Warning: A non-numeric value encountered in /home/customer/www/yogajournal.it/public_html/wp-content/themes/yogajournal/framework/modules/title/title-functions.php on line 387
Home / Saggezza  / Mindfulness  / Pema Chodron: Se il mondo ti crolla addosso

Pema Chodron: Se il mondo ti crolla addosso

 

 

Di Elisa Chiodarelli

Probabilmente il momento in cui tutto iniziò per davvero fu quando, il suo secondo marito, in un giorno limpido di inizio primavera tornò a casa da lei.

Parcheggiò la macchina nel vialetto, di fronte alla costruzione con le pareti di mattoni, in New Mexico, e scese, facendo il giro e incamminandosi verso di lei. Si fermò a poca distanza per dirle a bruciapelo e senza preamboli che la lasciava. Voleva il divorzio, aveva una relazione, tra loro era tutto finito.

Lei si fermò con la tazza del tè fumante in mano e lo sguardo improvvisamente perso nell’enormità del cielo, la luce brillante, il rumore del fiume sullo sfondo… appoggiò la tazza del tè, si abbassò verso terra, raccolse un sasso e lo lanciò con forza verso di lui. «Quando il nostro matrimonio finì», racconta Pema Chödrön «cercai in tutti i modi di ritrovare un qualche benessere, una qualche forma di sicurezza. Fortunatamente per me, non ci riuscii».

Comincia così questa storia, con un colpo di scena fatto di sorpresa e di dolore per una giovane donna che allora si chiamava ancora Deirdre Blomfield- Brown, dopo questo episodio della sua vita sarebbe diventata Pema Chödrön, monaca buddhista di tradizione tibetana Shambala, autrice di numerosi libri apprezzati in tutto il mondo, maestra di dharma buddhista, madre, nonna, una delle figure di spicco del buddhismo tibetano sviluppatosi negli Stati Uniti negli ultimi 50 anni.

 

Se il mondo ti crolla addosso

Racconta lei stessa che fu un periodo difficilissimo: tentò in tutti i modi di tenere insieme le cose, ma le cose continuavano ad andare in pezzi. Provò a stare in un ashram hindu, poi con Scientology ed infine decise di partire per un periodo di immersione nel Sufismo in Francia. Ma niente sembrava funzionare.

Per caso un giorno le capitò tra le mani una rivista con un articolo in cui si diceva più o meno: “Non c’è niente di sbagliato nell’essere a terra. All’epoca non conosceva ancora l’autore dell’articolo, colui che poi sarebbe diventato il suo “maestro-radice”, Chögyam Trungpa Rinpoche : nonostante tutto quello che lei stava cercando di fare, le cose anche così come erano in quel momento, non erano sbagliate di per sé.

Prima Lezione

Finché non riusciamo a stare con l’instabilità, con un cuore spezzato e lo stomaco che brontola; finché non impariamo a rimanere nel bel mezzo del caos piuttosto che evitarlo – fino ad allora staremo soltanto prolungando la guerra. E ogni giorno potremmo chiederci: «Voglio aggiungere anch’io aggressività al mondo, voglio praticare la guerra oppure la pace?».

Seconda Lezione

Pema incontrò di persona Chögyam Trungpa  che divenne il suo maestro .  Allora insegnava a scuola e aveva portato la sua classe di bambini a incontrarlo. Avevano letto in classe brani del suo libro “Born in Tibet” e ora potevano finalmente incontrare questo singolare autore venuto dal Tetto del Mondo.

Uno dei bambini gli fece una domanda sulla paura e Trungpa Rinpoche raccontò di quella volta in cui aveva visitato un monastero in Tibet assieme ad altri monaci. Il monastero era protetto da un cane da guardia ferocissimo che proprio mentre i visitatori si trovavano a poca distanza, cominciò a tirare forte la catena, che si spezzò. Ci fu un momento di paura tra i visitatori ma Rinpoche, mentre il cane correva ringhiando furiosamente verso di loro, cominciò a correre urlando proprio nella sua direzione. Il cane si spaventò a morte di fronte alla mossa imprevista e fuggì via…
Affrontare senza paura ciò che la spaventava di più, a viso aperto, senza mai voltare la testa.

Di lui Pema ricorda la grande capacità di mettere in luce nei suoi allievi i punti deboli, le fragilità, le parti esposte e bisognose di attenzione. Piuttosto che caldo e accogliente lei lo descriverà sempre come un maestro scomodo e provocatorio.

Terza Lezione

Nel 1981 a Hong Kong ottenne la piena ordinazione come prima donna americana. Nel 1984 Trungpa Rinpoche, che stava mettendo in piedi un sistema di centri buddhisti di tradizione Shambala negli Usa, le chiese di divenire direttrice di un monastero in Nova Scotia, Canada. Fu per Pema una vera e propria sfida, che la portò ad attraversare un periodo di grande pressione : pratiche amministrative e di organizzazione, e riuscire a lavorare su tutto quello che stava venendo a galla dei suoi sistemi di reazione automatica, i modi in cui si difendeva o si illudeva, tutto pur di mantenere quella immagine di sé perfetta da difendere ad ogni costo.

E fu proprio in conseguenza dei tantissimi impegni – seminari, conferenze, interviste e viaggi continui – che la sua salute peggiorò notevolmente. Le fu diagnosticata una sindrome da stanchezza cronica che prese diverse derive, costringendola a fermarsi e a cancellare molti di questi impegni. Decise così di concedersi un lungo periodo di ritiro, parte del quale in totale silenzio. Un anno intero di ritiro completamente silenzioso la portò a sensazioni fuori dal comune,

accade che affondi così profondamente in ciò da cui la vita ti ha distratto e impari rapidamente che le distrazioni non sono solo le telefonate, le e-mail e i fenomeni esterni; ma la nostra mente, con i suoi desideri, l’attaccamento e le fantasie costituiscono una potente distrazione.

E più prosegui nel ritiro, più impari ad assecondarle di meno, tutte queste fantasie, questo chiacchiericcio di fondo incessante e ossessivo.
Con la meditazione e il silenzio impariamo a distinguere tra ciò che costituisce un dolore inevitabile (le difficoltà della vita, le delusioni, le ingiustizie, le perdite e i lutti), e ciò che invece aggiungiamo inconsapevolmente attraverso le nostre abitudini reattive e di pensiero.

Impariamo a notare i modi in cui rifiutiamo la realtà di ciò che accade creando drammi e proiettando aspettative. Allora possiamo notare la nostra tendenza a resistere e non accettare ciò che la vita ci offre, perennemente alla ricerca di “qualcos’altro” di migliore, più giusto, più adatto a noi e a quello che pensiamo di meritare. Proprio in quei momenti veniamo “agganciati” come se fossimo pesci che abboccano all’amo.

 

NO COMMENTS

Sorry, the comment form is closed at this time.