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Manuel Consigli insegnante di chitarra mindful

Manuel Consigli

Di Mario Raffaele Conti e Elia Perboni

 

Quello con la chitarra è stato un incontro sin da bambino, magico. Ho sentito subito un’affinità con questo strumento, la delicatezza del suono e le sue onde. Ero piccolo, avevo sei anni, e la chitarra per me era grande, appoggiavo la testa sopra la cassa, toccavo le corde e sentivo la magia delle vibrazioni, bellissimo». Manuel Consigli, 57 anni, osserva la sua storia
e quella chitarra classica impressa nella memoria – una Clarissa, marchio che forse
non esiste più – ha rappresentato il punto
di partenza di un viaggio che lo ha portato,
oggi, a realizzare un metodo d’insegnamento originale che unisce musica e introspezione: Guitar Mindfulness (guitarmindfulness.it).
«È una disciplina, è sempre stato il mio
 modo d’insegnare che nel tempo si è
 articolato. Non voglio simulare il protocollo di la mindfulness di Jon Kabat-Zinn», racconta Manuel Consigli

 

A me interessa portare
a gli allievi la centralità
 della persona nel musicista perché nella cultura occidentale la musica è un fatto principalmente tecnico, d’immagine, legato all’idea del successo.

 

Suonare per crescere

«E non è il mio pensiero. Quello che m’interessa è che diventi strumento di crescita ed evoluzione individuale attraverso le emozioni, la mente, l’ispirazione, la connessione con ciò che c’è intorno e con chi ti sta ascoltando», prosegue il musicista ormai approdato da anni al jazz.
Ci è arrivato attraversando tanti stili, dalla musica classica a quella popolare, dalla canzone d’autore al rock sino alla musica brasiliana. Un cammino parallelo a quello della sua ricerca interiore. «M’interessa il jazz perché è una musica in cui l’improvvisazione è importante, è una forma di composizione estemporanea, quindi si compone nel presente, devi essere nel momento, presente a te stesso».

 

La mia ricerca

«Provengo
da una famiglia di origine ebraica
 e il mio percorso spirituale è un po’ sui generis, nato e cresciuto soprattutto attraverso le letture di alcuni maestri. Il primo è stato senz’altro Georges Ivanovič Gurdjieff, in particolare attraverso il libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, che raccoglie la testimonianza di Pëtr Dem’janovič Uspenskij, filosofo russo discepolo del mistico armeno. Una lettura che mi ha aperto un orizzonte.La mia è sempre stata una ricerca molto istintiva che mi ha guidato verso altri incontri legati
ai testi di figure appartenenti al mondo della spiritualità, come il grande monaco buddhista Thich Nhat Hanh, il maestro indiano Paramhansa Yogananda, ma anche il filosofo Eckhart Tolle».

Incontri sul cammino

Ma c’è un altro maestro, stavolta legato
al mondo della moderna comunicazione,
del web che condurrà Manuel Consigli
verso nuovi percorsi spirituali.
«Studiavo per imparare a realizzare un sito internet che mi consentisse di insegnare anche online. Così ho cercato di contattare Italo Cillo, un pioniere dell’internet marketing. Purtroppo ho scoperto che non c’era più, che era venuto
a mancare nel marzo 2016. Ho parlato con la sua famiglia ed ho scoperto che aveva anche un’altra grande famiglia spirituale che lo seguiva,
ha insegnato la meditazione secondo la tradizione antica (Nyingma) del Buddhismo tibetano e girava il mondo. Rishi Chony Dorje, questo il suo nome spirituale, aveva quale
 scopo quello di rendere questi insegnamenti del buddhismo accessibili alla persona occidentale di oggi.

Teneva incontri molto illuminanti. Ho frequentato per qualche anno questa famiglia spirituale e lì per la prima volta mi sono avvicinato ad alcune pratiche, per esempio 
allo “yoga della luce”, meditazione guidata creata da Italo Cillo. È stata un’esperienza fortissima che mi ha profondamente cambiato». «Il percorso che mi ha avvicinato maggiormente alla meditazione in un modo pratico», racconta Consigli, «è stato soprattutto quello della musica, perché lo studio di uno strumento ti porta in quella direzione. E ci sono i temi che si affrontano in un percorso di crescita personale, spirituale. Per esempio il tema dell’attenzione consapevole per quanto riguarda lo studio e l’incontro con lo strumento».

 

Chitarra e meditazione

«Avendo sempre insegnato ho avuto un punto di vista privilegiato, d’osservazione di questo tipo di dinamiche anche sugli allievi. C’è anche tutto l’aspetto delle emozioni legato alla musica che è molto importante, la gestione delle emozioni durante una performance, oppure l’ansia». Oltre all’approccio quotidiano con la musica attraverso il suono della chitarra – che porta Manuel Consigli in connessione
con lo spirito, a questa sorta di chiamata dell’anima – c’è anche un’altra pratica che 
il musicista affronta quotidianamente.
«Vivo in un piccolo borgo, Corconio, che si affaccia sul lago d’Orta. Ogni mattina faccio lunghe camminate vicino casa, sulla collina del Sacro Monte di Orta dedicato a San Francesco d’Assisi, figura che sento molto vicina; è una meditazione camminata che regola il flusso dei pensieri e porta a profonde riflessioni. In questo luogo speciale, mistico, avvolto dal silenzio riesco a intraprendere viaggi introspettivi
che mi regalano momenti di grande gioia».
Il filo conduttore, le tracce di vita anche spirituale di Manuel Consigli, riconducono comunque sempre alla musica.

«Ho scritto una meditazione che è anche pubblicata nel libro “La mappa segreta
del chitarrista felice” (Independently published), che ho scritto per gli allievi.
 A ribadire la consapevolezza per crescere
anche musicalmente. La chitarra può essere
un mezzo per evolvere come essere umano
e l’evoluzione dell’essere umano ti porta
 a essere anche un musicista migliore», conclude Consigli, che è anche il curatore
di una edizione riveduta e ampliata di “Studi didattici per chitarra jazz” (edizioni Curci) del grande maestro scomparso Filippo Daccò.
Il risultato delle sue multiformi esperienze
di vita? Lo definisce egli stesso: «Posso   
dire di essere un chitarrista ebreo-
buddhista devoto a San Francesco».

Mappa segreta del chitarrista Felice

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