di stress noi non solo secerniamo adrenalina, ma anche ossitocina, l ’ormone dell’empatia, della relazione. Evidentemente la nostra evoluzione genetica ha pensato che per salvare la pelle in caso di pericolo serve l a cooperazione, chiedere e dare aiuto. E la risposta di stress ci porta proprio a questo, anche il più duro degli uomini in caso di vero pericolo chiede e riceve con gratitudine aiuto. Senza contare che l’ossitocina mantiene aperte e morbide le arterie, fungendo quindi da correttivo all’adrenalina che le restringe, e quindi e vita i pericoli cardiovascolari. Dunque non è il caso di mettere lo stress nel banco degl iimputati.

Accetta la sfida

«Le situazioni che generano stress sono pericolose solo se noi pensiamo che lo siano», sostiene Kelly Mc Gonigal, psicologa americana, specializzata in strategie comportamentali per la salute (www.kellymcgonigal.com). Lo dimostra una ricerca di 8 anni condotta su 30.000 persone negli Stati Uniti. Chi, subendo molti fattori stressanti, credeva che questi avrebbero nociuto alla propria salute correva il 43% in più di rischio di morirne; chi non lo credeva, pur avendo un uguale numero di fattori stressanti, non subiva alcun danno. Insomma, l’invito ora è accettare con gioia le sfide della vita. E soprattutto, sapere che quel che ci salva non è avere pochi fattori stressanti, ma avere buone e significative relazioni umane di mutuo aiuto.

 

Il limite da non oltrapassare

Esiste però anche il distress, ovvero lo stress eccessivo, dove eccessivo è ovviamente un valore personale in base alle nostre diverse capacità. Lo stress è eccessivo se non lascia al corpo e alla mente i l tempo d i recuperare, d i occuparsi delle sue normali necessità. Se l’organismo è sempre impegnato a risposte di sopravvivenza (a scapito della manutenzione ordinaria), a un certo punto non ce la farà più e comincerà a dare i primi campanelli di allarme: cattiva digestione, mal di schiena da tensione, sonno disturbato, sfasamento del ciclo mestruale, disturbi della libido. Se si ignorano questi segnali, si arriva alla fase di esaurimento delle risorse di “immunità mentale”, una condizione in cui possono anche manifestarsi malattie gravi.

 

 

Scavare nel profondo

E qui la cosa si fa interessante. Se a volte lo stress è dovuto a fattori fuori dal nostro controllo, come per esempio i l fallimento della ditta in cui lavoriamo, moltissime altre volte il fattore stressante si annida nel la nostra mente. Immaginate che ci sia una tigre che si aggira nel vostro quartiere, ma voi dovete uscire comunque per andare a lavorare. Appena aperta la porta di casa vi verrà il batticuore, l’adrenalina salirà a mille e a ogni angolo sarete pronti a scappare: arriverete al lavoro, anche se non avete incontrato nessuna tigre, distrutti. Dunque non è necessario che cisia un pericolo reale, basta credere che ci sia per attivare la risposta dell’organismo. Immaginate ora che il vostro capo vi odi (in realtà, come succede spesso, è solo un maleducato con grugno perenne a causa di problemi personali e di una cattiva digestione): vi sentirete stressati tutto il tempo che trascorrerete al lavoro e c i rimetterete la salute E la cosa può essere ancora più s ottile. Va ricordato anche che ci sono delle persone stressate che non sembrano tali. Hanno fatto della filosofia della lentezza e della tranquillità le chiavi d ella loro vita e ne vanno fiere. Eliminano sistematicamente quello che può affaticare, che sia una uscita di notte con gli amici o un nuovo corso di formazione al lavoro. Non sanno gestire lo stress e scelgono inconsciamente l a strategia d ella fuga dagli impegni, ma così impoveriscono la loro vita, una strada che facilmente può portare alla depressione e al ripiegamento su se stessi. Di fronte allo stress serve invece un bell’esame di coscienza sulle nostre reazioni: si può cominciare a pensare che alcuni, anche se non tutti, i fattori stressanti sono lì per farci fare un balzo, inventare nuove strategie, arricchirci di esperienza. È la vita.

 

CURE ANTI STRESS

Il protocollo di mindfulness (consapevolezza) per gestire lo stress, (M.B.S.R.) è stato applicato per la prima volta nel 1979 alla Stress Reduction Clinic presso il centro medico della University of Massachusetts. Chi ha steso il protocollo è John Kabat-Zinn, professore emerito di medicina alla Massachusetts University, nonché esperto meditante zen ispirato dagli insegnamenti del maestro Thich Nhat Hanh. È autore del libro tradotto in italiano “Vivere momento per momento”.

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