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Malattia e intelletto: la mente non basta

Antonio Morandi con Bhagavad Gita recupera la capacità innata di distinguere ciò che è utile da ciò che non lo è

di Simona Acquistapace

Illustrazione di Adriana Farina

 

Stare in se stessi, ovvero in armonia con l’ordine dell’Universo, in un completo equilibrio di corpo, mente e anima. Il sanscrito swastha, che traduciamo con “salute”, significa questo. Al contrario, malattia e infelicità sono lo stato in cui tale unità, originaria e innata, viene persa. «Questo squilibrio, per l’Ayurveda, nasce sempre dalla mente – chiarisce Antonio Morandi, neurologo e medico ayurvedico – E la Bhagavad Gita, opera antica e modernissima, ci spiega perchè».

 

Il carro di Arjuna

Nell’iconografia indiana esiste un’immagine che descrive simbolicamente la continua interazione tra corpo, individuo, organi di senso, mente, intelligenza universale. È il carro di Arjuna, il mitico eroe protagonista della Bhagavad Gita, il capitolo più noto del poema epico Mahabharata, un vero e proprio manuale di istruzioni per vivere. Arjuna è in piedi sul suo carro dorato, guidato dal dio Krishna che tiene strette le briglie, alle quali sono legati cinque cavalli. L’allegoria rimanda a simboli precisi: il carro è lo strumento dell’individuo, il suo corpo, l’elemento fisico attraverso cui l’azione può avvenire; Arjuna è l’individuo, l’Io cosciente dotato di libero arbitrio, è colui che decide cosa fare del carro e chi metterne alla guida; Krishna è l’intelligenza insita nell’ordine universale, è Dio, è la voce interiore che sa cosa è giusto fare, posto volutamente da Arjuna alla conduzione del carro; i 5 cavalli corrispondono ai 5 sensi, sono ciò che permette al carro di muoversi, senza di essi non ci sarebbe azione; le briglie sono la mente, un semplice strumento attraverso cui l’intelligenza universale può esercitare il controllo sui sensi. Da questo punto di vista, Arjuna è il simbolo di chi è completamente capace di arrendersi all’ordine dell’Universo, e di permettergli di agire attraverso di sé.

 

Manas e Buddhi

«La simbologia del carro di Arjuna è perfetta per capire il ruolo della mente nel mantenimento dell’equilibrio e della salute – conferma Morandi – Secondo l’Ayurveda percepiamo la realtà con i 5 sensi (i 5 cavalli), i cui impulsi sono coordinati dalla mente (Manas, le briglie): come suggerisce il simbolo della briglia, essa è un semplice strumento nelle mani di un’entità superiore che sa cosa è giusto e cosa no». In pratica, la mente va distinta dall’intelligenza: si limita a coordinare i sensi, a gestire la relazione con la materia. L’intelligenza superiore (Buddhi) è invece ben più importante: è il contatto dentro di noi con l’ordine intrinseco dell’Universo (Mahat). È una ricchezza innata, è una nostra potenzialità che non sempre riusciamo a riconoscere e a sfruttare.

Un esempio ci può aiutare a capire: gli esseri umani vedono i colori, alcuni animali percepiscono la realtà in bianco e nero, i daltonici confondono il verde e il marrone. Tante percezioni diverse non confutano una realtà incontrovertibile: i colori esistono, anche se io non li vedo, anche se la mia mente non lo sa, perchè si limita a costruire un modello di realtà attraverso le coordinate offerte dai sensi. «Molto spesso però, soprattutto nella società occidentale, la mente diventa autoreferente e crede che la sua rappresentazione della realtà sia assoluta, senza legame con l’ordine del cosmo, con le leggi della natura – sottolinea Morandi – È un disturbo, perchè i sensi danno una rappresentazione parziale della realtà, e per giunta incentrata su se stessi». Quando Manas perde il legame con Buddhi, non riesce più a distinguere ciò che è utile e ciò che non lo è. «Banalmente, se in inverno non mi coprissi adeguatamente, ignorando così quella intelligenza innata che sa come comportarsi al meglio in ogni situazione, mi prenderei un malanno», sorride Morandi.

Le cause della malattia

Per l’Ayurveda, le cause delle malattie sono essenzialmente tre: errore dell’intelletto, uso improprio dei sensi, influsso negativo dello scorrere delle stagioni. Delle tre, la prima è la più importante. L’errore dell’intelletto (pragya aparadha) consiste nell’identificarsi con i suoi limiti invece che con l’illimitata totalità della natura, cosmica, animale, umana. Aspetti limitati di se stessi sono il corpo, la personalità, il lavoro, la famiglia, i possedimenti materiali. Identificandoci con essi, perdiamo di vista e dimentichiamo la nostra vera natura che ci dota di potenzialità illimitate. Questa situazione di solito non è una scelta deliberata delle persone, ma è un comportamento indotto dai modelli proposti dalla cultura e dall’educazione che forniscono elementi a Manas per cui diviene ridondante, fino a perdere il legame con Buddhi. L’errore dell’intelletto si manifesta con scelte sbagliate di comportamento e di dieta e con distorsioni nell’atteggiamento mentale, psicologico e spirituale per quel che riguarda i vari aspetti della vita. Tutto questo allontana dal naturale equilibrio delle leggi di natura, creando uno squilibrio nei dosha del corpo. Così viene piantato il seme della malattia che, se non intervengono elementi correttivi, germinerà e si manifesterà con il tempo secondo le mille variabili cui può essere soggetto il percorso della malattia. «Un aiuto viene dalla consapevolezza di sé, dallo yoga e dalla meditazione, attraverso i quali, in modo graduale, la mente riacquista memoria della sua vera natura. In modo spontaneo le azioni e il comportamento si uniformano alle leggi universali, proprio come accade nei bambini» incoraggia Morandi.

 

La terapia

L’equilibrio e il benessere rispecchiano l’innato ordine universale. «La medicina tradizionale (di qualunque provenienza essa sia) è un distillato evolutivo dell’esperienza e per questo è in grado di cogliere quest’unione originale e tende a riportare l’individuo in contatto con il suo autentico sé – sottolinea Morandi – Comprendere anche solo a livello intellettuale il valore unitario della vita favorisce l’avvio del processo di guarigione anche sul piano fisiologico e l’evoluzione verso livelli di coscienza sempre più elevati». L’Ayurveda insegna a ritrovare il giusto equilibrio tra se stessi e la natura, a partire anche da semplici scelte quotidiane.

 

I pilastri della salute

  • alimentazione, igiene di vita essenziale per mantenere l’equilibrio
  • sonno, il più semplice e naturale mezzo per portare pace alla mente
  • lacrime, segno che il corpo sta lavorando per purificarsi dalle emozioni
  • azione, la responsabilità del fare, senza attaccamento ai risultati

Malattia e intelletto 2

La saggezza animale

Un animale non ha opinioni di se stesso. Lui è. Sa, in modo istintivo e innato, che mangiare quell’erba gli fa bene, sa quando mangiare e quando digiunare. Privo di condizionamenti esterni di educazione e cultura, lascia spontaneamente prevalere Buddhi su Manas.

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