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Storia delle posizioni

Approfondisci l’esperienza della pratica yoga scoprendo le storie dei tuoi asana preferiti

di Alanna Kaivalya e Arjuna van der Kooij

 

Non è difficile riconoscere il nome di una posizione dalla figura corrispondente: per esempio, è faci le vedere il cobra strisciante nella Posizione del Cobra. Ma in altri casi, l’associazione non è così immediata, soprattutto perché molti asana prendono il nome da antichi saggi yoga, da divinità o da animali sacri che spesso non conosciamo. Imparare i nomi delle posizioni e conoscere i miti che le circondano può arricchire la qualità meditativa più profonda.

Esistono molte versioni e interpretazioni di queste storie e tutte possono essere utili nella pratica. Hanno il potere di cambiare i vecchi modelli di comportamento, fornendoci una visione che ci avvicina a ciò che siamo veramente. Ed è proprio questo il tema centra le della tradizione yoga. Il significato della parola yoga in sanscrito è “collegare”. Lo stato di yoga è descrivibile come un senso di interconnessione in cui ci accorgiamo che una parte di noi esiste in ogni cosa, e viceversa. Per intenderci meglio, attraverso la pratica degli asana cerchiamo di assomigliare a tutto ciò che conosciamo nell’universo. Assumendo la forma dell’albero, del pesce, del guerriero, della tartaruga e del saggio iniziamo a coglierne la natura essenziale.

Di conseguenza, sperimentiamo una connessione più profonda con la vita che ci circonda.

La pratica offre la possibilità di dissolvere il senso di separazione che nasce dall’ego, insieme alla paura, al cinismo e all’isolamento che talvolta accompagnano la vita quotidiana. La sensazione di gioia che proviamo nel conoscere il mondo segna l’inizio del nostro cammino yogico.

 

storia delle posizioniMatsyasana (Posizione del Pesce)

In Matsyasana (Posizione del Pesce), il praticante è sdraiato sulla schiena, con le gambe estese e attive, e i gomiti infilati sotto il corpo. Con un’inspirazione, solleva il torace verso il soffitto mentre la testa cade all’indietro e la corona tocca il pavimento. Così come ci sono molti tipi di pesci nel mare, allo stesso modo esistono diverse varianti di questa posizione. In una di esse, le gambe assumono la Posizione del Loto o la Posizione legata ad angolo. In un’altra, le gambe si alzano da terra formando un angolo di 45 gradi e le braccia si sollevano fino a quando non sono parallele alle gambe, con i palmi delle mani premuti insieme. La versione con supporto di questa posizione può essere eseguita sistemando un mattone per il lungo tra le scapole e appoggiando la testa su una coperta.

 

Il mito:

Il primo studente di yoga

Dopo 10.000 anni di intensa meditazione, Shiva scese dal suo seggio sul monte Kailash per cercare la sua amata Parvati, e annunciò di aver ricevuto in dono la chiave per l’universo, il segreto per la salvezza. Aveva scoperto lo yoga, il percorso verso l’unione definitiva tra l’io individuale e la Sorgente divina. Nel frattempo, nel vicino fiume, un pesce nuotava verso valle. Matsya (il termine sanscrito che indica il “pesce”) era un pesce speciale capace di ascoltare con attenzione. Avvicinandosi a Shiva e Parvati, sentì alcune considerazioni di Shiva e decise di fermarsi un attimo ad ascoltare. Prima di allora, non aveva mai assistito a una lezione sulla natura della vita e dell’universo, ma quelle parole gli sembravano importanti. Mentre ascoltava, cominciò ad accadere qualcosa di magico. Sentì che le tecniche e la teoria dello yoga iniziavano a prendere possesso del suo corpo e a vivere dentro di lui. Ascoltando perfettamente le istruzioni di Shiva fino al termine del suo discorso, Matsya raggiunse l’illuminazione. In quel momento, Shiva divenne il primo guru (“maestro”) e Matsya il primo chela (“studente”), dando così inizio alla lunga stirpe di insegnanti e studenti che, nel corso di migliaia di anni, hanno tramandato con successo gli insegnamenti dello yoga attraverso una tradizione orale.

 

La lezione

Niente nello yoga è più importante dell’ascolto di sé e dell’insegnante, ogni bravo allievo può seguire le orme di Matsya.

 

storia delle posizioni 2Ardha Chandrasana (Posizione della Mezza Luna)

È una posizione che richiede equilibrio e attenzione. Stando in piedi su una gamba con la mano corrispondente a terra, il praticante estende il corpo, allunga l’altra gamba indietro e la mano libera in alto. Infine, ruota la testa per rivolgere lo sguardo verso il cielo.

 

Il mito:

Ganesh e la luna

Ganesh, l’affascinante dio dalla testa di elefante adorato da molti per la sua generosità e le sue ingegnose stramberie, è famoso anche per la sua sfrenata passione per i dolci. Viene spesso raffigurato con una ciotola di Prasad (dolci benedetti) nel palmo della mano, mentre si accinge a mangiarne. Nonostante il suo amore per i dolciumi, è un maestro di yoga, somigliando in questo a suo padre Shiva. Sapendo bilanciare indulgenza e austerità, Ganesh conserva una figura flessuosa, seppur grassoccia. In una delle sue prodezze, ingurgitò così tante torte da riempirsi la pancia fino a scoppiare. Decise allora di tornare a casa per rilassare il suo pancione, e così saltò sul suo fidato “destriero”, un topolino. Vista la sua corporatura massiccia, e considerato che il topo era un mezzo di trasporto molto piccolo, Ganesh dovette fare uno sforzo enorme per mantenersi in equilibrio su quella creatura imprevedibile. La coppia procedeva agevolmente quando un lunghissimo cobra spuntò strisciando sul loro cammino e spaventò il topo che, buttandosi da un lato, fece cadere Ganesh. Quando l’elefante colpì terra, la sua pancia strapiena esplose, spargendo dolciumi ovunque. L’episodio lo turbò molto, sconvolto non solo per l’interruzione della sua cavalcata, ma anche per la perdita della dolce sensazione di pienezza allo stomaco. Iniziò a correre di qua e di là, raccolse tutti i dolci e li infilò di nuovo uno per uno nella pancia. Poi, afferrò il cobra e lo strinse intorno alla vita per bloccarla. La luna, Chandra, che per tutto il tempo aveva osservato quel comportamento stravagante, non poté fare a meno di scoppiare in una risata di fronte alle sue assurde stramberie. Del resto, chi avrebbe potuto resistere? Ganesh trovò seccante essere oggetto delle risate di Chandra e, in un impeto di rabbia (ricorda che è il figlio di Shiva), si spezzò la zanna destra e la scagliò contro la luna. Trafitta dalla zanna, la luna vide la sua luce spegnersi. Ganesh maledisse la luna affinché non tornasse mai più a risplendere e la terra fosse costantemente illuminata dal sole. In assenza di notte, alba e tramonto, il mondo rimase senza amore. Non c’era posto per il romanticismo e, sia gli uomini sia gli dei, disperati sulla Terra rovente, finirono per scottarsi. Ganesh se ne stava rintanato nel suo palazzo quando un gruppo di divinità venne a chiedergli di permettere alla luna di risplendere di nuovo. Lusingato da quegli appelli, decise di accettare un compromesso. Avrebbe lasciato che la luna tornasse a brillare, ma l’avrebbe condannata a crescere e calare, risplendendo in tutto il suo potenziale solo una volta ogni quattro settimane. Pensò così di dare alla luna una lezione che le avrebbe ricordato per sempre di non ridere mai più di lui. Quanto a Ganesh, la sua zanna rimase spezzata a simboleggiare la sua rabbia momentanea per aver perso l’equilibrio.

 

La lezione

Una delle più importanti lezioni che lo yogi può imparare è che ogni cosa ha una fonte interna di energia, proprio come il sole e la luna. All’interno del nostro corpo, il sole e la luna occupano metà contrapposte. La luna presiede il canale energetico di sinistra (ida nadi) e il sole presiede quello di destra ( pingala nadi). Idealmente, cerchiamo di raggiungere un equilibrio tra i due, godendo della luce lunare tanto quanto di quella solare, e imparando a gestire entrambi i tipi di energia, mano a mano che procediamo lungo il cammino verso l’illuminazione. Ganesh può aver dato una lezione a Chandra, ma il vero insegnamento qui è che se è il mondo è immerso solo nella luce del sole, l’amore svanisce. Non c’è tenerezza e non ci sono ombre a definire il paesaggio del nostro cuore. Senza alba né tramonto, non esistono momenti transitori nei quali sgattaiolare via in quelle prime ore del perfetto equilibrio tra notte e giorno. Nella pratica yoga, cogliamo la verità di quella saggezza antica: “Come in cielo, così in terra. Come fuori, così dentro” (come con il sole e l a luna in cielo, così con quelli che abitano il nostro cuore) e cerchiamo di trovare nell’ombra e nei luoghi lunari della nostra esistenza la stessa gioia che cogliamo nei luoghi luminosi e solari della vita.

 

storia delle posizioni 3Halasana (Posizione dell’aratro)

Il termine Halasana significa “posizione dell’aratro” e si riferisce a un aratro che dissoda la terra morta per generare la vita. Nella Posizione dell’aratro, il praticante è sdraiato sul pavimento, solleva le gambe in alto e le porta oltre la testa, appoggiando le dita dei piedi a terra dietro la nuca. Halasana allunga la colonna vertebrale, stimolando gli organi addominali e la ghiandola tiroidea. Bilancia inoltre il chakra della gola.

 

Il mito:

La storia di Haladhara

Il fratello maggiore di Krishna, era conosciuto come Haladhara, perché portava con sé (dhara) un aratro (hala). Uno splendido pomeriggio di sole, Haladhara decise di fare il bagno nel grande fiume Yamuna. Inebriato dalla sua bevanda a l miele preferita, ordinò al fiume di avvicinarsi. Abituato ad averla vinta, Haladhara fu sorpreso quando il fiume si rifiutò di avanzare verso di lui per consentirgli di fare il bagno. Anziché incamminarsi in direzione del fiume, prese il suo grande aratro e ne dragò il letto, fino a quando l’acqua non iniziò a scorrere verso di lui.

 

La lezione

Secondo la filosofia yoga, le nostre azioni e i nostri pensieri lasciano tracce nella nostra coscienza. I gesti compiuti in questo mondo possono rimuovere i segni lasciati nel paesaggio della nostra coscienza o possono crearne di nuovi. Proprio come Haladhara trascinò il fiume Yamuna verso di sé con il suo aratro, così lo yogi cerca di allontanare la mente dalle sue peregrinazioni negative per assorbire il positivo. Una sezione degli Yoga Sutra descrive questo tipo di “aratura della mente”:

Nimittam aprayojakam prakëtînâm varaña-bhedas tu tatah kasetrikavat.Yoga Sutra IV.3.

Proprio come un contadino ara il suo campo per introdurre l’acqua necessaria all’irrigazione, così se rimuoviamo gli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino verso lo yoga, possiamo condurre la mente in quella direzione. In questo modo, arare la mente ci porta alla liberazione, in base alla qualità dei nostri pensieri. La Posizione dell’Aratro ci offre l’opportunità di arare il campo della mente con il pensiero positivo.

 

storia delle posizioni 4Balasana (Posizione del Bambino)

In Balasana, la posizione del bambino (bala), il corpo riverso sulle gambe piegate rappresenta un bambino nel grembo materno. È una posizione di riposo che viene spesso eseguita dopo un asana impegnativo o quando abbiamo bisogno di un po’ di tempo per consentire a mente e corpo di assimilare la pratica. Quando la mente è in uno stato innocente e ricettivo, è più facile lasciarsi trasformare dalla pratica yoga.

 

Il mito:

Il gioco d’infanzia di Krishna

Una volta, mentre Krishna e suo fratello Balarama giocavano insieme, Krishna prese una manciata di terra e la mangiò. Quando suo fratello se ne accorse, corse dalla madre, Yasoda, e le disse: “Mamma, Krishna sta mangiando del terriccio e rischia di soffocare!”. Per nulla sorpresa dall’ennesima birichinata del figlio, Yashoda lo acchiappò e lo interrogò. “Hai mangiato del fango?” domandò lei. Nonostante il volto coperto di fango, Krishna rispose: “Oh no, mamma. Balarama sta mentendo. Non ho mai toccato il fango.” Naturalmente la mamma non gli credette e gli fece aprire la bocca. Guardandovi dentro, non trovò alcuna traccia di fango. Piuttosto, scorse l’intero universo e tutte le galassie. Nonostante i genitori e gli amici di Krishna fossero vagamente consapevoli della sua divinità, il suo fascino infantile di bambino li induceva a dimenticarsene. Questo gioco della dimenticanza della divinità si chiama lila, e favorisce il più alto tipo di connessione che un’anima può avere con il Divino. Questa dimenticanza consente agli amici di Krishna di prendersi gioco e burlarsi di lui in un modo che non sarebbe possibile se si rendessero conto della (e fossero potenzialmente intimiditi dalla) sua divinità. In modo analogo, il presidente di una nazione deve dimenticarsi del suo ruolo ufficiale quando gioca a cavalluccio con il nipotino in sella sulla schiena. Questo è uno dei paradossi della filosofia yoga: innanzitutto, dobbiamo ricordarci della nostra natura divina e, una volta raggiunta questa consapevolezza, dobbiamo dimenticarcene di nuovo per mantenerci occupati nel mondo. Si tratta comunque di una dimenticanza di tipo giocoso, in cui non perdiamo la connessione con la nostra anima. Quando Yashoda guardò nella bocca di Krishna, vide l’intero creato al suo interno. Ogni cosa è in Dio, e Dio è in ogni cosa. Non vi è alcuna dualità qui; ci si limita a giocare per il gusto di giocare.

 

La lezione

Spesso i bambini sono gli insegnanti migliori. Si dice che lo yoga sia effettivamente molto semplice e molto difficile allo stesso tempo. È semplice perché l’unica cosa che dobbiamo fare è smettere di aggrapparci all’ego. Ma questa è anche una delle cose più difficili da fare, visti i meccanismi sottili dell’ego, che noi continuiamo a rafforzare. Secondo gli Yoga Sutra e la Bhagavad Gita, lo scopo finale dello yoga consiste nell’abbandonarsi a un potere superiore. Lo yoga è in genere considerato una pratica che ci libera dall’ego, ma allo stesso tempo ci lega al Divino attraverso l’amore. E la Posizione del Bambino simboleggia proprio questo. È l’abbandono infantile al Divino che apre le vie della grazia. Spesso, non ce ne rendiamo conto abbastanza, e diamo le cose per scontate: la terra che calpestiamo, l’aria che respiriamo. Ma tutto può esserci sottratto da un momento all’altro. Quindi, non ci rimane che abbandonarci. Abbandonandoci ci apriamo a ricevere, e anche a dare. Balasana ci invita a coltivare questa caratteristica infantile.

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