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Karima , tra Soul, Jazz e Yoga

di Mario Raffaele Conti e Elia Perboni

Ci sono mondi dietro i sorrisi delle persone, che nemmeno possiamo immaginare. Specialmente dietro i volti dei personaggi della televisione e della musica. Per esempio Karima, voce meravigliosa, terza ad Amici nel 2007, terza a Sanremo 2009 per le Nuove proposte, con Carlo Conti nel 2013 a I migliori anni della nostra vita e, nel 2015, a Tale e quale show. E in mezzo diversi album, una collaborazione nientemeno che con Burt Bacharach, un musical in cui cantava Whitney Houston, una figlia, Frida.

 

Però  Karima Ammar, 37 anni, è anche insegnante di yoga.  E che il suo compagno, Riccardo,  ingegnere in un gigante dell’auto, è uno dei formatori della scuola di Carlos Fiel in Italia (sadhana yoga).   Incontriamo Karima nella redazione di Yoga Journal a Milano ed è un flusso continuo di coscienza, di racconti, di pensieri, di esperienze, di vita vissuta. E di pratica spirituale.

La mia pratica

Mi alzo la mattina alle 5 per dedicarmi alla pratica e alla meditazione vipassana per 40 minuti-un’ora, prima che si svegli il mondo. Lo dice con pudore perché conosce gli inganni dell’ego: «Sai molte volte ci si riempie di orgoglio per il solo fatto di sedersi sul cuscino a meditare, quando in realtà tutti combattiamo con i pensieri che assaltano la mente appena vorresti che si placassero. E quando magari riesci a quietarli dopo mezz’ora, ecco che la giornata deve continuare», confessa. «Poi capita quel giorno in cui non riesco ad alzarmi all’alba e sono subito travolta dal quotidiano, ma non mi sento in colpa perché so che lo yoga è un’attitudine di vita. Allora mi chiedo come e dove possa inserire la meditazione.

Ed ecco che scopro che posso meditare mentre lavo i piatti o pulisco gli spinaci del contadino foglia per foglia, perché meditare significa essere presente in quello che fai. Se, invece, sto bene e posso alzarmi presto, allora modulo la pratica a seconda di quello che corpo e mente mi richiedono. e ho bisogno di dedicare tempo al mio corpo, apro la finestra anche quando fuori siamo sottozero e mi dedico agli asana. Altrimenti faccio un piccolo riscaldamento fisico e mi metto sul cuscino: faccio pranayama, bhastrika, kapalabhati. Poi ho bisogno di silenzio e medito sul respiro che entra e che esce. Fuori mi accompagna il rumore del vento e degli uccellini. C’è pace la mattina all’alba».

 

Cercare le radici

Subito dopo c’è il resto della vita vorticosa di questa giovane donna dalla pelle ambrata che è nata a Livorno da mamma livornese e padre algerino. «Non è stato facile, avevo due fratelli bianchi che mia madre aveva avuto da una relazione precedente, a scuola mi chiamavano Calimero e io non ero certa che non mi avessero adottata», racconta. «Questo perché non ho fotografie di mio padre con me da piccola: i miei genitori si sono separati subito e lui, Alì, è tornato in Algeria.

 

Ma come ripeto spesso, il legame del Dna è sempre più forte e a 17 anni ho chiesto a mia madre di conoscere mio padre. Ero arrabbiata con lui, ero stata abbandonata, ma volevo conoscerlo. E così è avvenuto, non senza dolore e recriminazioni. Anni dopo, è nata Frida e allora, nel 2019, ho organizzato un viaggio – Riccardo, Frida e io – in Algeria. Frida non aveva mai incontrato suo nonno, eppure quando lo ha visto per la prima volta in aeroporto gli è corsa incontro . Lì si è sciolto qualcosa in me e in lui e abbiamo trascorso una settimana meravigliosa». Sembrava l’inizio di qualcosa, ma due anni dopo il destino ha deciso in modo diverso: Alì è morto in un incidente stradale e per la seconda volta Karima è rimasta senza padre.  Dall’incontro e dalla successiva perdita del papà è nato il libro “Il diario di Frida e Dario! (Gesualdo Edizioni) che è un giocoso viaggio tra i chakra alla ricerca di identità e radici. Perché lo yoga rimane il centro della vita di Karima, anzi, in senso lato, la Vita stessa.

 

Grazie allo Yoga

«È stato grazie allo yoga che ho conosciuto insieme Riccardo e Carlos Fiel, il mio maestro», ci racconta. «È avvenuto a un incontro a Livorno 11 anni fa. Mi ci ero avvicinata per superare la scomparsa di una persona a me cara e ho scoperto che lo yoga mi dava la connessione con il centro». La cosa più importante da trovare è l’equilibrio, e fermarmi sul tappetino e sul cuscino per meditare – anche nei giorni in cui il pensiero della lista della spesa non mi lascia per tutto il tempo – è diventato un privilegio. Il privilegio di fermarsi e di dedicarmi al respiro. Già questo è un grande regalo.

E naturalmente lo yoga ha cambiato anche il suo rapporto con la voce e il suo modo di cantare. «Quando ho iniziato a praticare non sapevo che ci fossero i mantra, per esempio, e che la vibrazione di quei semplici canti risveglia parti di me che il canto tradizionale non mi aveva fatto scoprire», spiega. «Allora sono andata a sperimentare serie armoniche spirituali più profonde e poi, nel tempo, ho cercato di portarle sul palco e in studio di registrazione. Lo studio della musica non finisce mai. Ora per esempio mi sono iscritta al Conservatorio di La Spezia perché voglio diplomarmi in Canto Jazz. E anche questo è il frutto della continua trasformazione. Anche questo è Yoga».

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