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Ogni giorno è sacro

Dalla nascita di un tempio alla ritualità di ogni momento

Di Swami Joythimayananda

Avviare il tempio

Secondo la tradizione induista, un tempio inizia a svolgere la funzione per cui è stato costruito solo dal momento in cui la divinità inizia ad “abitarlo”. Questo avviene grazie a una puja, ossia un rito sacro che imprime nella statua presente nel tempio la forza e l’energia della divinità. Nei giorni precedenti al rito principale si svolgono dei riti preparatori.

Dal momento in cui la divinità si “installa” nel tempio, ogni giorno un qualsiasi devoto può andare al tempio in qualunque momento per porgere la sua offerta devozionale, che può consistere in un semplice saluto, oppure nel gesto di offrire fiori, frutta, cibo vario. Così facendo, abbiamo la possibilità di liberarci dalla pesantezza e dalle complicazioni e di riprendere una buona energia.

 

 

Cosa sono i templi?

 

  • I templi sono luoghi sacri, ma rappresentano anche parte integrante della vita sociale e spirituale.

 

  • Le attività dei templi vengono attuate grazie agli introiti provenienti dalle donazioni dei devoti.

 

  • Si celebrano festeggiamenti e matrimoni. Inoltre svolgono una funzione ben precisa per la cura di poveri e malati (oltre a essere luoghi che permettono di servire cibo ai meno fortunati).

 

  • Il tempio è un luogo di trascendenza dal mondo materiale verso il mondo spirituale. Ogni persona può avere accesso al tempio.

 

  • Una persona che visita il tempio può semplicemente stare in silenzio, in ascolto di sé, oppure cantare o recitare un mantra, pregare, meditare o praticare Yoga.

 

  • Sono costruiti nello stesso luogo dove viveva un santo, un saggio, uno Yogi o un Siddha, o dove queste persone di valore hanno lasciato il proprio corpo.

 

  • Sono costruiti vicino all’elemento acqua (mari, fiumi, laghi, cascate o fontane). Agli animali, come la mucca o il cervo, viene consentito di vivere liberamente vicino al tempio.

 

  • La costruzione rispetta gli antichi testi del Vastu Sastra (“scienza della casa” in sanscrito). La loro architettura rispecchia i principi geometrici e l’aspetto emotivo degli esseri umani: sono costruiti come un mandala nello spazio di 81 blocchi simmetrici, secondo antichi principi matematici.
  • La parte centrale è chiamata Garbha Graha (utero), e rappresenta l’anima universale; proprio in questo spazio viene mantenuta la divinità principale (Murthi).

 

Dacci oggi i nostri riti quotidiani

Si può definire rito una serie di azioni a cui partecipa l’anima. Ogni azione quotidiana può essere ritualizzata.

  • Al nostro risveglio: portando consapevolezza ai primi respiri, osservando e ringraziando i palmi delle nostre mani, andando in bagno per purificare il corpo con l’evacuazione e pulendo la lingua sette volte con il puliscilingua
  • Trasforma il pasto in un rito: compiendo azioni consapevoli: accendere una candela all’inizio del pasto, masticare in silenzio, respirare portando attenzione ai bocconi che ingeriamo… tutto ciò rende il pasto un momento sacro.
  • Rendi rito l’atto di camminare mentre andiamo a lavorare o a fare la spesa: portiamo attenzione a ogni passo e ai piedi che poggiano sul terreno e ringraziamo la terra che ci sostiene in ogni momento così generosamente.
  • Incontrare l’altro: portando le mani al petto e riconoscendo nella presenza altrui lo specchio di noi stessi e della divinità che lo abita e che abita in noi.
  • Il riposo serale: leggendo qualche pagina di un testo ispirante, e facendo successivamente un breve automassaggio ai piedi con olio medicato tiepido.
  • Portare offerte al tempio (qualunque sia il tempio sacro alla nostra tradizione religiosa, come per esempio una chiesa)
  • Avere un piccolo altare nella propria casa può essere una buona abitudine per coltivare l’elemento rituale nella vita di ogni giorno. Un semplice angolo per raccoglierci pochi minuti al giorno in meditazione o in preghiera.

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