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Sri Sri Sri Satchidananda

Il Maestro silente di Madras

di Walter Thirak Ruta

Sri Sri Sri SatchidanandaMadras, città frenetica. La notte in ogni angolo si trovano intere famiglie che dormono all’aperto. Di giorno le vie si animano dell’umanità più varia: fin dall’alba c’è chi lavora duramente, chi lava le pentole nelle pozzanghere o chi spazza cumuli di immondizia. Verso le 10 le strade si riempiono di fiori e di odore di canfora bruciata sul tridente di Shiva all’ingresso dei templi, da cui partono processioni che ritmano il traffico. La strada è il luogo dove si svolge la vita. Non bastano le parole per descrivere la visione e gli odori di Madras. Tutti i sensi ne sono catturati.

 

I luoghi del Guru

Al quarto piano di un quartire centrale abita Sri Sri Sri Satchidananda: 95 anni di assoluta dignità, 35 anni di totale silenzio. Dopo un lungo periodo vissuto nel ritiro della foresta e dopo aver rinunciato alla parola, ora vive nel caos metropolitano senza essere “inquinato” dal traffico, o snervato dalla frenesia urbana.

Ogni mattina il vecchio saggio dedica quattro ore ai suoi allievi per educarli a onorare la vita e aiutarli a progredire nello Yoga. La mattina inizia alle 6 e termina alle 10: chi non ha impegni resta per tutto il tempo, chi deve andare a lavorare può finire prima, come i bambini che vanno a scuola. Nel corso di queste quattro ore di pratica mattutina, il Guru passeggia tra i suoi allievi, sempre pronto a correggere o a consigliare nuove varianti con grande maestria, confermata dai progressi di chi lo segue. Il suo sorriso è un dono che premia i risultati ottenuti.

 

Seminari intensi

Sri Sri Sri Satchidananda tiene seminari anche in Europa. Durante i seminari europei si pratica per circa nove ore al giorno sotto la sua costante supervisione. Si medita nei momenti in cui la notte si dissolve nel giorno, dalle 5 alle 6 del mattino, e quando il giorno confluisce nella notte, dalle 18 alle 19 di sera, ossia nei momenti che propiziano la metamorfosi.

Ogni settimana si dedica un giorno al digiuno dal cibo e dalla parola, un altro giorno alle domande degli allievi, mentre il venerdì sera è destinato alla cerimonia del ringraziamento.

 

Comunicazione non verbale

Anche se ha deciso di non proferire più parola, il maestro “conversa” a vari livelli. Per comunicazioni semplici bastano gli sguardi, i sorrisi e i gesti; talvolta si improvvisa mimo per raccontare un aneddoto. Se invece deve narrare una parabola o instaurare un discorso più impegnativo, allora scrive su un quaderno o su una lavagna, oppure fa dei segni sul palmo della mano e i suoi scritti sono “tradotti” in lingua parlata da Satyavati, sua figlia adottiva.

Quando deve insegnare una posizione la mostra personalmente. Se però ne deve spiegare un dettaglio tecnico, allora scrive. In ogni caso, se si ha la fortuna di avere un incontro individuale con lui, si scopre quanto la comunicazione non verbale sia efficace: la sua mimica e soprattutto i suoi occhi tasmettono sempre qualcosa di estremamente intenso. Anche se quindi non è possibile comunicare verbalmente, si può instaurare con lui un dialogo silenzioso, che appare ancora più profondo di quello parlato.

L’onda di calore che emana è come un’avvolgente coperta dispensatrice di pace, frutto di una vita vissuta secondo i precetti dello Yoga: primo tra tutti la non violenza. I suoi consigli mirano a riportare tutto all’essenziale e alla semplicità.

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