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I quattro scopi della vita

Come dare un significato personale agli scopi della vita e riuscire a farli stare in equilibrio

di Hillary Dowdle

 

i quattro scopi della vitaCon tutto il da fare della vita quotidiana, è facile perdersi nei dettagli e star dietro alle urgenze, smarrendo la propria direzione. Immagina per un attimo di fermare il flusso delle incombenze giornaliere: lavoro, conto corrente, ritardi accumulati, attività da portare a termine. Concentrati, osserva la direzione che stai prendendo nella vita. Conduci una vita equilibrata? È una domanda cui non si può rispondere semplicemente sì o no. La tradizione yoga offre un modello di autoanalisi profonda chiamato Purushartha, composto di quattro scopi collegati tra loro. Sono Dharma (i principi etici e morali), Artha (prosperità, benessere), Kama (piacere, amore, emozione) e Moksha (liberazione dalle rinascite, elevazione spirituale). Questi pilastri costituiscono l’architettura di un percorso di crescita dell’essere umano, una bussola per orientarsi nella propria esistenza. «Abbiamo tutti il desiderio di dare un significato alla nostra esperienza in questa vita e i Purushartha sono strumenti per comprenderla. In un certo senso, rappresentano il significato profondo del perché esiste lo yoga», riflette Rod Stryker, celebre insegnante yoga americano (parayoga.com), che ha pubblicato nel 2011 il libro “The Four Desires”.

 

Macrocosmo e microcosmi

I Purushartha hanno origine dalle antiche scritture vediche e sono stati ampiamente elaborati e comunicati attraverso il celebre poema epico indiano “Mahabharata”. Rappresentano i perni fondamentali dell’intero universo. «Il cosmo è considerato un essere umano, strutturato con leggi e desideri come quelli che noi sperimentiamo nella nostra vita limitata. Siamo microcosmi che si allineano al macrocosmo. I principi universali sono stati definiti e sono a disposizione di tutti, è tua responsabilità nella vita allinearti a essi», spiega Rod Stryker. Purusha significa essenzialmente anima, sé profondo, imperituro, essere archetipale, dove non sei nato e dove non morirai, Artha letteralmente sta per “abilità o utilità per la vita”: i due concetti insieme definiscono la tua abilità nell’usare correttamente i mezzi per allineare te stesso al sé universale. Ci sono scritture antiche molto dettagliate su ciascuno dei quattro elementi (Dharma, Artha, Kama, Moksha), che richiedono una vita per essere studiati e assimilati. Qui di seguito esponiamo i concetti fondamentali per ciascuno dei singoli scopi, utili per orientare la tua consapevolezza su quale di questi possa avere un ruolo centrale nella vita e su come integrarli. «La pratica dei Purushartha è molto sofisticata e richiede una continua attenzione», premette Sally Kempton, nota insegnante di meditazione e collaboratrice di Yoga Journal. «Devi costantemente mantenere l’equilibrio tra i principi etici e i piaceri derivanti dal benessere o dai sensi: non essere troppo rigido nella pratica meditativa, tener vivo il sorriso, il senso di leggerezza». In sostanza, Purushartha ti dà gli strumenti per valutare e affrontare pragmaticamente i dilemmi importanti della vita. «Stare con i figli o fare carriera, rivolgerti alle attività che ami e in cui sei te stesso o dedicarti agli altri. Alla fine della vita (possibilmente anche prima), ti domanderai: “Ho vissuto bene e per qualche scopo questa vita?”. Secondo me, se hai costruito consapevolmente un equilibrio personale tra i tuoi scopi, ti sentirai più confortato e la tua vita sarà più lieve», dice Sally Kempton.

 

Dharma – Dovere

i quattro scopi della vita_dharmaSe guardiamo alla sua radice, Dharma significa “costruire, creare una struttura”: è ciò che nella vita dà ordine, crea responsabilità, un quadro di riferimento in cui servi vita, famiglia e società. C’è un Dharma universale che definisce la legge dell’esistenza (il bene e il male), profondamente radicato nella consapevolezza dell’essere umano. Parallelamente a quello universale, abbiamo un nostro personale Dharma (Svadharma): il contesto in cui siamo nati, il talento, le scelte che realizziamo nella vita e che caratterizzano il nostro cammino. «Il Dharma si riferisce a tutte le azioni e le scelte che compi nella vita, a diversi livelli», spiega Rod Stryker. «Come padre, il mio Dharma è crescere ed educare mio figlio, come insegnante yoga, accogliere e aiutare gli studenti nel loro percorso, come cittadino pagare le tasse, e così via. Qualsiasi esso sia, deve essere fatto bene, con dignità e con un senso di pienezza d’animo». Per alcuni il Dharma può manifestarsi come un’ispirazione, essere un insegnante yoga, un poeta, uno scrittore, un medico. Per altri no; comunque sia Dharma è rispettare e servire il tuo mondo di relazioni, affetti, contatti. Se detesti il tuo lavoro così tanto da sentirsi strangolata, c’è qualcosa che evidentemente non coincide tra te e quello che pensi sia il tuo dovere. Per capire chi sei, scopri il tuo Dharma: è ciò il cui compimento riempie di gioia te e il tuo Dio. Per conoscere e misurare quanto tu sia in linea con il tuo Dharma, Sally Kempton suggerisce di riflettere su queste domande:

Qual è il mio ruolo nella vita?

Quali sono le mie responsabilità?

Quali mi fanno stare bene?

Come potrei aiutare le persone vicino a me?

Pensa a una persona o a una personalità che ami e ammiri, in linea con i tuoi ideali di Dharma, e domandati “cosa farebbe lui al mio posto”?

 

Artha – Benessere

i quattro scopi della vita_arthaIl Dharma in qualche maniera guida lo scopo e la qualità degli altri elementi del Purushartha. Ciò è particolarmente vero per Artha, definito come “benessere materiale, abbondanza, successo”. Sono i beni di cui hai bisogno per vivere con serenità nel mondo e che ti servono per perseguire il tuo Dharma. Alcuni saggi lo mettono anche davanti al Dharma, perché «se non hai abbastanza cibo, un luogo dove mangiare e dormire e non ti senti abbastanza al sicuro, non c’è Dharma che tenga», sottolinea Stryker. Artha sono gli utensili del mestiere: la penna, la carta, un computer per uno scrittore; per un praticante yoga, un luogo tranquillo e tempo a disposizione. Anche l’educazione, il tempo per approfondire la conoscenza del mondo e delle persone, la salute e ovviamente anche i soldi possono essere considerati Artha. Gli strumenti di cui necessiti ovviamente possono cambiare nel tempo e dipendono da chi sei: un mendicante ha bisogno di un cappello e un manager forse di un vestito e un orologio costoso, dipende dal tuo ruolo. La cosa importante è non eccedere, non vale la regola che più è meglio. Immaginare un ruolo che non sia il tuo, per giustificare mezzi di cui non hai bisogno, sarebbe in contrasto con il tuo Dharma. La trappola è che il successo sia poi identificato con l’aspetto e la quantità materiale di Artha che possiedi (auto, abiti, case…), e non con il suo f ine. Quello che ci viene richiesto è che tali oggetti siano vissuti come uno strumento per i nostri scopi e che vengano utilizzati in maniera appropriata e consapevole. Prova a domandarti:

Ho presente il mio Dharma, di cosa ho veramente bisogno?

Gli oggetti, le mie conoscenze, la mia educazione mi rendono

felice e lucido oppure mi tolgono serenità?

Ho paura di avere troppo o no?

Messi da parte i soldi, che significato ha per me il benessere?

 

Kama – Piacere

i quattro scopi della vita_kama«Il piacere è il motore del mondo, indirizza il comportamento degli esseri viventi», dice Rod Stryker. Con Kama non si intende solo il piacere dei sensi, ma anche bellezza, intimità, amicizia, gentilezza, amore. Persino nel sacrificio ci può essere un moto di passione e di piacere. Un eccesso di questo scopo può indurre a stravizi, pigrizia, avidità e altri “peccati”. Ma quando invece si è supportati dal proprio dovere esistenziale e consapevoli del fatto di vivere e operare per un obiettivo superiore, il cammino è benedetto. Come dice Sally Kempton, «Senza Kama, non c’è vita. Ci sono diversi livelli di piacere, come mangiarti una pizza tra amici o un’ora di meditazione, ed entrambi hanno il potere di espandere il tuo cuore verso una gratitudine superiore. Uno yogi sa riconoscere la differenza tra un piacere intriso di spiritualità e uno svuotato di qualsiasi significato profondo e fine a sé stesso». Rod Stryker supporta questa visione: «La passione non è un problema, è la soluzione, domandati quale sia esattamente e cosa sia per te». Prova a chiederti:

Qual è la mia passione?

Quali sentimenti e sensazioni mi fa provare?

C’è qualcosa che mi rende dipendente?

C’è qualche piacere che mi porta distante dai miei propositi nella vita?

 

Moksha – Libertà

i quattro scopi della vita_mokshaLa libertà è il nocciolo di tutta la pratica Purushartha, tutti vogliono essere liberi da qualcosa, da qualcuno. Liberi dalla sofferenza, liberi di poter manifestare il proprio talento, liberi da tutto ciò che lo ostacola, e così via. Nel suo senso più elevato, rappresenta la liberazione dal ciclo delle vite delle reincarnazioni. Moksha non significa essere in un altro luogo e tempo, in uno stato di esaltazione. Raggiungere una situazione esistenziale che ti estranea dal genere umano sarebbe una contraddizione rispetto a Dharma. Moksha non è un obiettivo da raggiungere, è la tua natura. In altre parole, non diventi libero, sei nato libero. Praticare yoga in maniera profonda ti riporta alla libertà del tuo corpo e la mente si espande più leggera. Sperimenti un senso di libertà così ampio che devi darti un appiglio e un fine, uno scopo. E questo è un bene. Domandati:

Quali sono le azioni ed emozioni che mi rendono infelice?

Riesco a vivere senza giudicare me stesso o gli altri?

Quale sensazione o idea mi fa immaginare la felicità?

 

Fai spesso il bilancio

La chiave per lavorare con il modello Purushartha è verificarlo di continuo, sperimentando non solo i suoi singoli scopi, ma anche l’equilibrio che si crea tra di loro. Il lavoro ti macina e trascuri in qualche modo la famiglia? Forse c’è troppo Dharma e poco Kama. Sei concentrato nell’accumulare una fortuna e non hai più tempo per meditare? Forse c’è un eccesso di Artha e poco Moksha. O al contrario lasci il tuo lavoro per dedicarti solo allo yoga e alla meditazione e non hai più soldi per pagare l’affitto? Forse c’è troppo Moksha e poco Artha. Il loro equilibrio è in constante modulazione, secondo il periodo della vita, le stagioni, gli orari della giornata. Una donna con un bimbo piccolo darà maggiore peso alla sua responsabilità di mamma rispetto ad altre attività e piaceri. Una persona anziana, verso la fine della sua vita, avrà un atteggiamento orientato alla riflessione e a Moksha. Questo lavoro si fa anche sul tappetino, come conclude Sally Kempton: «Fare yoga significa esaltare le virtù dell’essere umano, meditare sul nostro ruolo nel mondo, sulle relazioni, sulle passioni e su quel senso di libertà che ci appartiene dalla nascita».

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