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Yoga della Longevità secondo Antonio Nuzzo

Lo Yoga della Longevità è una vita serena ad ogni età

di Antonella Malaguti

Parte il 3 aprile il master Yoga della Longevità, un progetto formativo riservato agli insegnanti di yoga ideato da Yoga Journal Italia e dell’associazione La Grande Via unico nel suo genere: per la prima volta lavoreranno come formatori in modalità integrata docenti di yoga d’eccellenza e professionisti di ambito medico-sanitario, sotto la direzione scientifica del dottor Franco Berrino.

Il primo modulo, in partenza a metà marzo, vede la compartecipazione del dotto Franco Berrino, celebre epidemiologo, già direttore dell’Istituto di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Tumori di Milano, e di Antonio Nuzzo, socio onorario e vice presidente del comitato pedagogico della Federazione Mediterranea Yoga e autore nel 2019 del libro I doni dello yoga(Yoga Journal e Morellini editore).

 

 

 

Abbiamo chiesto a Nuzzo quale tema tratterà nel primo incontro del master.

Nel master vorrei far capire la differenza fra concentrazione e meditazione: sembrano sinonimi e invece sono due opposti.

Lo yoga può offrire a chi lo pratica lo sviluppo di una visione della vita differente. L’abilità, per un occidentale di oggi, è la capacità di concentrarsi e di portare la propria attenzione verso un particolare, isolandosi da tutto il resto. L’esercizio di concentrazione è un esercizio di isolamento in cui (se riesce bene) gli elementi esterni non turbano lo stato di attenzione mentale. L’uomo occidentale è estremamente allenato a questo.

Ma ogni volta che c’è un atto di concentrazione c’è un atto di esclusione, mentre lo yoga ci insegna un’apertura verso la totalità. Una pratica di yoga ben fatta allena il praticante a sviluppare un’espansione della coscienza dove, nello stesso istante, c’è una percezione di presenza del corpo nella sua globalità, anche grazie all’aiuto del respiro.

 

Lo yoga ci insegna a uscire dalla concentrazione per essere ricettivi a tutta la vita che ci avvolge. È una differenza di sguardo: invece di posarsi su un dettaglio, i nostri occhi si allargano su un orizzonte. Lo sguardo posato su un particolare stimola molto la funzione analitica, mentre quando si apre alla totalità sviluppa uno stato di presenza in cui la mente analitica va a riposo: se gli elementi da analizzare sono troppi, la mente si arrende. In questo modo creiamo le premesse per relegare la mente analitica a un angolino, rendendola “inoffensiva”.

 

Troppo spesso la meditazione, pratica yogica per eccellenza, è considerata erroneamente un esercizio di concentrazione portato all’esasperazione. La meditazione è piuttosto uno stato di presenza a cui la mente analitica non ha la possibilità di accedere.

La meditazione è uno stato di pace, connesso a una condizione di meraviglia e di beatitudine: un momento in cui non abbiamo alcuna possibilità di essere analitici.”

 

Come pensi di sviluppare questo tema nel primo modulo del master?

“Nel master Yoga della Longevità svilupperò questo aspetto non solo attraverso sedute meditative, ma soprattutto attraverso la pratica che, eseguita in un determinato modo, permette di accedere alla dimensione meditativa. La meditazione è infatti una dimensione: affinché il processo meditativo si possa espandere dobbiamo creare basi opportune. Non è semplice: il processo mentale deve essere guidato in una dimensione ricettiva, non reattiva. Questo è possibile grazie alla pratica fisica di asana e al pranayama (la pratica respiratoria).

Asana e padronanza del respiro aiutano infatti a immergerci in uno stato di resa, tipico della meditazione. Resa significa lasciarsi portare in una dimensione ricettiva, così da entrare nella vita in modo globale, senza avere possibilità di scegliere, per esempio, cosa ascoltare e cosa no. La mente ricettiva è accoglienza e ascolto di tutto, priva di qualunque tipo di reattività e di volontà di portare l’attenzione sul particolare.”

 

Il nome del master è significativo: in che senso lo yoga favorirebbe la longevità?

“Il problema della longevità fine a se stessa per me non è rilevante. Credo che la vita sia un dono che ha un naturale sviluppo, che comprende una crescita e una fine materiale, un’evoluzione che può essere serena. Secondo l’insegnamento della tradizione, la visione dello yoga non ha alcuna intenzione di aumentare la longevità nel senso di lunghezza della vita.

Il nostro cervello razionale non riesce a comprendere le ragioni della lunghezza della vita. La quantità di anni che ci sono dati da vivere è un mistero.

È la nostra interiorità che deve assuefarsi a questo mistero e rispettarlo. Il rispetto è alla base della visione dello yogi. Lo yogi rifugge dal senso di onnipotenza, che pretende di gestire la vita. In questo senso coltivare uno stato di meditazione, ovvero uno stato di resa, è fondamentale. Non si tratta di un esercizio: la resa rimane il processo meditativo per eccellenza. Quando entra nella resa, la mente si può abbandonare. Riconoscere che non siamo onnipotenti è saggio. Lasciamoci andare, abbandoniamoci alla vita. Meditiamo, pratichiamo. Non siamo nessuno. Perdiamo la vita in un soffio.

 

Piuttosto che allungare la vita, sarebbe bene renderla più “tonda”, rompere l’isolamento che ci circonda: le persone stanno con i computer con i telefonini. I fidanzati innamorati si siedono vicini, ognuno con il suo cellulare in mano. La tragedia è questo isolamento, non la mancanza di longevità.

Rispettiamo la vita. Affrontiamo la longevità in modo mistico. Non cerchiamo di penetrarne il mistero”.

 

La volontà che ruolo ha in questa resa? Arrendersi alla vita comporta una debolezza?

“Questa capacità di essere presente senza essere reattivo sviluppa un’interiorità profondamente carica e ricca, sviluppa l’ardore, sviluppa una forza interiore, un’esplosione di energia (a differenza della concentrazione, che sviluppa fatica). In questo stato meditativo non c’è fatica, c’è esplosione di energia, perché la mente va a riposo, perché la carica vibrazione dell’energia dona il tapas, l’entusiasmo, la forza vitale.

 

Uno stato di accoglienza serena implica una forte volontà. La volontà è è insita nell’essere umano, ma bisogna valutare in che direzione viene riposta, deve essere a servizio di qualcosa di nobile. Solitamente è a servizio dell’ego. Chi mi richiede di acquisire quei 10 cm in più durante l’asana? L’ego.

La nostra volontà generalmente è a servizio dell’ego e dell’interventismo. Cambiamo rotta.

Sono necessarie volontà e determinazione pazzesche per fermare la mente analitica e l’ego.

 

 

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