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Pratiche Quotidiane di Felicità

14 personaggi condividono la loro ricerca spirituale, e svelano come sono arrivati a una maggiore consapevolezza

di Bice Mattioli

 

Sono donne e uomini; sono medici, professori, attori, musicisti, imprenditori e un sacerdote: uniti dalla chiamata verso un percorso, di riflessione e crescita, del tutto personale. Ma che, proprio per questo, può offrire spunti a chiunque si stia ponendo domande sulla vita e sul suo senso.

 

Il nuovo libro della collana Yoga Journal – Morellini Editore nasce dalla raccolta, selezionata e ampliata, della pluriennale rubrica “La Mia Pratica”, pensata e realizzata da Mario Raffaele Conti e Elia Perboni. I due autori hanno collezionato risposte e ‘cure’ alla vita anestetizzata in cui a volte ci troviamo, per torpore e abitudine, fossilizzati: le testimonianze di chi prova a cercare altro vogliono indicare, con umiltà, una possibile via. Al termine di ogni racconto, inoltre, è distillato un esercizio, una pratica semplice, adatta a tutti, esperti o principianti. Chiediamo agli autori di raccontarci qualcosa di questo progetto.

 

Com’è nata l’idea e come avete selezionato le persone intervistate?

Elia: «Il progetto è nato dalla nostra stessa esperienza quotidiana: abbiamo già scritto un libro insieme, il nostro confronto su questi temi è molto serrato e ogni giorno ciascuno di noi pratica yoga. È proprio questa sistematicità ad aver dato un nuovo colore alla nostra vita».

Mario: «Molte volte sentiamo appassionati di yoga o persone interessate al buddhismo che leggono, seguono conferenze, ma non sviluppano una pratica metodica. Ma come insegna Patañjali, senza la pratica costante non c’è evoluzione né trasformazione profonda, che è quella che porta la felicità durevole nella vita di una donna e di un uomo».

 

Hanno aderito tutti di buon grado o c’era un po’ di timore nel manifestare una parte di sé più intima e riflessiva?

Mario: «Devo dire che le persone che abbiamo intervistato sono tutte su un percorso spirituale e quindi hanno accettato di buon grado di raccontarsi. Non per vanità, ma per spirito di condivisione».

Elia: «Se qualche timore c’è stato agli inizi degli incontri, durante la conversazione il dialogo si è fatto sempre più aperto, disteso, aprendo così la loro sfera più intima. Anche perché noi stessi ci siamo confrontati con loro».

 

Cosa avete appreso da questa esperienza che vi ha messo a confronto con pratiche e vite così differenti?

Elia: «Ogni incontro ci ha regalato un ulteriore approfondimento e conoscenza per il nostro stesso percorso. In realtà si scopre che pratiche e vite non sono poi così lontane».

Mario: «Ci sono stati incontri per me rivelatori. Ne prendo uno per fare un esempio: quando Niccolò Branca ci ha parlato del monaco Zen e del koan “realtà della realtà”, mi si è accesa una luce. Quella frase è entrata nella mia vita e ci è rimasta, e mi ha dato un grande aiuto soprattutto nei momenti di difficoltà».

 

Dopo aver setacciato un campione di professionisti a vario titolo, secondo voi “nella pancia/mente” degli italiani c’è una più profonda pratica di consapevolezza che non viene raccontata dai media?

Mario: «Sicuramente i media sono più interessati ad altri aspetti della loro esistenza. Faccio un altro esempio: anni fa ero al Festival di Sanremo e dovevo intervistare per Oggi la cantante Antonella Ruggiero: a sorpresa, per lei e anche per me, siamo finiti a parlare di spiritualità. La stessa cosa è avvenuta con Chrissie Hynde dei Pretenders, che pratica yoga. Ciascuno di noi ha una stanza segreta che non apre a tutti, men che meno ai giornalisti, in cerca di un titolo a effetto. Ecco, i personaggi hanno paura soprattutto dei titoli che spesso semplificano troppo».

Elia: «Nei media italiani non c’è la consapevolezza che esiste sempre più nelle persone questo desiderio di spiritualità, anche perché questa forse non fa notizia. Noi attraverso l’incontro con questi personaggi così lontani tra loro (ci sono medici, attori, professori universitari, musicisti…), abbiamo dimostrato che l’esigenza di una pratica di consapevolezza è sempre più diffusa e sentita. Noi abbiamo fotografato un grande cambiamento nella società».

 

Se poteste scegliere nel mondo un testimone da intervistare, chi scegliereste?

Mario: «Mi piacerebbe intervistare Anoushka Shankar, figlia di Ravi Shankar. Da quattro anni non facciamo altro che parlare di questo grande musicista e anche la figlia è una sitarista straordinaria e una donna piena di fascino. Mi piacerebbe chiederle qual è la sua sadhanā, certo, ma anche il mondo che ha respirato, la musica, il rapporto con George Harrison e con il mondo del rock, in genere».

Elia: «Vorrei poter conversare a lungo con il chitarrista John McLaughlin che ho avuto modo di rivedere sul palco “nell’era pre-Covid”. Cito il concerto perché proprio lì ho rivisto la grande umiltà, pari alla sua grandezza artistica, nel rapporto con gli altri musicisti, come a lasciar respirare l’arte d’insieme. Dal periodo della Mahavishnu Orchestra, la musica classica indiana e lo studio delle discipline mistiche orientali hanno avuto una profonda influenza sul suo stile».

 

Qual è la pratica di ricerca quotidiana che porta a nutrire il vostro lavoro?

Mario: «Ogni mattina mi alzo tra le 6 e le 7 e dedico un’ora ad alcune pratiche. Inizio con i 39 Esercizi di Ricarica di Yogananda, talvolta aggiungo 2 o 3 āsana, poi mi siedo in siddhāsana e lì resto per circa 40 minuti e mi dedico a mudrā, pratiche di prāṇāyāma (come Nadi Shodana e la respirazione triangolare o quadrangolare); infine mi apro al Kriya yoga e a una pratica di silenzio Vipassana».

Elia: «La mattina appena sveglio il tappetino mi aspetta, un appuntamento costante, che dura circa 45 minuti, ovunque mi trovi. Comincio con i 39 Esercizi di Ricarica di Yogananda, a seguire la respirazione con Nadi Shodana, qualche āsana, ma non sempre, e la meditazione. Leggo poi un pensiero da qualche testo (Bhagavad-Gīta, Yogananda, Thich Nhat Hanh…). Prima della colazione bevo una tazza d’acqua bollita. Altra regola per il mio benessere: sino alla fine della colazione tutti gli strumenti di comunicazione sono rigorosamente spenti».

 

 

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14 personaggi ci raccontano il loro percorso spirituale

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