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Padmasana

 

Di Nora Isaac

La Posizione del Loto (Padmasana) è considerata l’archetipo degli asana. La postura di mani e piedi ricorda i petali di un fiore di loto, che cresce dal fango per appoggiarsi sull’acqua e schiudersi al sole. L’immagine è una metafora del processo di dispiegamento dello yoga.

 

Umili origini

Il fiore di loto (in sanscrito padma) è un simbolo potente che trascende tempo e religioni. Attraverso i secoli, questo fiore è stato usato come simbolo di una vasta gamma di stati: illuminazione, distaccamento, rinnovamento cosmico, rinascita, purezza, bellezza, benessere spirituale e materiale. Il loto riveste un ruolo centrale nei miti della creazione dell’antico Egitto e dell’India.

È un simbolo dell’iconografia Hindu, associato a molte divinità. Lakshmi, dea dell’abbondanza, è spesso rap­presentata seduta su un loto aperto e ne stringe un altro nella mano. Lo stesso vale per Ganesha, l’abbattitore di ostacoli dalla testa di elefante, e il Signore Vishnu, considerato il rappresentante del principio di conser­vazione dell’Universo. E la leggenda vuole che ovunque il Buddha camminasse, sbocciassero fiori di loto.

 

 

Seduta Confortevole

 

La posizione yoga è emersa da questo profondo immaginario. Gli studiosi non sono certi riguardo alla prima comparsa di questo asana nei documenti storici. Gli “Yoga Sutra” di Patañjali (200 d.C.), parlano dell’importanza di trovare una posizione seduta stabile e comoda per consentire il raggiungimento dell’obiettivo di auto-realizzazione dello yoga, ma il nome del Loto non è esplicitamente menzionato. In un lavoro risalente al 400 d.C. circa, considerato il più autorevole commentario sugli “Yoga Sutra”, il saggio Vyasa si sofferma più estesamente sull’idea di Patañjali di trovare una comoda posizione seduta. Fa riferimento al Loto come una delle 11 posizioni importanti che hanno il potere di facilitare meditazione e pranayama.

Il Loto ricompare nell’“Hatha Yoga Pradipika”, scritto nel 15° secolo e considerato il primo testo a parlare dell’esecuzione di alcune posizioni del corpo allo scopo di ottenere un buono stato di salute, piuttosto che per la sola meditazione. Il testo elenca una miriade di benefici fisici ed energetici della posizione, riferendosi a essa come al “distruttore della sofferenza”. Secondo il “Pradipika”, grazie al modo in cui il corpo è bloccato nella Posizione del Loto, le varie parti premono contro alcuni punti di pressione dell’agopuntura (stomaco, cistifellea, milza, reni e fegato). Questo porta a cambiamenti nella struttura metabolica e nei percorsi mentali, che aiutano a creare equilibrio nell’intero sistema.

Anche altri grandi scritti classici sullo yoga, il “Gheranda Samhita” e lo “Shiva Samhita”, citano il Loto come posizione necessaria a eseguire un corretto pranayama. Il “Gheranda Samhita” istruisce gli studenti a: «Sedersi nella Posizione del Loto (Padmasana) su un supporto di erba kusha, o di pelle di antilope o di tigre, una coperta, o per terra, e rivolgersi a est o a nord». E lo “Shiva Samhita” dice: «Quando lo yogi è seduto nella Posizione del Loto, abbandona la terra e rimane stabile nell’aria, consapevole di aver acquisito il controllo del respiro vitale che distrugge l’oscurità del mondo».

 

 

Risvegliare l’Energia

Gli yogi odierni continuano a praticare il Loto per i suoi numerosi benefici fisici ed energetici. Questa posizione, infatti, aumenta la circolazione a livello lombare, nutre e tonifica gli organi addominali, rinforza caviglie e gambe, nonché aumenta la flessibilità nelle anche. Ciò che rende Padmasana unico è che al tempo stesso è una posizione radicante e profondamente espansiva. Il radicamento è ciò che accade a livello corporeo, ma a livello energetico la posizione dirige la consapevolezza verso la colonna vertebrale e i centri più elevati.In altre parole, il Loto ha il potere di risvegliare l’energia dormiente Kundalini, che risiede alla base della colonna vertebrale, e di dirigere questa energia verso l’alto, attraverso il sistema dei chakra. Ciò si realizza attivando i bandha (sigilli energetici che si trovano all’altezza di mento, addome e pavimento pelvico). La posizione del corpo nel Loto rende più facile l’accesso a Mula Bandha, poiché porta il pavimento pelvico direttamente a contatto con la terra, mentre i talloni premono sull’addome, contribuendo al sollevamento naturale del pavimento pelvico. Il Loto è dunque una pratica chiave per cominciare a raccogliere e canalizzare la forza vitale. Fa sentire meno volubili e più radicati, meno affaticati e più vitali. Permette di usare la propria energia più saggiamente, sia nel personale progresso spirituale sia per servire gli altri.

 

Riconnettersi

Uno degli scopi della pratica dell’Hatha Yoga è proprio il risveglio dell’energia Kundalini. Il “Pradipika” spiega come il Loto aiuta a raggiungere tale obiettivo: «Dopo aver collocato i palmi uno sopra l’altro, blocca il mento sul torace, contrai spesso l’ano e solleva l’apana (respiro discendente) verso l’alto; con una simile contrazione della gola, spingi il prana (energia vitale) verso il basso. Attraverso questa tecnica (lo yogi) raggiunge una co­noscenza impareggiabile grazie all’aiuto della Kundalini, stimolata dal processo». Creando stabilità fisica, il Loto fornisce una solida base allo stimolo e sviluppo della Kundalini. Ma non è l’unica ragione per praticare la posizione. In questo mondo frenetico, iperconnesso, molti sono in totale disconnessione di corpo e mente, hanno staccato la spina dalla pelvi e agiscono dal collo e dalle spalle. Attivando la Kundalini nella   pelvi, il Loto può riconnettere con la propria energia.

Per preparare la posizioni con precauzione

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