Home / Pratica  / Risate in corso

Risate in corso

Ridere, anche senza un perché, è un vero elisir di lunga vita

di Bice Mattioli

risata«Semplicemente, indossa una faccia felice»: ecco la sintesi dello Yoga della Risata. Più facile a dire che a fare? Incomincia a immaginarlo. Perchè ridere, anche se per finta, fa bene comunque, a tutti, indistintamente: il corpo non fa distinzione tra una risata autentica e una simulata. Lo Yoga della Risata è soprattutto un atteggiamento yogico di consapevolezza nei conf ront i d el buonu mor e. Una “disciplina” che attiva delle ampie respirazioni diaframmatiche (simili al Bastrika, per chi le conosce), associate a una forte capacità di immaginazione, quasi paradossale. È un i nsieme di stretching, esercizi di risate e respirazione, da mettere in atto ogni giorno. Ideato da un medico indiano, Madan Katar, e testato da lui su molti praticanti, ha avuto l’avallo di molti ricercatori e psicoterapeuti anche occidentali (per lo più della scuola comportamentista).Ridere allunga la vita, anzi si potrebbe dire che la genera. Se infatti un adulto ride circa 30 volte al giorno e solo se ha un motivo per farlo, un bambino ride anche 3-400 volte al giorno (prima che i grandi lo tarpino con il mantra «stai serio»), liberamente, naturalmente, per la gioia di farlo. Come scrive Antoine De Saint-Exupéry: «Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano».Sugli effetti del ridere, anche in relazione all’avanzare dell’età, abbiamo interpellato Davide Giansoldati, insegnante di Yoga della R isata, facilitatore del pensiero creativo e autore del recente libro “Ho Ho Ha Ha Ha. Vivere meglio con lo Yoga della Risata” (Xenia Ed).

Imparare a ridere salva la vita?

«Forse salvarla è un obiettivo un po’ troppo ambizioso, però sicuramente ne migliora la qualità e magari la allunga. Ridere produce endorfine, riduce il rischio di depressioni e, più in generale, predispone corpo e mente a un atteggiamento positivo verso la vita».

Quali possono essere i benefici per chi non è più giovane?

«La cosa interessante è che lo Yoga della Risata non richiede alcuna abilità mentale o fisica specifica. Non occorre avere humour, nè agilità. In compenso, i benefici sono immediati: ridere è un allenamento per i polmoni e l’apparato circolatorio e rinforza muscolatura e sistema immunitario, prevenendo eventuali malattie. G li esercizi di risate e di respirazione aumentano l’ossigeno in corpo e le endorfine, gli ormoni del benessere. L’efficacia è paragonabile all’esercizio aerobico, quindi è una vera e propria ginnastica, alla por tata anche di chi ha limitazioni di movimento. Senza contare il naturale senso di rilassatezza che si avverte a fine sessione, utile anche per agevolare il sonno».

Ma cosa c’è da ridere essere anziano, vecchio e dimenticato?

«Direi che a provarci non c’è nulla da perdere. Soprattutto, il tema della socialità è molto rilevante: spesso ridendo si superano resistenze a confrontarsi con il nuovo. Non a caso, lo Yoga della Risata viene spesso utilizzato in case di riposo o strutture simili, per creare un clima di maggiore fiducia tra gli ospiti».

Il “fattore giudicante”, la cui rimozione è all’origine dello sviluppo del pensiero positivo, è collegato in qualche modo all’età?

«Non credo che sia questo l’elemento discriminante. Le resistenze sono presenti sempre, poi ci sono reazioni di cambiamento differenti da persona a persona. La velocità del mutamento varia, ma avviene sempre».

Lo Yoga della Risata potrebbe essere una pratica per nonni e nipoti?

«Hanno molto in comune, direi che “se la ridono insieme”. Entrambi hanno spesso piccole paure e resistenze da superare. Ci sono pratiche che lavorano su questo, per esempio la “risata della pastiglia della felicità”: sia i bambini sia gli anziani sono spesso refrattari ad assumere i farmaci. Si simula di prendere al volo la pastiglia lanciata da un’altra persona del gruppo o da un personaggio immaginario e una volta “ingoiata” scoppia una fragorosa risata. Una tecnica simile è lo “spazzolino da denti”: ci si muove nel gruppo fingendo di lavarsi i denti e intanto si ride. Anziani e bambini si impigriscono di fronte al freddo: noi con “l’uscita quando piove” creiamo una situazione paradossale, simulando la realtà, ma guardandola da un lato ludico e giocoso. O vviamente è necessario ripetere per più giorni questi esercizi, per scardinare i blocchi e associare a quelle paure e resistenze un atteggiamento positivo».

Una delle vostre tecniche è il Gibberish, ci spiega cos’è?

«È un tentativo di scardinare il linguaggio e le semantiche tradizionali. È un linguaggio che simula quello dei neonati, riprendendo un po’ quello dei menestrelli del ‘300, il Grammelot. Chiedere a qualcuno di spiegare un’azione, un pensiero, un concetto solo con i suoni gutturali della voce e con l’intonazione da infante, scatena delle scene di ilarità sane e liberatorie».

Immagino non ci siano limiti d’età per la pratica dello Yoga della Risata.

«La praticante più anziana che ho conosciuto ha 81 anni e ha cominciato da pochi mesi e la più giovane è la figlia del mio amico Richard Romagnoli (un altro insegnante di Yoga della Risata) che ha quasi 3 anni».

Si può ridere anche della morte (oppure della paura di morire)?

«Ho un profondo rispetto per la morte e per il lutto, per quel dolore intimo e profondo. Alcuni anni fa è morto mio nonno e, mentre accompagnavamo la salma al cimitero, abbiamo riso tutti insieme ricordando aneddoti, storie e battute su di lui. È stato il modo migliore per ricordarlo e accompagnarlo verso il riposo. Alcuni mesi fa è morta la mamma di una mia amica molto speciale: ridere le ha dato la forza per tenere duro in quei momenti difficili e, guardando il cielo, continuare a cantare “Ciao mamma, guarda come mi diverto…”, la canzone di Jovanotti».

ARTICOLI CORRELATI

Fare ciclismo con l'aiuto di asana che alleviano l’affaticamento muscolare

Il luogo dove l’umano incontra lo spirito

http://www.yoga-pilates.it/

LINK SPONSORIZZATI
NO COMMENTS

Sorry, the comment form is closed at this time.