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Senza Paura

È l’emozione che più ci blocca e ostacola la crescita. Ma possiamo renderla nostra amica

di Sally Kempton

Illustrazione di Sarah Wilkins

 

senza pauraRecentemente ho fatto un’indagine tra alcuni allievi, colleghi e amici, chiedendo loro quale fosse il maggiore ostacolo per la crescita personale. Sia in contesto professionale, sia emozionale o spirituale, il 90% mi ha risposto: la paura. In realtà, questo sentimento non dovrebbe rendere passivi o inermi, ma diventare uno stimolo per una naturale evoluzione: la paura può essere una grande maestra. Se vuoi usarla, devi anche imparare a lavorarci insieme, entrarci dentro, osservare i differenti aspetti mentali e fisici con cui interagisce. Ecco un percorso per lavorare con le differenti “personalità” della paura.

 

Meditazione di pulizia

La meditazione è un viaggio attraverso diversi strati della psiche. In una seduta di meditazione, appena varcato il livello più superficiale della consapevolezza (mentre osservi il “chiacchericcio” mentale), incontri il subconscio. A volte si presenta con un’immagine confusa di te, tra sentimenti di infelicità, irritazione, rabbia, sensi di colpa e vampate di tristezza. Una delle grandi fortune della pratica della meditazione è che puoi passare attraverso queste emozioni senza identificarti con esse; riconosci quando emergono, le puoi attraversare osservandole e si placano da sole. Resta sordo al richiamo della paura e lascia che la psiche faccia il lavoro di pulizia. Osserva i sentimenti legati alla paura per quello che sono, pensieri fatti di energia opaca e niente di più. Niente di reale. Mentre ti eserciti nella tecnica della meditazione, non prendere sul serio le emozioni e non esporti alle loro influenze e conseguenze. Poi ti verrà spontaneo farlo anche nella vita quotidiana. Quando ho cominciato a meditare, come tutti, ho ascoltato il ronzio di ansia che permeava il mio sistema nervoso. All’inizio non mi sembrava che ci fossero dirette ripercussioni sul mio modo di vivere e di sentire, ma via via che entravo dentro livelli più profondi, vedevo il nesso tra l’ansia e le giustificazioni che davo alle mie azioni. Mi resi così conto che questo stato di ansia era il frutto di un atteggiamento di “attacco e fuga” che non ero in grado di interrompere. Vivevo, come molti, in un cronico “bagno di ormoni da stress”. La meditazione aiuta a gestire questa agitazione creando uno spazio di vuoto consapevole attorno a te. A ogni espirazione parla alla tua voce interiore: «Va tutto bene!», oppure: «Rallenta un po’ alla volta». Non farti prendere dall’ansia di liberartene istantaneamente. Ti potrà essere utile passare alcuni minuti prima della meditazione muovendo il corpo: la zona cervicale, le gambe, le caviglie e l e braccia. Fai un Saluto al Sole, senza affaticarti troppo: il fine è di levarti di dosso la rigidità e l’ansia che si materializzano nei tuoi muscoli.

 

Un Ego troppo protettivo

Dietro un’ansia da stress, si cela una forma di paura molto più profonda. Un problema di equilibrio tra il nostro sé e l’ego. Quest’ultimo adempie importanti funzioni per la nostra igiene mentale. Determina i confini della nostra esperienza di vita, rendendo possibile riconoscere l’identità all’interno del mondo: “io sono questo e non quello”; e dà significato alle informazioni che riceviamo dai sensi. Ma l’ego filtra anche tutte le esperienze precedenti, l’educazione, le tradizioni, la cultura, da cui nasce il percorso della tua storia, ed elebora le strategie di preservazione della tua identità. Spesso però diventa sospetto verso qualsiasi espressione o evento spontaneo e creativo, imponendo rigidi circuiti nella mente e nel corpo. Fino a quando l’ego si identifica con l’abilità fisica, mentale o sociale, qualsiasi evento possa mutare questa percezione ti creerà sempre la paura di perdere te stesso. È un amministratore preoccupato di tenerti al sicuro. In genere, l’ego non ama i territori sconosciuti (a meno che non sia per natura un avventuriero, in quel caso può essere spaventato dall’ordinario). Quindi, quando l’ego si trova in una situazione poco protetta come la meditazione, prima darà segnali di allarme, meglio costruirà e innescherà sentimenti di paura crescenti.

 

Sorridi alla paura

Quando entri in una profonda meditazione, sperimenti una ramificazione capillare tra la tua energia e tutte le forme di vita. Non sentirai più quel senso di separazione dagli altri e dal resto del mondo; ma solo senso di appartenenza, completa identità, libertà. L’ego non sopporta questa situazione, detesta essere emarginato e la sua protesta prende forma in un senso di orgoglio: «sto facendo progressi!», oppure di paura e panico: «dove mi sto perdendo?!». Devi imparare a riconoscere che la paura è un meccanismo dell’ego, una storia che ti sta raccontando: se ci riesci, non ne sarai più molestato. Come gestirla? La prima soluzione è sorriderle, salutarla: chiedile cosa ha da dirti e rassicurala sul fatto che sai che lei è apparsa per proteggerti. Apprezzi il suo gesto, ma in questo momento sei al sicuro e non ne hai bisogno. Rimani in meditazione un po’ più a lungo e ascolta lo spazio in te ampliarsi e diventare ancora più lieve. Ti accorgerai che la paura non è qualcosa di concreto, solido, permanente. Può dissolversi e ci puoi anche guardare attraverso. La paura è come un piccolo cane che abbaia, ma può essere gentilmente rassicurato.

L’altro metodo è di osservare, senza giudicare il “testimone della paura”. Poniti la domanda: «Chi sta sperimentando la paura?», «Dove alloggia e in quale parte del corpo risiede», «Chi la sta osservando in questo momento?». Questa prospettiva ti mette in condizione di percepire le parti di te che non sono influenzate dalla paura. Ti dà la fiducia per osservare e cogliere l’intero intreccio della tua meditazione in quel momento. Così la paura diventa meno implacabile e smette di essere causa di sofferenza.

 

Guarda la verità

Un problema di salute, la perdita di qualcuno di caro, un disastro naturale generano due paure differenti. Una ha una causa biologica ed è una forma di allerta e protezione per sollecitare un’energia di sopravvivenza. La seconda paura è di natura psicologica, quella per esempio che ti crei anticipando le conseguenze di un malore immaginario, o che scaturisce da un evento passato legato a una malattia. Probabilmente queste cose che temi non accadranno mai, ma tu già sei all’erta, e ogni volta che ci pensi inneschi una reazione psicologica in te, come se il senso di pericolo potesse esorcizzarle. A proposito di questa sensazione di disagio e di allerta, il passo più efficace è dare il benvenuto alla malattia e a quello che ti sta mostrando, poiché l’incertezza della salute e la morte fanno parte della vita. Più cercherai di proteggerti e più facilmente aumenterà la paura. Credere che, attraverso la pratica della meditazione, tu possa essere immune ai cambiamenti e al dolore è un atteggiamento di magico fatalismo, un ripiego difensivo di un ego immaturo. Io stessa a volte mi colgo sul fatto in pensieri che mi vedono immune dalla morte. Eppure, alcuni dei miei momenti più autentici di relazione con la verità sono stati quando ho avuto un’esperienza con la grande e con la piccola morte. Perdere un lavoro, una persona cara, accettare una malattia, provocano un cambiamento, una maturazione della coscienza. Rimani te stesso con una consapevolezza sempre più raffinata. Queste esperienze associate a una pratica meditativa, paradossalmente ti faranno sentire nel profondo ciò che di te che non sarà mai perso. Accogliendo ciò che viene e ciò che accade, trovi il momento più opportuno per lasciare la presa della rabbia e della paura. Diventi più forte e pronto per rinascere.

 

Identità confusa

«Recentemente ho cominciato una carriera professionale come cantante. Ho sempre amato cantare, ma quando penso al canto come carriera la mia voce si fa tremula e poco incisiva». L’ansia da performance ha differenti ramificazioni, ma la radice è credere che la tua identità sia definita dalle tue capacità come interprete. Come tutti noi, ti porti dietro un’immagine coerente e accettabile di te stesso. Se a questa ne aggiungi un’altra a cui devi essere all’altezza, come cantante, yogi, adulto, professionista maturo e competente, il tuo senso di benessere e sicurezza dipenderà da quanto riuscirai a fare bene. Se poi questo atteggiamento diventa cronico, ogni performance diventa una battaglia tra la vita e la morte. Ma la paura di fallimento non andrà via finchè continuerai a identificare te stesso con il tuo talento di artista, neanche con il successo. Uno dei modi di superare questo stallo è di ricordare la motivazione originale che ti ha spinto a cantare. Nella mia esperienza riguardante la scrittura, ho cominciato a scrivere quasi all’età in cui ho cominciato a parlare. La passione di trovare delle parole dentro me e di poter scrivere delle storie mi ha sempre dato immensa gioia. Ciò che scrivevo è sempre stato lodato e apprezzato e con il tempo questo talento è diventato un fulcro per la mia identità. Durante il mio periodo da giornalista professionista, ero diventata così terrorizzata di non essere all’altezza delle attese che la mia mente si bloccava sulla macchina da scrivere. Scrivevo 10 inizi differenti, senza riuscire a decidermi quale utilizzare. Più alta era la posta in gioco (il giornale per cui scrivevo), più diventava difficile chiudere l’articolo. A un certo punto ho cominciato a disegnare per divertimento. Non avevo alcuna ambizione né talento come artista e non c’era nessun tipo di ego coinvolto. Il risultato? Quando disegnavo sentivo lo stesso tipo di soddisfazione interiore che in origine provavo per la scrittura. Identificando me stessa con la scrittura, l’ego non riusciva a superare se stesso e mi paralizzava. Ho imparato a essere più distaccata nel mio rapporto con ciò che scrivevo. Mi osservavo come se fossi qualcun altro, anziché un’espressione di me. Questo ha nascosto la mia voce critica interiore e ho ripreso a scrivere con maggiore serenità e ritrovando il piacere di farlo.

 

Usa i tuoi talenti

La parola chiave dello yoga per raggiungere la libertà è nella Bhagavad Gita: «Hai diritto al compiere l’azione ma non a coglierne i frutti». Utilizza i tuoi talenti per una tua soddisfazione personale e per il piacere di farlo. Puoi perdere quella gioia originale che ti ha fatto muovere i primi passi fino a quando la tua arte è diventata professione, ma cerca di ricordare sempre da dove e perché sei partito.

 

Canta la tua canzone

Allenta la presa della paura e ritrova la gioia di esprimere il tuo talento artistico

Pensa che ti stai esercitando in piena libertà, invece di crearti l’aspettativa di aver già maturato le tue capacità. Sei un apprendista e sei nella posizione di perdonare i tuoi errori.

Fai che il tuo talento sia un’offerta. La canzone, il dipinto, il tuo racconto, è dedicato a tutti. È qualcosa che trascende e ti mette in contatto con qualcosa più grande di te. Una volta fatta l’offerta, il risultato non sarà più nelle tue mani, appartiene a tutti.

Chiedi a ciò in cui credi di darti amore. Apri il cuore, lasciati andare. Non sei tu che suoni, canti o scrivi, ma tu sei il veicolo, il corpo, la voce, la mente di una gioia universale più profonda.

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