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Tiziano Valentinuzzi, L’astrofisico vedanta che ha trovato Dio

di Mario Raffaele Conti e Elia Perboni

Come si può coniugare la ricerca spirituale con un «infoprodotto trasformativo»? O la Coscienza di Krishna con una laurea in Astronomia? La risposta è nella vita e nell’esperienza di Tiziano Valentinuzzi, laurea e dottorato in Astronomia, consulente di Vastu (lo yoga dell’abitare secondo le tradizioni vediche) e di meditazione, traduttore di libri spirituali e protagonista di un podcast molto popolare su Facebook e YouTube:

Lettura della Bhagavad-Gita

. Valentinuzzi è un devoto Hare Krishna, cioè un seguace degli insegnamenti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada, il guru che negli anni della “Summer of Love” attrasse a sé personaggi come Allen Ginsberg, soprattutto, George Harrison. La sua è la tradizione del Bhakti Yoga, lo yoga della devozione. Nonostante possa sembrare un mondo lontano, nelle lezioni sulla Bhagavad- Gita*, Valentinuzzi riesce ad andare oltre i luoghi comuni e a calare le parole di Krishna nella vita quotidiana, nelle lotte che ognuno di noi fa ogni giorno.

Il fatto di essere devoti non ci impedisce di «gustarci un bel gelato o una pizza con gli amici, l’importante è offrire i frutti della gioia a Krishna e condividerli in uno spirito di servizio.

 

Pratica quotidiana

«Per noi “pratica” significa essenzialmente la recitazione quotidiana del japa mantra e la lettura di Bhagavad-Gita e Shrimad Bhagavatam», spiega. «Inizio la mattina alle 5 con il canto del Santo Nome, il Maha Mantra (Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare, Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare). Ogni mattina mia moglie Annalisa e io recitiamo 16 giri con un japamala (rosario) che ha 108 granie la pratica dura un’ora e 40 minuti. Lo recitiamo seduti in siddhasana o sukhasana, ma si può anche recitare camminando.

Il mantra si bisbiglia in modo che si possa udire senza che gli altri lo sentano e il suo significato profondo è “Per favore Dio, fammi diventare il tuo strumento d’amore, un tuo strumento al servizio del mondo”».

Lo scopo finale più elevato del sentiero della realizzazione spirituale del Bhakti Yoga è l’abbandono sincero al Signore, con fede nel suo progetto divino.

La storia spirituale

«Avevo avuto un’esperienza deludente in parrocchia», ricorda, «stigmatizzavo l’incoerenza di alcuni, per cui rigettai tutto ciò che era religione. Ma la ricerca era la mia passione e dopo il Liceo Scientifico mi ero iscritto ad Astronomia proprio con l’intento di provare a cercare se esistesse questo Dio. A 22 anni, un giorno, mentre guidavo mi sono chiesto: “Ma davvero la vita è solo questo? Non c’è altro? Io ho rigettato l’esistenza di Dio senza documentarmi, questo è ascientifico”». Allora ho cominciato a leggere i quattro Vangeli e la loro lettura mi ha provocato reazioni potenti, pianti, sintomi di compassione.

«In quel periodo, ho cominciato a ricevere dei “segni”, come quella volta in cui una voce interiore mi ha invitato a diventare vegetariano di fronte allo sguardo disperato e sofferente di un vitellino che veniva portato al macello sulla strada per Conegliano Veneto. Poi, un giorno, il cugino di un amico – un tipo un po’ mistico che mi accoglieva vestito di bianco in una nuvola di incenso – mi disse: “Tu devi studiare i Veda”. Eravamo a fine anni Novanta. Ho cercato informazioni su Internet e ho scoperto che gli Hare Krishna avevano un centro a Padova, la città in cui studiavo E ci sono andato».

Che cosa ha convinto uno scienziato come te a intraprendere un percorso
di devozione?

«La risposta degli Hare Krishna a una domanda – tra le migliaia che avevo posto – ovvero “cos’è l’amore?”», ci spiega Tiziano. «La risposta decisa e secca è stata: “Amare è servire”. Da lì ho capito anche tutti gli errori che mi avevano portatoa relazioni sbagliate, a cercarene i posti sbagliati, e questo mi ha legato subito agli Hare Krishna». È tra di loro che Valentinuzzi incontra anche sua moglie Annalisa: «Di nuovo ho sentito una voce interi ore che mi diceva “Questa è tua moglie”», racconta stupitoe divertito. «Questa voce l’ho “sentita” una terza e ultima volta davanti all’immagine di Radhanath Swami: “Questo è il tuo guru”». Sono cose che accadono nei percorsi spirituali, segni che aiutano a orientarsi e a seguire il proprio obiettivo.

Rimanere Radicati

Ma quello che convince in Valentinuzzi è il suo essere radicato nella realtà, attitudine che gli ha ispirato Italo Cillo, maestro buddhista e primo formatore di infomarketing in Italia, scomparso nel 2016: «L’ingrediente che rende un business etico è aiutare davvero gli altri. Se creo beneficio e benessere, è naturale ricevere una parte di quella ricchezza, e funziona così anche nella bhakti: non dobbiamo combattere il male ma seminare il bene, l’amore. È questo che ci rende meritevoli e davvero felici», dice. «Io credo che noi siamo scintille del corpo spirituale di Dio, siamo piccoli supereroi dello spirito che trovano la felicità se fluiscono nel progetto divino all’interno di un disegno d’amore».

 

You Tube

Lettura Gita di Tiziano Valentunuzzi

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